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Storie di pazienti

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11 settembre 2001

Il mondo era incollato al televisore per gli attentati alle due Torri Gemelle di New York. Nonostante le immagini proiettate da tutti i telegiornali, la sensazione era che tutto ciò non fosse reale e che, fatti del genere, non potessero accadere nella realtà. Una parola mi viene in mente: sgomento! lo, quella mattina, prima di sapere cosa stava accadendo nel mondo, venivo dimesso dall ' ospedale dopo 15 giorni di ricovero e di cure chemioterapiche. Quindici giorni, molto poco piacevoli, alla fine dei quali mi venne comunicato (a sorpresa) che sarebbe seguito, di li a qualche settimana (giusto il tempo per riprendermi) un ulteriore ricovero. Ormai non riuscivo più ad avvicinarmi all'ospedale senza essere assalito da una violenta nausea; era passato un anno da quando mi era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin al 4° stadio. L 'idea di ritornare mi distrusse, non sopportavo più la chemio e le sue conseguenze e, in confronto, il male che stavamo cercando di curare era sembrato (a livello sintomatologico) una barzelletta.

Quando arrivai a casa ero veramente provato e le notizie trasmesse sugli attentati non contribuirono a sollevarmi il morale, anzi, un mostro interiore prendeva sempre più corpo, a tal punto che pur cercando disperatamente pensieri positivi, nulla sembrava potermi confortare. Provavo quella sorta di malessere che si vive durante un incubo, con la convinzione che per me non ci sarebbe stato un risveglio ristoratore. Il buio. Oggi sto bene, ho una compagna di cui sono innamorato e abbiamo un figlio di nove mesi. Lui è il mio Sole. Oggi quando a volte la quotidianità ci prende a schiaffi, mi ricordo il buio di quei giorni, cerco di rallentare e di fare il punto, di rievocare che anche quando le cose sembravano irrimediabilmente perse, è tornato il calore. Quel famoso ricovero non lo dovetti fare più.

La Dottoressa Gentilini, la mia Meravigliosa Dr.Patrizia Gentilini mi telefonò dopo un congresso di aggiornamento. Era più contenta di me; io troppo incredulo e scettico per crederci. La malattia era regredita completamente e non sembrava vi fossero indicazioni per effettuare un'ulteriore cura chemioterapica. Le probabilità di una ricaduta; secondo gli ultimi studi, sarebbero state le stesse. Attualmente vado ancora in ospedale, una volta al mese a fare il "Lavaggio valvola" (si tratta di una sorta di cateterino sottocutaneo per l'infusione dei farmaci). Sembra incredibile ma la nausea, quando entro, mi colpisce ancora in modo lieve o forse mi si chiude brutalmente lo stomaco per altri motivi. Non so. In quegli attimi rivivo tutto. Il saluto all'accettazione, vivo la silenziosa partecipazione dei parenti in attesa; vivo la dignità delle persone in sala chemio e i loro movimenti millimesimati, le flebo a grappoli; vivo la professionalità e il conforto delle infermiere che vivono instancabilmente l'intera situazione; vivo l'attenzione e l'impegno dei medici. Vivo e dò un calcio alle banalità della nostra esistenza quotidiana, che tanto crediamo importanti e che, senza accorgercene, ci consumano.

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