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Storia di Elisa B. - Trento

«Perché proprio a me?», «Perché Signore proprio a noi?». Queste erano le frasi che risuonavano spesso nel mio cuore. Perché il giorno prima mi trovo a sbuffare davanti ad un esercizio di matematica che non so risolvere e il giorno dopo improvvisamente la mia vita cambia, mi trovo in una stanza di ospedale con infermieri e medici che mi osservano e mi visitano da capo a piedi? Questa è una cosa inspiegabile eppure nella mia vita tutto ad un tratto c'è stata una svolta; una svolta decisiva, dolorosa, sofferta, ma una svolta che mi ha cambiato profondamente.

Sento in continuazione parole nuove e che mi fanno paura; ago aspirato, linfoma, chemioterapici... che cosa mi sta succedendo?
A poco più di 15 anni, come tutte le ragazze di quell’ età, i miei pensieri erano fare il "giro al sass" il sabato pomeriggio, stare in piazza con la compagnia il sabato sera, divertirmi. Nessuno si aspettava che ad un certo punto avrei dovuto confrontarmi con problemi e pensieri forse troppo grandi per la mia età.
Nonostante questo, poiché ho sempre creduto che l'uomo ha in sé delle risorse straordinarie alle quali attinge nei momenti difficili della vita, ho ben pensato di tirare fuori tutta la forza ed il coraggio necessari (e di coraggio ce n'è voluto proprio tanto) per affrontare questa situazione nuova.

La mia vita comunque è cambiata; ho iniziato a vedere le cose con occhi diversi, ho imparato ad apprezzare i piccoli traguardi di ogni giorno, ho imparato a capire quanto siano importanti i piccoli gesti, ho capito quanto sia importante il valore della vita. Pochi possono comprendere cosa significa festeggiare perché dalle analisi del sangue risulta che i globuli bianchi sono aumentati; è difficile apprezzare certe cose che molto spesso si danno per scontate come la salute; purtroppo solo quando queste vengono a mancare ci si accorge di quanto siano importanti.
Quella che ho vissuto è stata un'esperienza molto forte, un'esperienza che porterò nel mio cuore per tutta la vita, come qualcosa che ormai fa parte di me.

Adesso che sto bene e sono passati sette anni mi guardo indietro e vedo tante cose belle: l'amore e il sacrificio di tante persone, a partire dalla mia famiglia, che hanno sofferto e lottato con me; l'attenzione e la premura di tanti amici e del personale dell’ ospedale, la grande solidarietà fra gli ammalati e le loro famiglie.

La malattia e la sofferenza provocano grande dolore ma hanno anche un grande effetto: quello di unire profondamente le persone; almeno nelle situazioni difficili tutti siamo uguali, non esistono differenze di età, non esiste chi ha soldi e chi non ne ha, esistono solo persone che si trovano a condividere una situazione dolorosa e che si aiutano a vicenda per superare la sofferenza.

Per me è stata molto importante la solidarietà e la sensibilità che ho sempre percepito in ospedale; nei diversi reparti in cui sono stata, io ero sempre la più piccola, eppure non mi sono sentita mai sola; ero coccolata e tutti, la mia famiglia, gli ammalati, gli infermieri, i medici e le signore delle pulizie mi hanno dato qualcosa di veramente grande: la forza e il coraggio per vivere quei momenti difficili.

Ho festeggiato i miei 17 anni in maniera del tutto "particolare", in una stanza di ospedale; c'era una grande torta alla frutta che io non avevo assolutamente voglia di mangiare ma che ho condiviso con tutti i miei compagni di "avventura"; in qualche modo abbiamo fatto festa e... quel compleanno non lo dimenticherò mai!
Forse sembrerà un paradosso ma quando penso a quel periodo ricordo le cose belle che mi sono successe, le persone stupende che ho conosciuto e che mi sono state vicine con la loro presenza, con i loro scritti e con la preghiera.

Ho rimosso velocemente tutta la sofferenza e il dolore che ho provato in questo lungo periodo e se ci penso, ancora adesso provo una grande commozione. Sarà forse, come si dice in psicologia, un meccanismo di difesa, ma io voglio pensare piuttosto che sono state così tante le cose belle successive a questa esperienza che le cose brutte sono di certo passate in secondo piano.
Ho imparato che nella vita bisogna lottare per ottenere quello che si vuole ma soprattutto bisogna cercare di vedere sempre quello che c'è di positivo in ogni cosa. Durante la malattia ho sempre creduto che le cure che stavo facendo, che pure mi hanno procurato grande sofferenza fisica, mi avrebbero portata alla guarigione.

Grazie alla ricerca, sostenuta con costanza e determinazione anche dalla nostra associazione, l'AlL, in questi ultimi anni i risultati raggiunti nella guarigione di queste malattie sono davvero rassicuranti.
Spero vivamente che tutte le persone che vivono situazioni difficili possano avere a fianco familiari ed amici capaci di aiutarle e sostenerle giorno dopo giorno come è stato per me; nessuno di noi nella vita vorrebbe soffrire ma le situazioni difficili possono aiutare a crescere se accettate senza rabbia e con un briciolo di positività. C'è una frase che ho sentito e che mi ha colpito molto: «Chi non conosce la sofferenza rimane minorenne nello spirito!».

Adesso ho quasi 23 anni, ho una splendida famiglia, tante persone che mi vogliono bene, sto per sposarmi e sono proprio contenta della mia vita; vorrei dire a tutti quelli che soffrono di non perdere mai la speranza e di avere sempre la fiducia che dopo un periodo buio ritorna a splendere la luce che riporta la serenità.
Il 25 luglio è il mio compleanno e il 28 luglio è il mio secondo compleanno (il giorno in cui ho fatto il trapianto di cellule staminali). Conoscete qualcun'altro che festeggia due compleanni?

Vorrei concludere ringraziando di cuore tutto il personale del 5° piano dell'Ospedale S. Chiara di Trento e del reparto di ematologia dell'Ospedale S. Maurizio di Bolzano.
Ricordo spesso tutte queste persone che mi hanno assistito con pazienza, cura e con amore; vorrei dire loro che, se anche è passato del tempo, non dimenticherò mai quanto hanno fatto per me e per la mia famiglia.

Elisa B. – Trento

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