area pazienti

Storie di pazienti

Foto le vostre storie

Una sfortuna fortunata

A 16 anni la spensieratezza è un diritto, quasi un dovere. Eppure ci può essere negato, per qualsiasi motivo.

Quando avevo 16 anni, mi sono ritrovata privata della mia spensieratezza in un caldo giorno di fine maggio 2011 quando, al Policlinico Umberto I di Roma, un’oncologa mi disse che “al 99%” avevo un linfoma e che avremmo dovuto fare la biopsia.

Certo non me lo sarei mai aspettato, nonostante gli strani sintomi che iniziavo ad avere e un bozzetto sulla clavicola.

Il giorno in cui feci la prima visita incontrai una ragazza poco più grande di me con una cicatrice sulla clavicola: mi disse che lei aveva avuto un Linfoma di Hodgkin e che aveva fatto qualche mese di chemio e poi era guarita. Era carina e sorridente.

Il responso della biopsia fu quello che ci aspettavamo: Linfoma di Hodgkin, al secondo stadio.

L’oncologa mi disse le parole sante, quelle che mi fecero capire che, a prescindere da quello che avevo, ero una ragazza di sedici anni che doveva continuare a vivere spensierata: “Ora inizierai le chemio. Dovrai farle per quattro mesi una volta ogni due settimane e farai la ABVD che è la più leggera delle terapie. Potrai avere qualche effetto collaterale, ma devi impegnarti per continuare ad avere uno stile di vita normale: ESCI con gli amici, DIVERTITI, visto che siamo in estate. Insomma, cerca di condurre lo stile di vita che avevi prima.”

Mi spiegò anche che se avessi utilizzato la cuffia con il ghiaccio sintetico non avrei perso tutti i capelli, ma comunque li tagliai notevolmente.

Feci la TAC-PET e pochi giorni dopo iniziai le chemio.

In quel momento e nei giorni seguenti, provai tante strane sensazioni, ma avevo un unico pensiero: non fermarmi mai.

E così feci: uscivo tutti i giorni e cercavo di tenermi impegnata in tutti i modi, se stavo a casa leggevo, uscivo per fare passeggiate e così via.

E così sono passati i primi due mesi.

Quando sono andata a fare la PET di controllo il risultato fu sbalorditivo: non c’era più traccia del tumore, ero guarita completamente.

Quando incontrai la dottoressa mi disse che avrei dovuto comunque fare altri due mesi di chemio e un’altra PET di controllo per prassi, ma mi fece i complimenti. Ancora di più quando le dissi che stavo seguendo il suo consiglio e stavo facendo una vita normale.

I due mesi successivi passarono abbastanza in fretta, l’unico ricordo negativo che ho è che alla penultima chemio persi tanti capelli e fui costretta a rasarmi.

Ovviamente anche l’ultima PET andò bene e ritornai per i controlli tre mesi dopo.

Capii quanto ero stata fortunata nella sfortuna, quanta forza siamo in grado di tirare fuori quando qualcosa minaccia la nostra vita e la nostra felicità.

Sono diventata una volontaria AIL perché dall’altruismo si può imparare tanto.

Ognuno di noi è forte!

La frase che mi sentivo ripetere più spesso era: “Io non so se al posto tuo ce l’avrei fatta”. Certo che ce l’avresti fatta. Tutti possiamo farcela. Il primo passo è crederci e il secondo è credere in noi stessi.

Abbiamo tutti la forza di combattere il mostro che ci fa paura e possiamo vincere mettendoci tutte le nostre forze.

Imparate a vivere sempre, a far sì che ogni momento della vostra vita sia importante: uscite, ballate, correte. Ma soprattutto guardatevi intorno, e imparate che si può sempre fare qualcosa per gli altri.

Marianna

0
0
0
s2sdefault