Il ricordo di Odoardo

SE OGGI SONO QUI LO DEVO ALLA TESTARDAGGINE DEL PROF. MANDELLI, CHE CON ME NON SI È ARRESO

La medicina è la cura della malattia, AIL è una risposta alle esigenze, anche emotive, dei pazienti. Questa è la grande eredità che ci ha lasciato il prof. Mandelli: il cuore che l’Associazione e i suoi volontari mettono in tutto ciò che fanno.

Quando ho incontrato il professor Mandelli avevo 5 anni. Da tempo mi sentivo stanco e avevo una febbretta che non passava mai e dopo un primo emocromo la situazione apparve subito critica. Avevo una Leucemia Linfoide Acuta molto aggressiva e i miei genitori non ebbero dubbi: dovevamo andare dal Professor Mandelli.

Il Prof. prese subito in mano la situazione iniziando le terapie ma la malattia ben presto si ripresentò, in maniera significativa. Mi ricordo che telefonò personalmente a due centri di eccellenza, uno a Parigi e uno a Memphis, istituti di riferimento per la cura delle leucemie infantili. Ma per gli esperti non avevo possibilità, si poteva solo cercare di non farmi soffrire e farmi tornare a casa.

Il Professore però non si arrese e tentò di tutto per salvarmi la vita. Le cure erano molto impegnative per un bambino della mia età eppure, anche in una situazione così difficile, mi sono sempre sentito fiducioso, circondato dalle coccole del personale e dei volontari AIL. Mi sembrava addirittura di non poter iniziare la giornata senza il saluto del Professore che ogni mattina entrava nella mia stanza per dirmi qualche parola di incoraggiamento. La sua testardaggine alla fine mi ha salvato la vita e sono stato uno dei primi pazienti al mondo a guarire dopo una recidiva così importante.

Dopo questo primo risultato, così importante, il Prof. Mandelli ha continuato a seguirmi fino ai miei 18 anni. È stato allora che, entrando nel suo studio, mi ha detto. “Sciò, esci di qua che non voglio più vederti”. La mia prima reazione fu lo shock. Non avevo più l’affetto e le attenzioni di Mandelli, del suo staff, dei suoi volontari, iniziava la mia avventura da adulto e dovevo camminare da solo.

A rendere tanto speciale il professore e l’AIL, infatti, non era solo la qualità delle cure offerte. La medicina è la cura della malattia, ma AIL è anche una risposta alle esigenze emotive dei pazienti. Mandelli si era reso conto che la patologia coinvolgeva tutta la famiglia e che curare significava prima di tutto prendersi cura.

Oggi a 51 anni, non ho avuto più ricadute e ho un figlio bellissimo, che è una delle grandi gioie della mia vita. E se ci sono lo devo innanzi tutto al Professore, che con me, come con altri pazienti, non si è arreso.

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