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7 settembre 2001

7 settembre 2001. Sicuramente per qualcuno è una data come tante altre, per me invece significa la fine di un incubo. Cercherò di raccontarvi la mia brutta esperienza.
Ricordo come se fosse ieri l'estate del 2000, quando la notte, per riuscire a dormire, dovevo stendermi per terra. Il mio corpo era "circondato" da un forte prurito misterioso e avevo strane macchie ovunque.
Questo problema mi ha tenuto compagnia fino a gennaio 2001. Mi hanno visitato molti medici, ma nessuno ha mai capito cosa mi stava succedendo. Ho fatto le prove allergiche, analisi su analisi: sempre tutto negativo. Ho provato una cura contro lo stress, per non parlare di quella disintossicante per il fegato e la cura omeopatica... Ormai tutti i dottori mi ripetevano che il mio prurito era immaginario. Ho fatto anche una lastra al torace ma è stata letta in modo errato e quindi non si è scoperto niente. Un giorno di novembre mi sono anche accorta che vicino al collo avevo una strana pallina, così corro dal medico, il quale mi dice che è solo un’infiammazione e mi prescrive una pomata.
Finalmente riesco ad ottenere una visita presso il reparto di dermatologia all’Ospedale civile di Brescia e dopo una settimana vi vengo ricoverata. Mi sembra un altro mondo... La frase che mi ha rassicurata di più è stata: "Non preoccuparti, la causa del tuo prurito c'è, non te lo stai inventando". Pensai: “Finalmente qualcuno che mi capisce! E così in poco tempo si arriverà ad una conclusione!”.
Da lì però vengo trasferita in III Medicina, e mi ritrovo in una stanza con altre cinque persone tutte gravemente malate, ma che mi hanno accolta con un sorriso. Il 24 gennaio entro per la prima volta in una sala operatoria: un piccolo intervento di circa mezz'ora durante il quale mi asportano uno dei quattro linfonodi vicini alla gola che si erano ingrossati. Il 25 gennaio vengo sottoposta ad una biopsia al midollo osseo. In seguito mi viene detto di chiamare i miei genitori per il colloquio finale. Mi ricordo ancora tutto: la dottoressa, di fronte a me, dice: "Si tratta di un linfoma di Hodgkin, tutto si risolverà con la chemioterapia, devi essere forte", e in poche parole mi spiega questa strana malattia, che colpisce il sistema linfatico.
In pochi secondi il mondo ti crolla addosso, non sai cosa dire, ti sembra di aver perso la parola. Con un po’ di forza faccio la valigia e in pochi secondi lascio l’ospedale. Voglio ritornare a casa...tra l'affetto della mia famiglia e dei miei amici.
Il 13 febbraio, giorno dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori, invece di festeggiare, mi ritrovo in una piccola stanza con la mia flebo in vena: era la mia prima chemioterapia. Da lì inizia il mio incubo: dovrò fare la chemio ogni quindici giorni per quattro mesi. La mia vita cambia improvvisamente: sono più debole, sono costretta a rimanere a letto, quando esco sono costretta a portare cappellini o bandane per coprire la mancanza di capelli. Non vi dico la sensibilità di alcune persone nel vedermi così: il ragazzo più gentile che mi ha visto con la bandana ha detto che somigliavo a Capitan uncino…
Pian piano reagisco a tutto ciò, al mio dolore, all'insensibilità e curiosità della gente e mi rendo conto che se voglio guarire devo lottare.
Verso la fine di maggio finisco le prime terapie. Ripeto i soliti esami per vedere a che punto è arrivata la malattia e così arriva un'altra bella notizia: dovrò sottopormi alla radioterapia come consolidamento della cura.
Posso dire di aver reagito bene a questo tipo di cura. Dopo un mese, dopo aver salutato i tecnici, la porta del Centro Alte Energie è alle mie spalle.
Oggi non mi sembra ancora vero che sia tutto finito, di essere guarita e di essermi risvegliata da un incubo così lungo. Pian piano penso a ritornare alla mia vita di sempre e ricominciare a sognare, come del resto fanno tutte le ragazze di 22 anni.
Ringrazio la mia famiglia, i miei amici, la mia migliore amica che mi sono stati vicini; le infermiere dell'ematologia, tutte le persone che ho conosciuto in reparto che con il loro sorriso e gli occhi dolci ti fanno capire che bisogna lottare, bisogna reagire, senza lasciarsi scoraggiare.
Un grazie a tutte quelle persone che dopo la tempesta han fatto spuntare il sole.

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