In ricordo di mio padre

Adriana

Ciao, sono Adriana e questa solo in parte è la mia storia.

Voglio parlarvi di mio padre, che ci ha lasciati per un cancro diffusosi anche alle ossa dopo anni di terapie del dolore, ma soprattutto della sua casa. Si trova vicinissima al Policlinico San Martino e ad oggi vi ho ospitato 18 trapiantati. Non avevo mai pensato di aprirla ai pazienti ma, dopo aver messo un annuncio in internet, sono entrata in contatto con il primo di loro. Mi si è aperta una finestra su un mondo meraviglioso fatto di Umanità, Amore, Dedizione, Coraggio. Ma sono tanti altri gli aggettivi per descrivere le persone meravigliose che hanno fatto della mia casa la loro.

Ancora oggi, a distanza di 10 anni, ne sento e ne incontro alcuni ai controlli di routine. Quanto ho imparato dalle loro storie e dal loro esempio! Soprattutto mi hanno insegnato l'Amore,quello che ti spoglia da ogni egoismo e ti veste di una forza che nessuno immaginava di possedere. Conservo gelosamente i loro sorrisi, gli abbracci, le ricette scambiate, il ricordo delle passeggiate per far conoscere loro una città meravigliosa, che non rappresenta solo la malattia. Ricordo anche quel progressivo riappropriarsi della propria vita, congelata in un limbo che alle volte sembrava senza fine. E poi, l'ultimo giorno, la riconsegna delle chiavi e l'abbraccio che racchiudeva tutti i grazie per essere stata un puntino di certezza in un luogo dove non conoscevano nessuno.

Ma sono io che devo dire grazie, ad ognuno di loro, perché conoscerli mi ha reso una persona migliore!

Adriana

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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