AIL punta ai giovani volontari, intervista fatta al prof. Sergio Amadori

Prof. Sergio Amadori

17 Luglio 2018

 

A parlare è Sergio Amadori,

Presidente Nazionale AIL
Professore Onorario di Ematologia Università Tor Vergata di Roma

Fonte: Vita

 

 

“Il mio scopo ora è coordinare e armonizzare le scelte e i progetti dell'AIL, ampliando e rafforzando le attività dell’associazione: il sostegno alla ricerca scientifica, l'assistenza domiciliare, le case alloggio e il supporto ai reparti di ematologia. In questa mia nuova avventura avrò accanto dei preziosi alleati, le migliaia di volontari che sono i veri protagonisti della nostra organizzazione”. Era stata questa la prima dichiarazione di Sergio Amadori appena eletto, il 5 maggio scorso, presidente nazionale dell'Associazione italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma.

Amadori è sempre più convinto della necessità di innovare una rete come quella di AIL, presente in tutta Italia con le sue 81 sezioni provinciali. “La nostra come altre associazioni ha bisogno di un rinnovo generazionale. Abbiamo dei fantastici volontari storici, ma è necessario che la partecipazione dei giovani non sia più frammentaria e occasionale. Per questo studieremo un modo per intergarli, partendo anche dalle scuole”. “Serve un cambio di passo”, insiste l’erede di Franco Mandelli, di cui era il vice, che tra i suoi progetti vede anche una maggior presenza nelle scuole superiori “attraverso le nostre associazioni provinciali penseremo a interventi sia informativi sulla salute sia sul valore del volontariato”.

Legati ai giovani anche una serie di progetti su sport e cancro. “Con Sognando Itaca da oltre dieci anni stiamo puntando sulla velaterapia. Per sviluppare questo filone contatteremo sia il Coni sia il Miur per formare al valore dell'attività fisica”.

Sul fronte associativo un altro aspetto fondamentale per il neo presidente è legato alle grandi campagne nazionali di raccolta fondi. “Da un lato spero che la riforma del Terzo settore aiuti a mettere ordine e semplificare, dall'altro credo che la carta vincente sia quella di preparare progetti importati da presentare a realtà come Fondazioni bancarie o imprese su cui fare sponda. Per esempio noi abbiamo il progetto delle cure domiciliari che va allargato a tutte le sezioni come pure le Case AIL che vorremmo riuscire a rendere più capillari così da averne una vicina a ogni centro ematologico”.

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