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Storia di Marcella

Dopo 2 mesi di matrimonio, il 13 settembre 2010 sulla mia vita è calato un velo oscuro che ha un nome tanto brutto quanto per me sconosciuto: Linfoma di Hodgkin a sclerosi nodulare.

Mio marito è il mio medico e mi ha salvato la vita. Quando lo racconto alle persone si stupiscono della mia storia perché è curiosa, insolita e molto sfortunata sia per la mia età anagrafica (27 anni) sia per il momento in cui è arrivata questa malattia.

Al ritorno dal viaggio di nozze a fine luglio 2010 comincio a tossire in modo strano, penso che sia una tracheite e anche mio marito ci dava poco peso. All’inizio di settembre mio marito decide di portarmi nel day hospital presso cui lavora per farmi fare tutti gli accertamenti perché la tosse si era trasformata in qualcosa di più serio: non riuscivo a respirare. La prima diagnosi parlava di  polmonite. In realtà mio marito sospettava già la natura del mio problema  perché la lastra toracica era molto chiara. Finché non ho fatto la tac mi ha tenuto nascosta tutta la verità. Poi il 13 settembre 2010 nella sala della tac la nostra vita è cambiata: linfonodi ingrossati nel mediastino e bulky di 8 cm che mi comprimeva la vena cava. Sono seguite la biopsia, la diagnosi, la pet e la chemio: tutto nel giro di una settimana, si doveva fare presto perché il mio cuore soffriva.

Oggi a distanza di tempo, dopo una pet completamente negativa, effettuata il 12 novembre 2010, posso dire di aver avuto la mia prima vittoria. Dovrò continuare la chemioterapia, ma i medici sono molto contenti e mio marito è finalmente sereno. La guarigione è all’orizzonte e questa forza me l’hanno data i miei genitori che vivono per me. La chemioterapia è pesante sia fisicamente che psicologicamente: gli effetti collaterali sono tanti e ogni giorno sono tormentata da un problema, ma a metà terapia posso dire con soddisfazione che non ho ancora comprato la parrucca, non ho più la chioma folta di una volta, ma ho ancora i miei capelli. Ho pianto solo 4 volte nel giro di questi 3 mesi, ho voglia di vivere, quando gli amici vengono a trovarmi sorrido e faccio il “giullare”, non vedo l’ora che mia zia mi telefoni o mi venga trovare.

In realtà sto cominciando a guardare la vita in modo differente anche se purtroppo sto diventando intollerante verso chi spreca la propria e dissipa il proprio corpo con dei vizi senza senso. Io non l’ho fatto perché non bevo, non fumo e non mi drogo, vado piano in auto e mi chiedo perché sia successo proprio a me. Non c’è un perché, credo che Dio mandi queste prove a chi le può sopportare. Comunque sia sono una persona solare e voglio guardare al futuro, non più al passato così brutto. Voglio ringraziare il reparto e il day hospital di emato-oncologia del Prof. Riccardo Ghio dell’ospedale San Martino di Genova, in particolare la dott.ssa Irene Ponassi che il giorno della tac mi ha tenuto la mano e mi ha dato la forza di non piangere.

Marcella

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