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Il mio Linfoma in gravidanza

Anno 2013.
Sono Stefania, all'epoca 29 anni. Una vita movimentata, sempre in giro, per lavoro, con amici, compagno. Insomma, una vita spensierata.

Una mattina di fine luglio con un gruppo di amici eravamo al mare.  Stavo benissimo. Ma poco dopo essere arrivati inizio a star male. Una forte allergia, naso che cola, gola che brucia, occhi rossi. E ogni volte che mi avvicinavo al mare per fare il bagno la cosa aumentava. Alla fine deduco che era una sorta di crisi allergica a qualcosa che era in mare. La sera vengo a sapere che altri amici con cui ero al mare sono stati male. Qualche giorno dopo esce la notizia sul giornale che qui in Liguria c’era stata una grossa “epidemia" dovuta all'alga tossica. Infatti il giorno dopo sparisce tutto.

Una sera di festa, 15 agosto 2013. Stavamo cantando al karaoke quando, grattandomi, mi accorgo di una pallina nell'incavo della clavicola sinistra.

Tutti mi dicono di stare tranquilla. Ma tranquilla non ci sto e vado al pronto soccorso dove mi visitano e appurano la presenza di un linfonodo ingrossato. Mi fanno domande e racconto l’episodio dell'alga. Cura di antibiotico e se non passa ecografia locale, questo il verdetto dei medici.

Vado a fare eco perché poi devo partire per le vacanze e mi dicono che si ci sono alcuni linfonodi ingrossati. Nulla di preoccupante. Se non passa al limite si può fare un ago aspirato.

Prima di partire porto tutta la documentazione al mio (ex) medico di base, il quale mi dice ridendo "Vai vai che non hai niente.. ".

Parto per le ferie, due settimane di ansia perché mi sentivo qualcosa di fastidioso in gola. In più la pallina sovraclaveare che aumentava di dimensioni.

Torno a Genova e vado subito a fare gli esami del sangue. Rivado dal medico e mi dice che non ho nulla e mi da altro antibiotico. Faccio la cura e non cambia nulla.

Decido di andare da un altro dottore che mi visita e mi dice di fare una settimana di cortisone, i linfonodi devono sparire. Ok. Faccio la cura, torno da lui (ottobre 2013) con ancora tutte le palline al loro posto, ma con una novità: sono incinta di 5 settimane!

Il dottore rimane spiazzato e mi manda subito da un ematologo il quale mi visita il giorno immediatamente dopo fissa l'intervento per la biopsia.

Poi anche il ginecologo, che accerta la gravidanza. Mi fa eco al collo e mi dice: " Per me è un linfoma di hodking che si cura con la chemioterapia. Ma senti il parere di un esperto".
Ormai ero in balia dell'ansia. Anche perché c'era la gravidanza tanto sognata, che veniva prima di tutto nella mia testa.

Mentre aspetto di fare la biopsia, mi rivolgo ad un altro medico chee mi dice: “Ma chi ha guardato fino ad ora queste ecografie? (quelle di agosto). Si vede chiaramente cosa ha…".
Panico.

La mattina dopo vado da lui in ospedale. Continua i controlli e decide di operare la mattina stessa.

Mi viene fatta la biopsia e dopo 15 lunghi giorni arriva il referto: Linfoma di Hodking, II stadio asintomatico.

Vengo affidata all'equipe del professor Gobbi all’Ospedale San Martino di Genova. Visita con l'equipe. Si decide di portare avanti la gravidanza e proteggerla al 1000%. Mi fanno una risonanza per valutare un po' meglio la situazione, non potendo fare la pet. Decidono di fare una terapia di "contenimento" con un'infusione di vinblastina ogni 21 giorni. 

Iniziamo con le infusione a gennaio. Le prime vanno bene. Poi verso marzo la situazione peggiora perché i linfonodi crescevano giornalmente lo stesso.

A quel punto l’ematologo mi dice di avere fretta, vuole iniziare la terapia e per questo è necessario farmi partorire il prima possibile, appena raggiunte le 32 settimane.

Col ginecologo arrivano al compromesso delle 33 settimane di gravidanza e il 29 aprile 2014 nasce Andrea con cesareo programmato.

Il giorno dopo prima Pet effettiva di valutazione. Mi trasferiscono nel reparto di ematologia.
Prelievo del midollo. Stadiato e localizzato accuratamente il linfoma. Parte alta del busto con massa mediastinica di 14 cm.

Il 5 maggio 2014 finalmente si inizia la chemioterapia che dopo pochi giorni da già segni di miglioramento dei linfonodi. Tra la prima e la seconda chemio il collo e l'ascella, in cui si potevano osservare ad occhio nudo i linfonodi ormai enormi, erano tornati perfettamente normali.

Ovviamente non ho potuto allattare il bimbo.

Tornati a casa dopo 16 giorni di ospedale ho finalmente iniziato a fare tutto ciò che fa una mamma, non mi sono privata di nulla. C'erano dei giorni in cui ero più stanca, soprattutto dopo le punture di stimolanti dei globuli bianchi, ma per il resto stavo bene. E avevo tra le braccia la più grande delle vittorie!

Ho fatto 6 cicli di ABVD senza radio. Ho perso tutti i capelli, tutti i peli. La bocca mi faceva male. La stitichezza mi ha tormentato per tutti i mesi. Ho vomitato poco.

A giugno 2014 ho fatto la Pet intermedia: pulita. Malattia spenta!

Ad agosto, contro tutti i pronostici, ho rivisto spuntare i primi capelli. Pensavo che perderli sarebbe stato molto più tragico, invece mi vedevo bella pure pelata e il più delle volte mi dimenticavo il foulard. Mai comprata la parrucca. L'unica cosa di cui non riuscivo a fare a meno erano le sopracciglia e quindi me le disegnavo.

Ho sempre affrontato tutto con una grande grinta che non so sinceramente dove ho trovato. Sempre col sorriso.
Verso settembre ho avuto un crollo. Soprattutto di testa, mi sentivo satura i tutto, stanca, piangevo soprattutto quando ero da sola e stringevo tra lei braccia il mio bimbo. Ma davanti agli altri ho cercato di tenere duro.

Ad ottobre 2014 ho finito le chemio.

A novembre la Pet di fine terapia era pulita. Da lì sono iniziati i controlli ogni 3 mesi, con esami e Pet, sempre nella norma.

Ancora oggi continuo con i controlli trimestrali ma non faccio più Pet, solo normali ecografie.
Mio figlio è nato di 33 settimane +4 giorni e pesava 2,320kg. Oggi ha quasi 3 anni ed è nel pieno della salute.
Io sono in remissione da più di 2anni e stiamo provando a diventare di nuovo genitori, speriamo arrivi presto!

In tutto questo percorso ho imparato tantissimo.
Ho imparato che la vita è meravigliosa, anche nelle piccole cose a cui prima non davo importanza.
Ho imparato ad amare me stessa, prima di tutto il resto, ad essere sì, più egoista.
Ho apprezzato le persone che avevo accanto, che mi hanno sostenuta, incoraggiata durante la battaglia.
Ho visto la sofferenza negli occhi di chi mi ama, oggi so, più della propria vita.

Oggi posso dire che è valsa la pena vivere tutto questo, perché mi sento una persona migliore.

Stefania 

 

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