Leucemia linfoblastica acuta grandi passi avanti nella terapia grazie agli anticorpi monoclonali

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Prof. Fabrizio Pane
Professore Ordinario di Ematologia e Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti A.O.U. Federico II di Napoli

 

Leucemia linfoblastica acuta

In questi anni si è assistito a una rivoluzione nelle terapie per la cura delle leucemie. Quali sono stati i risultati più importanti per la leucemia linfoblastica acuta?

Negli ultimi anni uno dei risultati più significativi è stato sicuramente l’introduzione degli anticorpi monoclonali che hanno cambiato lo scenario terapeutico. Sono due i capifila: blinatumomab e inotuzumab ozogamicin.

Il primo è un anticorpo monoclonale bispecifico costituito da 2 anticorpi che si lega contemporaneamente alle cellule T del sistema immunitario e alle cellule B maligne. Blinatumomab crea un ponte tra il CD3, recettore espresso sulla superficie delle cellule T e il CD19, recettore presente sulla superficie delle cellule leucemiche B-linfocitarie. Il legame stimola le cellule linfocitarie T, dotate di attività litica nei confronti di agenti estranei, a riconoscere le cellule maligne e distruggerle. Il farmaco viene somministrato in infusione continua per 24 ore, tipicamente in 2 o 3 cicli 4 settimane di infusione ciascuno, di cui solo i primi giorni di terapia in ospedale e poi a casa portando la pompa di infusione del farmaco come uno “zainetto”. La terapia è in genere molto efficace e più del 65% deI pazienti che hanno fallito i trattamenti tradizionali vanno in remissione completa della malattia.

Inotuzumab ozogamicin è un anticorpo monoclonale che lega un potente chemioterapico che “trasporta" fino al bersaglio costituito da una proteina, l’antigene CD22 situata sulla membrana delle cellule leucemiche. L’anticorpo, dopo il legame al bersaglio, viene internalizzato dalla cellula leucemica insieme al chemioterapico a esso legato. Il risultato finale è il trasporto del chemioterapico all’interno delle cellule leucemiche con la loro distruzione. Questo anticorpo è indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule B CD-22 positivi, recidivata o refrattaria e per la leucemia linfoblastica acuta, positiva per il cromosoma Ph+. Viene somministrato con un’infusione classica, circa 2 ore per volta, fino a raggiungere il massimo effetto. Anche per questo anticorpo monoclonale i risultati in termini di ottenimento di remissione completa sono estremamente buoni anche in pazienti che hanno dimostrato refrattarietà a tutte le terapie tradizionali.

È da sottolineare che l’impiego di queste immunoterapie ha consentito di effettuare il trapianto di cellule staminali in una elevata percentuale di pazienti recidivati, con il risultato ultimo di ottenere un elevato tasso di guarigioni.

Questi farmaci, sono ora impiegati in studi clinici di prima linea in cui sono utilizzati in combinazione con la chemioterapia tradizionale per ottenere remissioni più lunghe e un aumento del tasso di guarigione.


Con la tecnologia Car - T sono stati ottenuti importanti risultati nella Leucemia linfoblastica acuta. Cosa possiamo aspettarci e con quali tempi?

La Car –T, Chimeric Antigen Receptor T-cell, è una tecnologia in grado di riprogrammare i linfociti T, manipolandone il genoma in modo da poter riconoscere selettivamente le cellule leucemiche mediante dei recettori chimerici sintetici per l’antigene.

La terapia si basa sul prelievo dei linfociti del paziente che vengono trattati in laboratorio, stabilizzati e reinfusi al paziente. I linfociti così modificati, non solo riconoscono selettivamente e con elevata efficienza le cellule leucemiche, ma al legame con queste ultime, sono attivati e si moltiplicano, amplificando l’efficienza della loro capacità anti-leucemica.

È una tecnica molto recente e con grandi potenzialità che deve però essere utilizzata in modo prudente e appropriato. La selezione del paziente è fondamentale e deve essere valutato attentamente il suo burden leucemico. Infatti l’attivazione dei linfociti CAR al contatto con le cellule leucemiche determina un potente rilascio di citochine che, oltre a danneggiare le cellule leucemiche e indurre la replicazione dei linfociti stessi, che sono gli effetti desiderati della terapia, può determinare dei rischi o danni al paziente. Questa sindrome da rilascio di citochine, provocata da un’eccessiva risposta immunitaria dovuta all’infusione dei linfociti T modificati, può dare origine a reazioni anche molto violente dell’organismo, che possono essere gestite efficacemente solo quando i pazienti sono seguiti in centri con grande esperienza clinica.

La Car – T è approvata a livello europeo, ma non ancora in Italia, e proprio per la sua complessità devono essere selezionati centri e laboratori in grado di portela gestire al meglio. Al momento nel nostro paese sono in corso alcuni studi clinici che ci aiuteranno a capire come utilizzarla nel modo migliore e a capire le sue potenzialità, identificando i centri in cui effettuarla.

Si è appena concluso il Congresso dell'Associazione Europea di Ematologia. Quali sono le novità maggiormente rilevanti in tema di Leucemia linfoblastica acuta?

In ematologia e non solo il cancro è sempre più curabile, soprattutto con le nuove strategie terapeutiche, e sono in aumento i trattamenti iper-mirati e specializzati: immunoterapia, terapie cellulari, anticorpi monoclonali, la nuova CAR-T.  Ad Amsterdam sono stati presentati risultati molto incoraggianti e di grande valore scientifico su studi con anticorpi monoclonali.

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Gillette Padel Vip Cup 2019 per AIL

Padel Vip Cup per AIL

Torna l'appuntamento più atteso del mondo del Padel, il primo torneo con il coinvolgimento di VIP. 

Dall'1 al 7 luglio sulla Piazza del Comune di Sabaudia

Gillette Padel Vip Cup quest’anno sosterrà AIL aderendo alla campagna dedicata all’Assistenza Domiciliare per i pazienti ematologici “Dona 1 km”.

"Dottore, quando posso tornare a casa?"

È la domanda più frequente che ogni paziente fa quando è ricoverato in ospedale. E, se è affetto da un tumore del sangue, per il quale sono necessarie lunghe cure, la risposta deve essere, quando possibile, affermativa.

È per questo che l’AIL ha lanciato la campagna “Dona un chilometro” dedicata al servizio di cure domiciliari, per offrire ai pazienti ematologici la possibilità di essere curati nella propria casa, circondati dall’affetto dei propri cari. Il chilometro rappresenta la distanza ideale che separa medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali dalle abitazioni dei pazienti.

I fondi raccolti nel corso del Gillette Padel Vip Cup contribuiranno a ridurre questa “distanza” e a garantire l’attivazione di nuovi servizi di cure domiciliari. Ad oggi la campagna ha raggiunto 8.176 km fornendo assistenza a 273 pazienti.

AIL opera sul territorio nazionale grazie all’attività di 81 Sezioni provinciali che collaborano in stretto rapporto con i Centri di Ematologia. Sono 42 i servizi di cure domiciliari finanziati in Italia (oltre 45.000 interventi a domicilio eseguiti in un anno). Il servizio consente ai malati di essere seguiti da personale specializzato nella propria abitazione, riducendo così i tempi di degenza ospedaliera e assicurando nel contempo la continuità terapeutica dopo la dimissione.

 

Curarsi nella propria casa, vicino ai propri cari, è un bene prezioso. E va sostenuto!

 

DONA 1 KM

 

Vuoi giocare a padel con i tuoi vip preferiti? 

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Se sei un appassionato di padel e vuoi partecipare, clicca qui.

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25 borse di studio per corso di perfezionamento "Infermieristica in Ematologia"

Si terrà presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II per l’anno accademico 2018-19, la III edizione del Corso di Perfezionamento in “Infermieristica in Ematologia”, diretto dal professor Fabrizio Pane.

Il Corso è aperto senza limiti d’età e di cittadinanza a tutti coloro che sono in possesso di Laurea Triennale in Infermieristica o altro titolo di studio equipollente (per ulteriori dettagli consultare il bando).

La formazione è infatti uno degli strumenti previsti dal Progetto Euriclea, ideato da AIL e volto allo sviluppo di una nuova figura infermieristica che divenga punto di riferimento e di supporto clinico e psicologico costante e concreto in tutto il percorso di cura dei pazienti affetti da o da altre malattie onco-ematologiche croniche. 

Per questa edizione AIL mette a disposizione 25 borse di studio per favorire la partecipazione al Corso di Perfezionamento del personale infermieristico che opera nei Centri Ematologici di tutta italia.

Scarica il bando:

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AIL PIANGE LA SCOMPARSA DEL PROF. LO COCO

Ci lascia un importante ematologo Italiano, Presidente del Comitato Scientifico AIL.
Grazie al suo lavoro e a quello del GIMEMA oggi la Leucemia Acuta Promielocitica si può curare senza chemioterapia.


Nato a Palermo nel 1955, Francesco Lo Coco si era laureato in medicina a Pisa nel 1981 e specializzato nel 1985 in Ematologia all’Università Sapienza di Roma con il Prof. Mandelli, uno dei suoi mentori.

Dal 1992 al 1994 è stato visiting researcher presso il Dipartimento di Genetica della Columbia University di New York, dove ha lavorato sulla patogenesi molecolare del linfomi.

Era Professore Ordinario di Ematologia e Direttore della UOC Laboratorio di Oncoematologica del Policlinico Tor Vergata di Roma, dove si occupava in particolare di caratterizzazione genetico-molecolare e terapia delle neoplasie ematologiche.

Era anche Presidente del Comitato Scientifico AIL e Coordinatore del Gruppo di Studio sulla Leucemia Promielocitica GIMEMA.

Nella sua carriera ha ricoperto ruoli di primaria importanza: era Chairman dell’Education Committee della European Hematology Association, membro dell'Editorial Board delle riviste Leukemia, Journal of Clinical Oncology ed Haematologica, dal 2000 al 2002 è stato Presidente della Società Italiana di Ematologia Sperimentale ed è stato componente della Commissione per la Ricerca Sanitaria del Ministero della Salute nel 2001 e nel 2002.

Il Professore ha firmato oltre 300 articoli originali su riviste internazionali e ha coordinato numerosi progetti di ricerca sulla genetica molecolare della Leucemia Acuta Promielocitica (LAP) e la Leucemia Acuta Mieloide (LAM).

Proprio nella lotta alla LAP il Professore ha ottenuto i maggiori successi della carriera. Nel 2013 il New England Journal of Medicine, una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, pubblica uno studio firmato dal Professor Lo Coco e da altri importanti ematologi del gruppo GIMEMA, sulla cura di questa rara forma di leucemia senza l’uso di chemioterapici. L’impegno del Professore contro questa malattia viene premiato 2018 a Stoccolma con il Josè Carreras Award, riconoscimento istituito in onore del tenore ammalatosi di leucemia nel 1987.

Ci lascia un grande medico e ricercatore, una persona che ha lottato in prima fila non solo per guarire i pazienti, ma anche per rendere migliore la loro qualità di vita. L’AIL tutta piange una perdita che non è solo dell’Associazione ma di tutta la comunità scientifica.

“Una notizia che mi spezza il cuore. Ci ha lasciato un uno dei più grandi medici ematologi che abbia mai conosciuto, un grande uomo ma soprattutto un amico sincero. Francesco era innamorato della sua professione e l’Ematologia ha avuto un salto di qualità grazie al suo meticoloso lavoro costante. Penso a giugno scorso quando, a Stoccolma, ricevette il prestigioso premio Jose Carreras Award per gli studi che hanno cambiato la storia della Leucemia Promielocitica Acuta; se oggi infatti è una malattia che può essere curata senza chemioterapia è merito suo. Ciao Francesco, porterò con me i tanti momenti passati insieme, momenti di complicità e di confronto. Ti ho sempre stimato e ribadisco che tutta la comunità scientifica ha perso un grande protagonista”.
Sergio Amadori, Presidente nazionale AIL

“Siamo diventati uomini e stavamo appena iniziando a diventare “anziani”, e tu sei uno di quelli che aveva raggiunto meritati e prestigiosi traguardi, per molti altri invidiabili e per molti inaccessibili. Le tue ricerche erano – sono e resteranno – famose nel mondo perché il tuo nome è legato alla scoperta della prima cura per guarire una leucemia senza usare la chemio – e questo ha un valore simbolico ineguagliabile nella storia della lotta dell’uomo contro i tumori. […] Caro Francesco, ti voglio bene e mi mancherai. Ci mancherai tanto. Avremmo avuto ancora tanto bisogno di te. Ti abbraccio con tutte le mie forze, mi pento per non averlo fatto più spesso prima perché te lo saresti meritato”.
Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli ONLUS e vicepresidente AIL (fonte sito www.gimema.it).

“Da quando sono arrivato qui in AIL, il tuo nome era nominato spesso. Ero curioso di sapere che tipo di persona fossi e quando ho avuto la fortuna di conoscerti (perché proprio di fortuna si tratta) l’ho capito. Un uomo elegante e gentile nei modi, professionale nella sostanza. Ripenso a tutti i successi che hai ottenuto e a quanti ne avresti potuto ottenere… Fare tua conoscenza mi ha arricchito professionalmente ed umanamente, eravamo tutti felici di averti a capo del Comitato Scientifico dell’Associazione, un ruolo nevralgico che ricoprivi con orgoglio e passione. Ci mancherai tanto Professore”.
Francesco Gesualdi, Direttore Generale AIL

“Un vuoto assurdo, incolmabile ed inaccettabile. Sul mio tavolo mille bigliettini: riunione con Lo Coco, ha chiamato Lo Coco, appuntamento con Lo Coco… ed ora? A fine giornata, quando compariva il numero 06 2090…. era lui, che con le sue mille idee, con il suo entusiasmo e la sua gentilezza di uomo elegante quale era… era? Ma come si fa a pensare al passato? Era? Chi? Francesco? Era? Francesco per noi… Un sarà!
Oggi, domani e chissà per quanto tempo ancora non avrò voglia di fare nulla, le scartoffie del Centro Dati mi danno fastidio… tutte tranne una: il nuovo protocollo sulla LAP che stavamo progettando. Una promessa a te, caro Francesco: lo faremo e sarà bellissimo come tu avresti voluto. Sarai sempre nei miei pensieri, ti voglio bene”.
Paola Fazi, Responsabile Centro Dati GIMEMA

“Francesco Lo Coco era per me prima di tutto un grande amico, una persona con cui ho condiviso un percorso professionale di oltre 30 anni. Abbiamo iniziato a collaborare nell’ambito degli studi GIMEMA, ci vedevamo e ci sentivamo spesso e così abbiamo continuato a fare fino a venerdì scorso. Era un uomo dotato di una grande onestà intellettuale, una caratteristica importante che rende vero un ricercatore e un medico e che non è scontato trovare nel nostro ambiente. Si perde una persona di valore incalcolabile e sono profondamente sconvolto per questa perdita”.
Fabrizio Pane, Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti, AOU Federico II di Napoli, membro del Comitato Scientifico AIL

“Buongiorno Enrico, come va?” Nei periodi più intensi della preparazione del protocollo APOLLO era la prima telefonata della giornata. Un rito quotidiano. 
Una mattina venne al GIMEMA, era molto presto, si sedette vicino a me e mi spiegò l’APL ad alto rischio. Una lectio magistralis privata. Un privilegio.
L’ho visto all’ultimo Congresso Europeo di Ematologia ricevere un riconoscimento prestigiosissimo. Ha legato il proprio nome, per sempre, a una malattia che ha reso curabile.
Chissà a cosa pensava quando ci ha lasciati.
Enrico Crea, Centro Dati GIMEMA

Passava tra i nostri banchi,
non da professore,
da studente curioso.
Se ne va un uomo buono, umile,
elegante, rispettoso del lavoro di tutti.
Centro Dati GIMEMA

“Francesco ci mancherai tantissimo. Abbiamo perso un Amico prezioso, un grande Scienziato, un Uomo ricco di umanità, sempre disponibile all’ascolto degli altri."
Giorgina Specchia, Direttore Unità Operativa di Ematologia con Trapianto Università degli Studi di Bari e membro del Comitato Scientifico AIL

“Cari Colleghi ed Amici, ieri ci ha lasciati il Professor Francesco Lo Coco, un grande medico e ricercatore dell’Ematologia Italiana, una scomparsa prematura e drammatica. Lui ed io abbiamo sempre avuto un bel rapporto personale e mi rimane ben presente non solo la sua serietà di ricercatore e la sua personale curiosità ad esplorare, ma anche la sua cultura, il suo garbo ed il suo sorriso. Nella mia fantasia evocava il ricordo di quella nobiltà siciliana dell’800, uomini sempre colti e affidabili nei modi. È davvero inutile che io cerchi le parole che in questi momenti non si trovano mai, la morte è il “mistero” e lascia tristezza e sgomento anche a chi come noi purtroppo è costretto a frequentarla. Credo di poter mandare a nome di tutti voi un forte abbraccio alla sua famiglia che in questo momento starà vivendo ore di grande dolore. Un abbraccio a tutti voi.”
Estratto dal messaggio inviato dal Presidente della Società Italiana di Ematologia, Paolo Corradini

"Nel suo insondabile mistero, l’improvvisa morte di Francesco mi lascia solo e desolato e nello stesso tempo mi consente di ritrovarlo accanto a me - ormai libero nell’assoluto presente del Padre - con quello spirito che animava in lui l’uomo colto, gentile e signorile. L’uomo che con la sua silenziosa opera di medico e scienziato ha condotto molte ricerche biologiche e geniali e innovativi studi clinici dai cui risultati molti hanno potuto ritrovare guarigione definitiva con terapie impensabili fino a pochi anni orsono. A tal confronto, sembra poca cosa il José Carreras Award conferitogli a Stoccolma durante il congresso della Società Europea di Ematologia per il suo eccezionale contributo alla conoscenza e alla cura della leucemia acuta promielocitica. Francesco l’ha accolto con non ostentata umiltà accomunando a sé quanti con lui avevano collaborato.
Impallidiscono alla luce del suo valore i ricordi personali. Il nostro lungo viaggio assieme al ritorno da San Paolo del Brasile molti anni fa. Il suo gentile invito a unirmi a lui per la colazione nel giorno della sua premiazione. L’abbraccio spontaneo e intenso che ci siamo scambiati quando, dopo la sua lettura, molti si accalcavano per complimentarsi del prestigioso riconoscimento. L’ultima telefonata pochi giorni fa, quando ci chiedesti di aiutarti a migliorare l’informazione per i pazienti sul sito dell’AIL.
Caro Francesco, ora ci attendi lì dove speriamo di ritrovarci con quanti abbiamo amato e ci hanno amato".
Francesco Rodeghiero, Fondazione Progetto Ematologia, Vicenza, membro del Comitato Scientifico AIL

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