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Nessuno ti dice che la parte più difficile è guarire dal linfoma

 Giulia

Il ricordo del giorno in cui mi comunicarono la diagnosi è uno dei più vividi che possiedo, come se il trascorrere del tempo non lo avesse minimamente scolorito. Le immagini sul monitor di quell'ecografo confermarono i sospetti che mi tormentavano da settimane. Mentirei tuttavia se dicessi di essermelo aspettato fin dall'inizio, quando per la prima volta mi accorsi di avere dei linfonodi gonfi sul collo. Neppure le prime febbri mi insospettirono, non avrei mai pensato che si potesse trattare di un linfoma

Il primo campanello d'allarme suonò quando mi accorsi che i linfonodi sul mio collo non solo erano insolitamente gonfi, ma lo erano sempre di più col passare dei mesi. La diagnosi arrivò come una doccia fredda e sconvolse la vita totalmente ordinaria della sedicenne quale ero. Ho rimpianto a lungo quell’ordinarietà nei mesi della chemio e della radio, tutti mi dicevano che ero coraggiosa e che ero un esempio, ma io mi sarei accontentata di essere normale.

E poi è arrivata la parte veramente difficile, quella che nessuno ti racconta mai per quello che è davvero: la guarigione. Guarire non significa semplicemente non avere più il tumore, significa rimettere in piedi i pezzi di una vita andata in frantumi. E per quanto intensi possano essere gli sforzi che facciamo il risultato sarà necessariamente imperfetto: la nuova vita che avremo non potrà mai essere uguale a quella che avevamo prima

Nell'anno successivo alle terapie mi sono cercata a lungo, non sempre certa che sarei riuscita a trovarmi davvero. Mi sono ritrovata studentessa universitaria nella facoltà di psicologia, con l'unico desiderio di restituire almeno una parte del bene e dell'amore che ho ricevuto, senza il quale sarei ancora intrappolata nell'incredulità che mi colse quando in quel non troppo lontano 2016 la mia vita subì una brusca sterzata. Adesso mi sono rimessa in cammino e la strada è più luminosa che mai.

Giulia

 

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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