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Piacere Tumory, sono Simone e ti distruggerò in sei mesi

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La mia storia inizia con una perdita, quella di un nonno fantastico. Quando mio padre mi disse che non c’era più rifiutai di crederci. Cercavo una parola di conforto da chiunque, cercavo in ogni luogo il suo ricordo, ma non lo trovavo. E fu proprio in quel periodo che iniziai a sentirmi male. Ogni notte cominciavo a sudare d’improvviso, subito dopo si presentò una febbre serale e un dolore lancinante alla schiena. Ero preoccupato ma mi dicevo: la vita mi ha già maltrattato con un’esperienza negativa, adesso mi lascerà in pace per un po'. Non era così.

Andai al pronto soccorso, i medici chiamarono i miei genitori in disparte mentre io aspettavo nella sala d'attesa. Li vidi venire da me con gli occhi pieni di lacrime ma nascosero tutto con un bel sorriso e con la mia classica frase: "Simone, sta senza pensier". Ma voi ci sareste stati senza pensieri?

Dopo la biopsia arrivò la notizia che ha cambiato la mia vita “Simone, dai risultati che abbiamo ottenuto pare che tu abbia il linfoma di Hodgking” “Ovvero?” chiesi da inesperto. “Un tumore, Simone, si tratta di un tumore” mi spiegò la dottoressa. Vi starete chiedendo come abbia reagito alla parola "tumore" con un... non so, un silenzio? Un urlo? Uno scatto d'ira? Vi rispondo così: non ce n'era bisogno. Come dice sempre mio zio Fabrizio: finché c'è la terapia, non c'è motivo di preoccuparsi, né di arrabbiarsi né di rompersi la testa, basta solo seguirla e tutto il resto verrà da sé. Da quel giorno iniziò la mia lotta contro questo cosiddetto "tumore" e io per non dargli importanza ho deciso di chiamarlo semplicemente Tumory. Piacere io sono Simone e ti distruggerò in sei mesi.

Durante questo percorso ho realizzato cosa sia la morte e che non bisogna averne paura né vivere nel terrore che arriverà. Ho visto amici abbandonarmi, non tutti sono all’altezza di starti vicino quando tutto sembra essere finito, beh la malattia mi ha aiutato a capire chi davvero mi amava. Ho visto cose che un ragazzo di 17 anni non avrebbe mai dovuto vedere, ma ora questo ragazzo è pronto a vivere, pronto a continuare la vita che gli è stata data, ridata, pronto a riprendersi ciò che gli è stato tolto

Sono consapevole che ci vogliono altri 5 anni di controlli per poter dire che sono finalmente libero, ma se si è liberi nella propria mente si è già liberi, ed io lo sono. In fondo la vita è solo un susseguirsi di battaglie dalle quali si può uscire solo da vinti o da vincitori. L’importante è circondarsi di belle persone, energie positive e amanti della vita. Se c'è una cosa che ho capito da tutto questo enorme casino è che non bisogna mai e dico MAI arrendersi, ma la cosa più importante è stare senza pensier.

 La storia di Simone è diventata un libro: Il mio amico Tumory. Ordinalo qui

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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