L’esperienza di Maria Francesca
Biagi presidente dell’AIL di Pisa.
Maria Francesca Biagi, presidente dell’AIL di Pisa, spiega il mondo
del volontariato, la necessità di esserci per le persone bisognose
e la forza di trarre positività dalle cose negative.
Come ha cominciato a fare volontariato?
Sono entrata in questo mondo, che dal punto di vista umano è immenso,
con l’esperienza di mio figlio. L’ho perso quando aveva 20 anni
ed era malato da tre. Prima l’AIL, come qualunque altro posto dove
si fa volontariato, per me era sconosciuta, ma nella disgrazia ho cercato
di prendere il lato positivo e mettere a disposizione la mia esperienza
a tutte le persone che hanno vissuto, o che vivono, una situazione simile
alla mia.
Cosa significa “essere un volontario”?
Significa essere disponibile agli altri. Essere degli “ascoltatori”,
capire quando una persona ha bisogno di aiuto. Non sempre sono i malati
a necessitare di un sostegno, spesso sono i familiari e noi, anche se siamo
poche gocce in mezzo al mare, dobbiamo cercare di radunare le nostre forze
e dare il nostro apporto a chi ne ha bisogno.
In che consiste il suo “lavoro”?
Si svolge su diversi campi: come responsabile e come volontaria sono presente
sul fronte della raccolta fondi per finanziare tutti i progetti che cerchiamo
di portare avanti, sia dal punto della ricerca che dell’assistenza;
l’altro “lavoro” è quello di supporto al malato
e al familiare. È molto importante seguire quest’ultimo in
quanto è la persona che sta in contatto 24 ore su 24 con il paziente
e quindi è fondamentale che, lui per primo, sia in grado di trasmettere
serenità.
In quanti avete cominciato?
All’inizio eravamo un comitato promotore, quindi molto ristretto.
Successivamente, dal settembre1999, abbiamo cominciato a fare delle opere
di sensibilizzazione tramite i convegni, gli incontri e le campagne nazionali.
Questo ci ha permesso di farci conoscere e accogliere tutte quelle splendide
persone che, giorno dopo giorno, dedicano il proprio tempo a chi ne ha bisogno.
Quindi ora siete un po’ di più…
Sì! Ora siamo un centinaio di soci e circa duecento volontari.
Quanto è difficile essere un volontario?
Sicuramente non è facile ma abbiamo persone preparate a questo. Facciamo
incontri con gli psicologi per cercare di essere pronti a qualunque tipo
di esigenza, che sia di un paziente o di un familiare. Il nostro compito
è quello di stare vicini alle persone e trasmettere serenità.
Ci sono giovani che dedicano il proprio tempo agli altri?
Fortunatamente sì. Ci sono gli scout e alcuni club di giovani che
aderiscono e promuovono le iniziative dell’AIL. Portano un vento di
freschezza, ma soprattutto dimostrano di non essere estranei alla sensibilità
portando il loro aiuto con allegria e spensieratezza. |