Una giornata dedicata ai più recenti avanzamenti della ricerca e alle nuove opportunità di cura per le leucemie acute e le mielodisplasie

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Prof. Amadori conferenza stampa

Professor Sergio Amadori
Presidente Nazionale AIL e Professore Onorario di Ematologia dell’Università di Roma Tor Vergata

La Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma è ormai un appuntamento fisso per parlare con pazienti, medici e istituzioni di queste patologie, e anche per fare il punto sugli avanzamenti della ricerca nella cura dei tumori del sangue e sugli scenari futuri. Quest’anno i temi scientifici della Conferenza stampa AIL della Giornata nazionale sono le leucemie acute e le mielodisplasie. Quali sono i passi avanti più importanti per la cura di queste patologie?

Questa giornata è importante per tutti noi per poter parlare degli avanzamenti della ricerca, delle tante iniziative a supporto dei pazienti e dei loro familiari e dei progetti futuri.

E quest’anno ha un significato particolare in quanto l’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma celebra i suoi 50 anni di attività al fianco dei pazienti affetti da tumori del sangue. Proprio in occasione dei 50 anni di AIL, un’ampia delegazione incontrerà al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale farà dono del francobollo celebrativo dedicato al cinquantennale, emesso proprio il 21 giugno.

In questi decenni gli avanzamenti della ricerca hanno cambiato la storia clinica di patologie ematologiche che una volta non davano scampo. Oggi, per molte di queste, in buona parte dei casi, l’aspettativa di vita è paragonabile a quella di una persona sana della stessa età.

AIL insieme alla Fondazione GIMEMA, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto, ha svolto un ruolo importante nel contribuire a costruire insieme ai medici, ai ricercatori e ai volontari il futuro, fatto di anni, dei malati.

Ultimamente per le leucemie acute sono disponibili importanti innovazioni terapeutiche di precisione, e per le mielodisplasie una delle novità più significative riguarda i pazienti a basso rischio.

Oggi tutti coloro che sono affetti da leucemia, linfoma e mieloma sanno che possono contare sempre più spesso su un futuro senza malattia che permette di fare progetti per il proprio futuro e sanno di poter tornare a vivere con una buona qualità di vita. Il messaggio di AIL per i pazienti, i loro familiari e la popolazione è sempre valido e ancora più forte: i tumori del sangue, Leucemie, Linfomi e Mielomi, sono sempre più curabili, e più il paziente è informato più combatte la sua malattia.

AIL è presente in maniera capillare su tutto il territorio italiano, per essere vicina ai pazienti e alle loro famiglie. Come è organizzata e quali sono le attività e i progetti in cui è impegnata?

In questi 50 anni la nostra Associazione è cresciuta molto e continua a farlo insieme alle sue migliaia di volontari. AIL è organizzata in 81 sezioni provinciali e svolge molte attività a sostegno dei pazienti, grazie al contributo dei tanti sostenitori. In particolare:

  • sostiene le Case Alloggio AIL vicine ai Centri di Ematologia, case di accoglienza pensate per ospitare i pazienti non residenti che devono affrontare lunghi periodi di cura, assistiti dai propri familiari;
  • organizza il servizio di Cure domiciliari per evitare il ricovero in ospedale a tutti i pazienti che possono essere curati nella propria casa con l'aiuto di familiari e amici. Il modo più efficace per migliorare la loro qualità di vita;
  • realizza scuole e sale gioco in ospedale per consentire a bambini e ragazzi di non perdere il contatto con la realtà esterna, di continuare regolarmente gli studi e non trascurare l’importanza del gioco;
  • finanzia la ricerca scientifica attraverso il GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto;
  • sostiene la formazione e l'aggiornamento di medici, biologi, infermieri e tecnici di laboratorio attraverso l'erogazione di borse di studio, prestazioni professionali e contratti di lavoro;
  • promuove seminari per i pazienti per garantire loro un confronto diretto con gli specialisti del settore e informazioni sempre aggiornate sulla loro malattia;
  • collabora nel sostenere le spese per il funzionamento dei Centri di Ematologia e di Trapianto di Cellule Staminali, garantisce finanziamenti per realizzare o ristrutturare ambulatori, day hospital, reparti di ricovero, per acquistare apparecchiature all’avanguardia e per finanziare personale sanitario che consenta il buon funzionamento delle strutture;
  • aiuta i pazienti e i loro familiari offrendo servizi per affrontare al meglio il percorso di malattia.

    In occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma AIL, insieme alle sue 81 sezioni provinciali, promuove su tutto il territorio nazionale numerose iniziative, tra le quali due che sono ormai una tradizione della nostra Associazione: …Sognando Itaca, progetto di vela terapia mirato alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità di vita dei pazienti ematologici, e il Numero Verde AIL Problemi Ematologici (800.22.65.24) che offre ai pazienti la possibilità di parlare con ematologi di chiara fama chiedendo chiarimenti su patologie e terapie, senza problemi di tempo e di privacy che potrebbero avere con i medici e gli infermieri che li seguono abitualmente nei loro centri di cura.
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La Fondazione GIMEMA: il contributo all’ematologia e ai pazienti

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Dr. Marco Vignetti
Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli ONLUS e Vice Presidente Nazionale AIL

 

fondazione gimemaLa Fondazione Gimema da oltre 30 anni promuove la ricerca clinica indipendente sui tumori ematologici. Come è cambiato il modo di fare ricerca e quali sono stati i risultati maggiormente significativi?

La Fondazione GIMEMA, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto, è nata oltre 30 anni fa per consentire agli ematologi di mettere a punto protocolli condivisi per trattare malattie che non disponevano di una cura. Uno degli obiettivi era migliorare le conoscenze scientifiche e fare in modo di trasferirle anche ai centri meno esperti distribuiti sul territorio italiano, questo per venire incontro alle esigenze di chi è affetto da una leucemia acuta. Questi pazienti sono particolarmente fragili e, nella maggior parte dei casi, non sono in grado di sopportare spostamenti. È necessario che la diagnosi e l’inizio della terapia avvengano in modo tempestivo, ed è fondamentale che tutto venga fatto presto, bene e quanto più vicino possibile al luogo di residenza.

Negli anni la struttura si è consolidata per comprendere quali erano i bisogni terapeutici dei pazienti e indirizzare la ricerca indipendente per individuare possibili soluzioni di cura. Questo approccio ha portato risultati davvero importanti come nel caso della Leucemia Acuta Promielocitica (LAP), una varietà di leucemia mieloide acuta gravissima, nota anche come “leucemia fulminante”. È una forma così grave che può portare al decesso entro 24 ore dalla diagnosi, se non si viene tempestivamente e adeguatamente assistiti. Le cellule della LAP sono molto sensibili alla terapia mirata sulla lesione genetica che determina la trasformazione leucemica: i farmaci sono l’acido all-trans retinoico, un derivato della vitamina A, e il triossido di arsenico, che agiscono provocando la morte dei promielociti leucemici.

Gli studi del GIMEMA hanno dimostrato come questi due farmaci da soli, senza chemioterapia, possono guarire circa il 95% dei pazienti “a rischio basso e intermedio” (cioè con un numero di globuli bianchi alla diagnosi non troppo alto). La cosa importante è che questa terapia, grazie alla bassa tossicità, può essere somministrata anche a pazienti anziani, e nei bambini non dovrebbe determinare effetti secondari a lunga distanza.

Ciò detto, dobbiamo ricordare che, per le altre leucemie e per molte neoplasie del sangue, la chemioterapia continua a essere la colonna portante della maggior parte delle terapie, sia a fine curativo sia di “cronicizzazione”; ma l’esempio della LAP ci dimostra che si stanno aprendo nuove prospettive basate sull’impiego di farmaci intelligenti, cioè su meccanismi in grado di riconoscere le cellule leucemiche e distruggerle.

In questi anni la ricerca comunica e condivide sempre di più i risultati con i centri nel mondo. Si è appena concluso il Congresso dell’Associazione Europea di Ematologia – EHA -, quali sono le novità principali in tema di leucemie linfoblastiche acute?

Una ricercatrice della Fondazione GIMEMA ha presentato al Congresso di Amsterdam i primi risultati di uno studio nella Leucemia Linfoblastica Acuta Ph+, in cui è stato utilizzato un approccio “intelligente” con un anticorpo monoclonale nella prima fase di trattamento, quella necessaria a ottenere la remissione completa. Quasi tutti i pazienti hanno avuto una risposta positiva e la risposta molecolare è stata registrata in circa il 60% dei casi. Questo è un altro segnale verso una strada sempre più sostenibile, in cui si riduce l’intensità e la tossicità delle terapie.

Come viene sostenuta la ricerca del Gruppo GIMEMA e quale è il ruolo svolto da AIL?

In questi giorni siamo particolarmente orgogliosi perché abbiamo ricevuto un finanziamento dal prestigioso NCI, NHI National Cancer Institute americano per lo studio EMPATHY. È la prima volta che un gruppo cooperatore italiano riesce a ottenere un finanziamento dal più prestigioso ente di ricerca del mondo.

L’obiettivo è fare un trial sulla qualità di vita condotto in modo innovativo. Lo scopo è raccogliere informazioni “vere” sulla qualità di vita delle persone in terapia e questo serve a noi medici per capire la malattia e come evolverà, oltre a permettere di avere una prognosi più chiara e corretta.

I dati vengono inseriti direttamente dai pazienti che rispondono a delle domande utilizzando un tablet nell’attesa della visita. In questo modo il medico al momento della visita ha già le informazioni dirette e confrontabili con quelle ottenute nelle occasioni precedenti. In questo modo è possibile costruire la storia clinica e del percepito della persona.

Lo studio avrà la durata di 2 anni e coinvolgerà circa 100 persone, per l’80% in Italia e per il 20% negli USA.

AIL contribuisce a finanziare la ricerca del GIMEMA devolvendo ogni anno il 10% delle sue donazioni del 5x1000.

AIL sostiene la ricerca ematologica in Italia anche attraverso una serie di attività di supporto, svolte dalle 81 sezioni provinciali che, affiancando i centri di cura, consentono di facilitare l’assistenza necessaria ai pazienti alle loro famiglie per seguire correttamente i percorsi di cura proposti.

36 sezioni AIL mettono a disposizione, a titolo gratuito, le Case AIL per i pazienti e le loro famiglie.

Inoltre è disponibile il servizio di Cure domiciliari gestito da team multi-professionali (medici, infermieri professionali, assistenti sociali, psicologi e volontari).

Le sezioni AIL istituiscono infine borse di studio per giovani medici e finanziano, parzialmente o integralmente reparti e laboratori.

Nel 2018 GIMEMA ha investito oltre 4 milioni di euro per condurre 36 protocolli di ricerca indipendente con oltre 6.000 pazienti.

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Leucemia mieloide acuta, importanti progressi nelle terapie e nel miglioramento della qualità di vita

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Leucemia Mieloide AcutaProf. Adriano Venditti
Professore Associato di Ematologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Direttore U.O.S.D. Malattie Mieloproliferative del Policlinico di Roma Tor Vergata

Recentemente numerosi studi hanno evidenziato novità importanti per quanto riguarda il trattamento della Leucemia Mieloide Acuta. Come stanno cambiando le terapie?

Stiamo vivendo una fase storica interessante per quanto riguarda la disponibilità di nuovi farmaci per il trattamento della Leucemia Mieloide Acuta. Seppure questa continui a essere una malattia grave e ancora fatale, stiamo facendo passi avanti nello sviluppo di nuovi farmaci che sembrano promettere bene in termini di prolungamento della sopravvivenza dei nostri pazienti.

Si consideri che nel volgere di pochi anni abbiamo visto l’approvazione, tanto negli USA quanto in Europa, di un numero di nuovi farmaci come mai si era visto nei 40 anni precedenti. Credo che la sfida più rilevante per gli esperti consista nell’imparare a usare al meglio questi nuovi farmaci sia per offrire cure il più efficaci possibile ai nostri pazienti che per minimizzarne le tossicità e gli effetti collaterali.

In questo periodo di numerosi ed evidenti progressi nella terapia della LMA. Quali sono i farmaci più promettenti?

Tra i farmaci già disponibili ricorderei la midostaurina che, in associazione alla chemioterapia, ha fornito interessanti risultati nel trattamento di forme di LMA con una particolare anomalia genetica nota come mutazione FLT3.

Tra i farmaci che a breve saranno disponibili citerei il Gemtuzumab Ozogamicina e il CPX-351.

Gemtuzumab Ozogamicina è un anticorpo monoclonale che in associazione alla chemioterapia ha mostrato di prolungare di circa 9 mesi la durata mediana della risposta in alcune categorie di leucemie mieloidi acute.

CPX-351 è una combinazione di due chemioterapici ben noti (citosina arabinoside e daunorubicina); utilizzando tecnologie molto sofisticate è stato possibile associare questi due farmaci in un solo composto. CPX-351 è molto efficace in forme particolari e molto aggressive di leucemie mieloidi acute, quelle che sono note come secondarie.

Nel panorama dei farmaci promettenti ricorderei anche Venetoclax. Si tratta di un farmaco al momento approvato dall’FDA, l’Agenzia per gli alimenti e i medicinali statunitense, ma non ancora dall’Agenzia europea del farmaco. Utilizzato in combinazione con farmaci ipometilanti o con basse dosi di citosina arabinoside ha fornito percentuali di risposte molto confortanti in pazienti di età superiore ai 60-65 anni e con forme di leucemia mieloide acuta molto aggressive.

Ultimo, ma non ultimo il tema della Leucemia Acuta Promielocitica che rappresenta il paradigma del ricorso alla terapia mirata. Infatti, il trattamento di alcune forme selezionate di tale leucemia è completamente libero da chemioterapia e si fonda sulla somministrazione di Acido Retinoico (un derivato della vitamina A) e Triossido di Arsenico (un derivato dell’arsenico). Tale combinazione terapeutica ha significativamente migliorato la sopravvivenza dei pazienti che ne sono affetti, comportando anche una drastica riduzione delle complicanze tipicamente associate all’uso della chemioterapia.

Quali sono i vantaggi in termini di un aumento di anni davanti e qualità di vita per i pazienti?

La qualità di vita dei pazienti è ormai un “end-point primario” negli studi clinici e in particolare in quelli che riguardano i pazienti di età superiore ai 60-65 anni. In questo senso, alcuni dei nuovi farmaci (ad esempio venetoclax) anche quando non in grado di indurre risposte complete e durature, possono determinare un significativo miglioramento della qualità di vita, ad esempio riducendo o abolendo il bisogno di fare trasfusioni. L’obiettivo ultimo rimane quello di consentire anche a pazienti in là con gli anni di condurre una vita il più possibile autonoma e indipendente, nel pieno mantenimento, quindi, della dignità della persona.

Si è appena concluso il Congresso della Società Europea di Ematologia. Quali sono le novità più rilevanti per la LMA?

A mio avviso gli aspetti più salienti riguardano il notevole impulso al potenziamento delle terapie immunologiche o immunoterapie. Si è parlato di nuovi anticorpi monoclonali con specifici meccanismi d’azione o di agenti immunologici, già noti perché utilizzati in altre forme di tumori, utilizzati in associazione a farmaci ipometilanti.

Sono stati anche presentati i risultati aggiornati di uno studio di fase III (Admiral) che confermano l’efficacia di un nuovo inibitore delle mutazioni di FLT3 (il gilteritinib) nel trattamento di alcune forme di LMA resistenti o recidivate.

 

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Mielodisplasie, importanza dell’accuratezza diagnostica e nuovi farmaci mirati

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

MielodisplasieProf.ssa Maria Teresa Voso
Professoressa associata di Ematologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Direttore f.f. U.O.C. Diagnostica Avanzata Oncoematologia del Policlinico di Roma Tor Vergata

Le mielodisplasie sono patologie che colpiscono prevalentemente gli anziani, quali sono i farmaci utilizzati in pazienti che presentano comorbidità?

Il trattamento dei pazienti con Mielodisplasie segue linee guida che tengono conto del tipo della MDS, dell’età del paziente e delle comorbidità. Nel contesto della terapia supportiva vi sono i fattori di crescita, quale ad esempio l’eritropoietina. Questa risulta efficace in circa il 50-60% dei casi di MDS a basso rischio e, migliorando l’anemia, induce anche un miglioramento della sintomatologia cardiologica, molto frequente in questi pazienti.

Per i pazienti con MDS ad alto rischio di evoluzione leucemica, si utilizza l’azacitidina che è un farmaco ipometilante, in grado di indurre una risposta clinica nel 50% dei casi.

Nei pazienti con MDS ad alto rischio, giovani, al di sotto dei 65-70 anni di età, che rappresentano la minoranza in questa patologia, il trattamento elettivo è il trapianto allogenico di cellule staminali, che può essere preceduto da una terapia citoriduttiva.

La ricerca sta facendo passi avanti nei trattamenti per le malattie ematologiche. Dobbiamo attenderci novità anche per le mielodisplasie?

Grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla possibilità di caratterizzare meglio la malattia dal punto di vista molecolare, la disponibilità di farmaci “mirati” sta diventando sempre più concreta. Infatti con gli studi di sequenza di ultima generazione è possibile identificare delle mutazioni del DNA, che possono essere “bersagliate” con farmaci specifici.

Fra questi vorrei citare gli inibitori delle mutazioni dei geni IDH1 e IDH2, che sono presenti nel 10-15% dei casi di MDS, e più recentemente l’inibitore delle mutazioni del gene P53, che è considerato il guardiano del genoma e che è mutato nel 10-15% dei pazienti. Altri farmaci, quali ad esempio il luspatercept, hanno mostrato particolare efficacia nelle MDS con sideroblasti ad anello, caratterizzate dalla mutazione di SF3B1, ma il meccanismo rimane sconosciuto.

In generale, anche nelle MDS come nelle leucemie mieloidi acute, trattandosi di malattie molto eterogenee dal punto di vista molecolare, è prevedibile che il trattamento dovrà essere diversificato in base al profilo individuale della malattia. L’eccezione sono i pazienti giovani in cui il trapianto allogenico non perderà il suo ruolo curativo ancora per molti anni, grazie anche al miglioramento della terapia supportiva in questo contesto.

Una diagnosi specifica e definita può cambiare la storia di una patologia. Ci sono novità per quanto riguarda la definizione della diagnosi delle mielodisplasie?

L’accurata definizione diagnostica permette di individuare bersagli terapeutici, ma non solo. Infatti, nella fase di diagnosi iniziale, in casi dubbi con citopenia isolata (anemia o piastrinopenia o neutropenia), cariotipo normale e scarse alterazioni morfologiche, le nuove metodiche di sequenziamento consentono di differenziare con elevata probabilità le vere MDS dalle forme non neoplastiche. In questi casi l’uso della citofluorimetria prima, e dell’NGS poi, permettono di evidenziare i casi con un numero di mutazioni >2 e con una prevalenza delle mutazioni superiore al 10% delle cellule, in cui la diagnosi di MDS è molto probabile.

Questi pazienti possono essere così differenziati da coloro in cui le citopenie sono di altra natura e non richiedono un monitoraggio ematologico intensivo. I LEA del 2016 hanno infatti riconosciuto il ruolo dello studio delle mutazioni nella diagnostica delle MDS e in altre neoplasie ematologiche, e speriamo che vengano presto recepiti da tutte le regioni italiane.

Si è appena concluso il Congresso dell'Associazione europea di ematologia. Quali sono state le novità più rilevanti per le mielodisplasie?

Le novità più rilevanti nelle MDS dall’ultimo congresso EHA riguardano la sempre più precisa definizione molecolare su grandi numeri di pazienti, e la presentazione dei risultati di alcuni protocolli clinici.

Nelle forme ad alto rischio sono stati infatti riportati i risultati di uno studio di combinazione di un farmaco orale, il rigosertib, con azacitidina, che sembra migliorare significativamente le risposte cliniche rispetto all’AZA da sola.

Nelle forme a basso rischio nell’ultimo anno sono stati resi noti i risultati dell’imetelastat e del luspatercept, due nuovi agenti che inducono miglioramento dell’anemia e trasfusione indipendenza nei casi resistenti a eritropoietina.

In particolare mi sembra importante ricordare i dati sul luspatercept che sono stati presentati anche all’ultimo congresso sulle MDS a Copenaghen. Questo studio ampio, di fase III, a cui hanno partecipato diversi centri italiani, fra cui anche il nostro, si è concluso recentemente e ha evidenziato buone probabilità di miglioramento dell’anemia e di ottenimento della trasfusione indipendenza nei pazienti con MDS e sideroblasti ad anello. I dati sono convincenti e potrebbero condurre all’approvazione del farmaco in tempi non troppo lontani. Questo rappresenterebbe un notevole supporto nei pazienti resistenti o intolleranti a eritropoietina, per i quali fino a oggi non avevamo una valida opzione terapeutica alternativa.

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