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Nadia 1- Linfoma di Hodgkin 0

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Settembre del 2003, più o meno intorno alla data del mio compleanno. Tutto inizia con delle lesioni sulle braccia, sembravano delle semplice abrasioni ma difficili spiegare. Vado dal mio medico di base e lui minimizza la cosa con riferimenti assurdi su il perché e come posso essere comparse, alla fine dopo mia insistenza mi prescrive una crema antibiotica. Ovviamente la crema non attenua e neanche guarisce. Probabilmente il mio corpo decide di dare un segnale più forte ed esce una strana protuberanza nella parte destra del collo, torno dal mio medico, ancora con le strane lesioni sulle braccia, e lui molto spaventato mi manda all'ospedale reparto malattie infettive. Da lì iniziano una innumerevole serie di esami, test, biopsie. L’8 dicembre l'ho passato in ospedale a fare esami,non lo dimenticherò mai!! 

Dopo tutto questo tran-tran arriviamo a subito dopo Natale e con tutto il mio plico di esami mi mandano al reparto di ematologia, dove un medico molto simpatico e gentile, mi dice che ha dubbi: è Linfoma di Hodgkin. Si parte subito con la chemioterapia, 6 mesi e poi vediamo. Non ho assimilato subito la gravità della malattia e gli ho risposto : “a gennaio non posso, in ufficio ho del lavoro da finire e non posso stare in malattia”. Gentilmente il medico mi dice: “non è una scelta che puoi fare è un obbligo che devi a te stessa”. 

Inizio il 23 gennaio 2004 e finisco il 16 luglio 2004, in tutto questo periodo ho continuato ad andare al lavoro, perché era l'unica cosa che mi teneva ancorata ad una realtà, oltre a combattere la malattia, la nausea, la stanchezza, la perdita di peso, la perdita dei capelli. Ho visto negli occhi delle persone e amici compassione e disagio. Uscivo solo perandare al lavoro e purtroppo, quelli che credevo amici si sono allontanati mentre quelli veri son rimasti, Non è stato per niente facile, ma non mi sono mai lamentata e non mi sono mai chiesta perché è toccato a me. Ho sempre creduto che sarebbe andato tutto bene anche quando, dopo la chemio, passavo le giornate a letto o in bagno a vomitare. 

Ho cercato di essere forte per i miei genitori, di ridere e scherzarci sopra. Ho cercato di fare le cose normali di sempre, ho preso anche la patente della moto, perché era da tempo che volevo la moto e comunque era una distrazione Mi dicevo: “devi essere forte e positiva altrimenti LUI, Hodgkin, vincerà e non deve andare così” Ed ho vinto io!!! A ottobre un mese di radioterapia, dopo tutto mi sembrava una passeggiata, anche se ha lasciato i suoi segni. A novembre si chiude tutto, il dottore dice: “sei fuori sei libera. Vai a casa e prendi la moto, fai volare via tutto sto 2004”. Cosi ho fatto anche se era novembre. 

Dopo 16 anni di remissione, ogni anno che effettuo gli esami di controllo, la mente ritorna a quel brutto periodo. Ricordo tante cose brutte ma altrettante cose belle. Ricordo con simpatia il medico che mi aveva in cura, quando veniva a cambiare la flebo mi diceva che non potevo attendere anno migliore per comprare una moto. Ricordo la mia amica che era sempre accanto a me mentre quel liquido entrava nelle vene, Ricordo gli altri pazienti che erano li per lo stesso mio motivo e ci davamo forza un con l'altro.

E' stata una brutta esperienza ma mi ha aiutato a capire la vita, capire che tutto può cambiare in un attimo, distinguere le cose importanti dalle cose superficiali , capire chi sono! un grazie a tutti quelli che mi sono stati accanto, e un grazie all’AIL e ai suoi volontari per l’enorme supporto.

Nadia

Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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