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Storia di Alessandra - Lettera a me stessa

Buongiorno. Come va? Spero bene, così come, tutto sommato, è per me.
Oggi è una giornata così impalpabile, così nulla, così ... che ho pensato di scriverTi ( e quindi di scrivermi ). Oggetto tu, cioè io. Si tu, proprio io. Non interrompermi ed ascolta. Mi dirai tutto poi.
Fin dall’adolescenza hai sempre avuto la netta sensazione che arrivare a compiere  quarant’ anni sarebbe stata dura e,infatti, così è stato,ma ce l’hai fatta!  Brava !
Hai dimostrato che, con un briciolo di fortuna ed una buona dose di determinazione,si può sopravvivere. Anche ad un tumore.

Ti ricordi quando te lo hanno diagnosticato?

Eri appena rientrata da un viaggio in un posto da favola ... Eri un po’ stanca,ma fondamentalmente ti sentivi bene. Tutto a posto. Poi, nel giro di pochi giorni, ti sei ritrovata catapultata da un sogno in un incubo. Penso che sia molto più difficile provare ad accettare la cosa quando non te l’aspetti; quando non hai particolari problemi fisici; quando hai solo qualche disturbo giustificabile e sopportabile. A trentasei anni non si pensa neanche lontanamente di poter avere un cancro. E’ una malattia che possono avere “altri” ... quelli più anziani ... quelli che non conosciamo ... e invece è toccata a te. Si, a te. Giovane,con progetti e speranze,in corsa verso il futuro. A te. Ed arriva la paura. Sorda, grigia, sinuosa ed insinuante, orribile e costante, come solo la paura sa esserlo. Paura di tutto:  dell’ignoto, della morte, smarrimento totale …. la sensazione di essere persi in un oceano in tempesta. Persi. Senza più certezze,sicurezze,punti fermi dove appoggiarsi per riprendere fiato e ritrovare un po’ di lucidità. Inesorabilmente soli con se stessi.
E allora continui a farti domande, a chiederti “perché”, “come mai”, “quando”, “dove”. E poi, piano piano, ti rendi conto che stai sprecando energie inutilmente e smetti di porti quesiti senza risposta. Smetti e basta. Ti interessa solo vivere. Questo è l’inizio della battaglia contro il nemico. Qui comincia una strada che ti porta fuori. Le poche forze che le terapie ti lasciano devono servire per combattere il cancro, per imparare a conviverci, non per alimentare la depressione. La malattia può prendersi il corpo,ma non la mente. Se fisicamente la dobbiamo subire perché i nostri mezzi sono limitati, psicologicamente le possiamo impedire di appropriarsi completamente della nostra vita. La chemioterapia ti fa toccare il fondo. Ti fa venir voglia di mollare tutto. Ti guardi allo specchio e ti vedi gonfia,completamente glabra,la pelle ha un colore strano,non hai più energia,gli occhi hanno un’espressione diversa e ... non sorridono più.
E poi gli altri. Gli sguardi delle persone che incontri dicono per lo più: ”poverina”. Poverina ! E questo fa montare una tale rabbia che ....

Il cancro uccide. Uccide senza scrupolo. Senza distinzione. Senza alcun riguardo. Uccide e prima ancora spaventa. Ma invece di compatire e scappare di fronte a chi lo ha già,pensa che domani potresti essere tu in quella situazione!
Sei solo e deluso dalle persone che ti circondano perché vorresti che dicessero, facessero, provassero..ma la loro vita continua, perché loro sono sempre gli stessi.
E’ la tua vita che è stata completamente stravolta. Sei tu che sei diversa. Perdi persone che per te erano importanti, che credevi amiche, ne scopri di nuove e poi ne incontri di fantastiche con cui stai condividendo lo stesso percorso ed è da loro che prendi forza e serenità nei momenti difficili, perché solo loro possono capirti.  Poi ...
Poi magari,”loro se ne vanno” e tu ti senti fortunata. Si, fortunata e allora vuoi farcela, farcela anche per loro. Vuoi essere tu un aiuto per gli altri. Fare qualcosa , perché il mondo ti è cambiato addosso ed ogni priorità è diversa e la malattia insegna a sapersi accontentare   delle piccole cose. Se prima eri felice quando raggiungevi una vetta, dopo ore di camminata, adesso godi quando riesci a fare due passi in centro. Se prima ti eccitava l’idea di andare in chissà quale parte del mondo, per vedere chissà quale paesaggio, adesso ti piace alzarti al mattino e vedere le montagne che ti circondano e che sono un punto fermo nel turbinio delle sensazioni che stai provando. Non vuoi essere malata! Non vuoi che ti trattino da malato. Hai qualche problema fisico,ma non sei ancora morto e non puoi aspettare l’evolversi degli eventi disteso in un letto. Bisogna farsi forza e reagire e continuare ad avere la voglia e la speranza di vivere per poter provare ancora le sensazioni che ti hanno fatto star bene in passato, per provare a cambiare quello che non andava, per provare a far avverare qualche sogno, per continuare a sbagliare come essere umano: creatura imperfetta ,con  grandissime potenzialità.

Molto spesso il percorso della malattia può essere una grande scuola di vita, il momento del discernimento, quell’attimo nel quale riesci a comprendere chi ti ama e ti stima. È il momento della crescita interiore,dell’introspezione profonda,della valutazione e rivalutazione di momenti che pensavi dimenticati,o importanti,o insignificanti. La malattia può essere il momento dell’inversione di rotta,della saggezza,dello sguardo limpido verso tutto ciò che si ha intorno ,verso se stessi e la vita intera. È il momento delle scelte importanti , della chiarezza, ma soprattutto è il momento del coraggio e della forza. È il tempo della consapevolezza, della lucida analisi e della valutazione di se stessi. E’ il tempo in cui tutto ci appare diverso e si è intolleranti verso tutto ciò che per noi è futile e secondario. Ma per qualcuno può essere anche un altro tempo. Quello del buio totale. L’ultimo.
Siamo tutti diversi nell’affrontare questa prova. Credo che solo nel dolore profondo dell’anima si riesca a capire il vero messaggio a noi destinato. Sta a noi, poi, continuare la vita con le nuove consapevolezze. Il problema è che sei solo in questa nuova visione delle cose. Gli altri sono rimasti “indietro”. Gli altri non ti capiscono e allora ... Allora devi cercare un compromesso. Eppure, dopo quello che hai passato, dopo tutto quello che hai visto, che hai sofferto,credi di avere il diritto di cercare il tuo equilibrio e la tua serenità seguendo le tue regole e non quelle degli altri.

Quando i dottori ti dicono che le terapie hanno funzionato, ti senti un “sopravvissuto”. Potevi morire e invece sei ancora vivo. Ti hanno dato un’altra possibilità! Sai benissimo che l’eventualità che il tumore ritorni è elevata; sei conscia che il tuo fisico non è più quello di prima e che dovrai convivere con un mucchio d’acciacchi; non dimentichi mai che non farai più progetti a lunga scadenza e che cercherai di stare bene oggi. Poi,domani si vedrà. Punterai alle cose che credi ti possano rendere felice ,perché tu sei importante,tu devi essere il centro della tua vita. La malattia t’ha semplicemente insegnato che alla fine sei solo a combattere  ed a vincere il nemico. Di qualsiasi fottuta natura si tratti. Le cicatrici che hai sulla pelle col tempo sbiadiscono. Quelle che hai nell’anima saranno le tue nuove compagne di vita e t’aiuteranno a non dimenticare. Ti diranno parole nei momenti del silenzio profondo e ti ricorderanno che, comunque vadano le cose, non si deve mai perdere la speranza, non si deve mai smettere di lottare e di credere in se stessi … non si deve mai perdere la voglia di vivere ... Mai!

Alessandra

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