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Quando tutto diventa più grande di te, devi diventare più grande di tutto

alice

Mi chiamo Alice, ho 24 anni e da luglio sto lottando contro un Linfoma di Hodgkin.

Tutto ha avuto inizio la scorsa primavera, dopo il conseguimento della laurea e quindi la ricerca del lavoro. Credevo che le cose stessero finalmente andando per il verso giusto, ma una strana tosse non voleva abbandonare il mio corpo. A questa si aggiungeva un continuo ed inspiegato dimagrimento. Non tanto inspiegato in realtà, perché avevo anche inappetenza, quindi non mi nutrivo in modo adeguato. Ma a 24 anni puoi pensare di avere un tumore? No, non ci pensi, non ci puoi pensare.

Pensavo che tutti i miei sintomi fossero collegati allo stress perché in quel periodo mio nonno ha avuto 3 ictus che in pochi mesi me lo hanno portato via. Ma non riuscivo a dare una spiegazione a quella tosse che non andava via. Così il giorno dopo il funerale di mio nonno, pressata dalla mia famiglia e dal mio fidanzato, ho deciso di fare le analisi. E a quelle analisi sono seguite lastre, tac, ecografie. Non lo dimenticherò mai quel 13 luglio quando il radiologo mi chiamò nella sua stanza e mi disse: "Alice tu hai la malattia dei giovani, vedi qui la parte destra è più grande di quella sinistra? Devi vedere al più presto un ematologo, però prima di andare via fammi controllare i linfonodi di tutto il corpo". Dentro di me quelle parole arrivarono come una bomba: malattia dei giovani, linfonodi, ematologo...Lo guardai e gli dissi: "Dottore ho un linfoma?" e lui saltando dalla sedia mi rispose: "Non lo dire nemmeno per scherzo, bisogna fare le verifiche opportune". E chi lo avrebbe mai immaginato che quel sabato, quel 13 luglio avrebbe cambiato per sempre la mia vita?

Chiamai mia madre, che mi disse di stare tranquilla. Chiamai il mio fidanzato e scoppiai in lacrime al telefono, perché non sai come poter dire una cosa del genere, non si trovano le parole, Ricordo solo che gli dissi: "Avevi ragione non sto bene per niente, credo di avere un tumore". Ricordo la sua reticenza nel credere alle mie parole. Certo, come fai a credere che la vita ad un certo punto ti faccia cadere nel baratro? Eppure ci eravamo caduti tante volte, prima con mia nonna, poi con mia zia, poi con mio nonno morto da poco. Evidentemente non era abbastanza. Ricordo che con un baleno mi sono ritrovata all'ospedale e nei giorni successivi sono entrata in un mondo a me ignoto, fatto di biopsie anche al midollo osseo, di aghi, di tac col mezzo di contrasto, di PET e di dolore, sì di tanto dolore.

Vedevo negli occhi dei miei genitori la disperazione e questo mi ha fatto e continua a farmi male. Ma dentro di me sentivo una forza assurda, quella che serve per poter sconfiggere quella bestia, anche se ancora non sapevo il suo nome e cognome. Poi finalmente quel 29 luglio è arrivato: Linfoma di Hodgkin secondo stadio con bulk medianistico. Il mio ematologo mi disse che il mercoledì avrei iniziato la chemioterapia. Oh ca**o, la chemioterapia! La cosa che sorprese tutti è che non ero tanto sconvolta per la diagnosi, quanto per i miei capelli. Dissi subito al mio dottore: "Dottore perderò i capelli vero?". Lui scoppiò a ridere e mi disse: "Quelli ricrescono, ora hai altro a cui pensare".

Ed aveva ragione....Così è iniziato il mio percorso, fatto di alti e bassi e di mille cambiamenti. Mi chiamo Alice, ho 24 anni, strappata alla vita, alla spensieratezza, alla libertà, ma con molte più consapevolezze, come quella di aver capito che cosa significa lottare contro le cose serie. Mi chiamo Alice, ho 24 anni e non mollo, non posso mollare, lo devo a me, a tutti i miei progetti che devo ancora realizzare, alla mia famiglia e al mio ragazzo che mi amano tantissimo, alle mie amiche. Insomma non posso permettere che Arturo, come lo chiamo io possa vincere. Per ora mi accontento di averne rimosso più del 70%, anche se una nuova terapia, mi attende per dare, spero, il colpo di grazia a questo maledetto bastardo. Ho paura, lo ammetto, ho tanta paura di stare male e di non riconoscermi allo specchio quando mi guarderò, ma la voglia di vincere e di tornare alla mia vita è più forte di qualsiasi altra paura. Mi chiamo Alice, ho 24 anni e non ho mai smesso di sorridere. 

Alice

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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