area pazienti

Dopo la guarigione ho capito quanto sia importante aiutare gli altri e sostenere la ricerca

 1200x630

In occasione della Giornata Mondiale della Leucemia del 4 settembre, AIL vuole essere vicino a tutte le famiglie e i pazienti che lottano o hanno lottato contro questa malattia. Ecco la storia di speranza e di impegno di Enrico, guarito a 18 anni da una Leucemia Mieloide Acuta e oggi imegnatoin prima persona nell'aiutare gli altri e la ricerca.

"Sono passati ormai 16 anni da quel lontano maggio 2004. Mai e poi mai avrei pensato di dover lottare con la vita A 18 anni appena compiuti e dopo aver perso la mamma per un tumore ai polmoni appena dodici mesi prima. Eppure la vita mi ha messo di fronte a questa enorme sfida.

Tutto è iniziato con una donazione di sangue con i miei compagni di liceo, più per perdere un giorno di scuola che per l’enorme importanza del gesto che stavamo facendo. Mai avrei pensato che quel giorno sarebbe iniziato tutto. Eppure ricordo ancora come se fosse ieri l’arrivo della dottoressa nella mia scuola e la mia convocazione dalla preside.

 I loro visi che trattenevano a stento le lacrime,e la voce tremante della dottoressa che mi diceva che c’erano dei valori sballati e che c’erano da fare degli accertamenti con urgenza presso il centro Ematologia di Roma (del grande professor Franco Mandelli). Da lì la corsa,senza salutare i compagni, verso l’ospedale. Le analisi,gli esami del midollo e poi la sentenza:Leucemia Mieloide Acuta.

Fu un colpo molto forte,sopratutto per quello che era già successo a mia madre. I primi giorni furono molto difficili e di sconforto ma ricordo che il quarto giorno decisi che quello che VOLEVO era vincere la MIA battaglia. Cominciai a prendere il tutto come una scalata, difficile ma con la voglia di arrivare fino alla cima.

 Per la mia età fui messo nel reparto pediatrico e anche questa cosa mi diede una spinta in più perché mi resi conto,vedendo bambini di 2 anni lottare in un letto,che non potevo abbattermi e dovevo lottare CON LORO. Tre cicli di chemio e per finire autotrapianto poiché il mio unico fratello non era compatibile. E proprio lui,mio fratello Michele, è stato la mia grande spalla, mi ha aiutato più di tutti e per questo non smetterò mai di ringraziarlo. 

Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso dei dottori ed infermieri fantastici,preparati ma soprattutto sensibili e anche nei momenti di sconforto riuscivano a trovare il modo di sollevarmi. Nel mio cuore avrà un posto speciale la Dottoressa Luisa ,all’epoca giovane ma già super preparata, con la quale ho instaurato un legame che va oltre il rapporto che può esserci tra paziente e dottore e con la quale ancora oggi ci sentiamo. 

Ad oggi dopo 16 anni posso affermare che è stata un esperienza che mi ha segnato profondamente e che ha cambiato in me il modo di vedere la vita. La vita va vissuta a pieno e bisogna aiutare chi ne ha bisogno, per questo ho deciso di raccontare la mia storia. L’ AIL e tutto il mondo di persone che ci sono dietro l’Associazione ha permesso a me ed altre migliaia di persone di poter riprendere una vita normale, di poter soprattutto continuare a VIVERE. Ed è per questo che invito chiunque nel piccolo a donare sangue, midollo,denaro per sostenere la ricerca e tempo, sì proprio il tempo che purtroppo non tutti abbiamo la fortuna di avere!"

Enrico

Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
0
0
0
s2sdefault