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Storia di Lory

Quante volte mi sono sentita dire: - Scrivi la tua storia, aiuterai tante donne! - E allora eccomi qua, ne approfitto volentieri. Tutto è iniziato nell'agosto di quattro anni fa, avevo da pochi mesi partorito la mia seconda bambina, Veronica, mentre la primogenita, Chiara aveva solo quattro anni.
Dopo un'operazione di appendicite acuta, continuavo ad avere forti dolori addominali, mi fecero fare un'infinità di esami diagnostici, quando, grazie all'intuito di un chirurgo, il dott. Caronna che mi fece fare una TAC, venne evidenziata una neoplasia a livello addominale.

Si trattava di un linfonodo delle dimensioni di un bambino che aveva, tra l'altro, condiviso lo spazio nella mia pancia con la mia bambina! Io e mio marito non ci rendevamo bene conto di quanto stesse accadendo, io, in fondo, a parte quei dolori mi sentivo bene e l'emocromo non evidenziava nulla di anormale... Fino a quando mi fecero una biopsia e da lì a poco seppi cos'avevo. Si trattava di un Linfoma Non Hodgkin, IV stadio, grado II, un tumore del sangue subdolo, i sintomi possono essere confusi con altre patologie anche di lieve entità. Non c'era tempo da perdere, bisognava iniziare subito la cura. Prima di iniziare sono stata messa di fronte ad una scelta: accettare un protocollo tradizionale con chemioterapici e con una percentuale di guarigione dubbia oppure un trattamento di chemio ad alte dosi seguito da un autotrapianto di cellule staminali che avrebbe però potuto nuocere irrimediabilmente al mio midollo, ma con una buona percentuale di remissioni complete. Non ho avuto dubbi, scelsi la seconda opzione, pensavo alle mie bambine così piccole e al fatto di volerle veder crescere!

Non voglio dilungarmi su tutto quello che il mio fisico ha subito durante il lungo anno di trattamento farmacologico... quello che voglio approfondire è l'aspetto emotivo che coinvolge non solo la persona che ha un tumore, ma tutti i familiari, soprattutto i figli e gli amici, quelli veri, che ti stanno vicino. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela, le chemio mi toglievano ogni forza, il mio aspetto fisico diceva tutto... Ma mi sono sempre rialzata, mi bastava un bacio delle mie bambine, il loro pensiero mi spingeva a reagire con tutte le mie forze! Quante lacrime abbiamo versato tutti insieme! E quanti vedendomi per strada con una bandana ma sempre con un velo di trucco mi hanno detto – che forza e coraggio che hai, sei un punto di riferimento! - Ma io non mi sono mai sentita un'eroina, la voglia di vivere e l'amore dei miei cari sono stati sempre la medicina migliore e nei momenti più bui oltre a loro mi è stata di grande aiuto la fede.

Ora sto abbastanza bene, certo, ho il sistema immunitario di un neonato, ma non importa, guardo avanti e sento di poter allungare lo sguardo molto lontano. Colgo l'occasione per dire grazie ai medici del gruppo H di Via Benevento a Roma, in particolare il prof. Pulsoni e la dottoressa Frattarelli, che mi hanno curato e che continuano ad avere cura di me... ai miei genitori, agli amici e soprattutto grazie a mio marito, che stimolandomi a reagire, rimproverandomi e consolandomi mi ha dimostrato il suo grande amore, forte come non mai! E grazie anche all' “AIL” , voglio dire a tutte le persone malate di tumore

“Forza, ce la possiamo fare”!
LV

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