Patologie e Terapie

LINFOMA: CARATTERISTICHE, DIAGNOSI E TERAPIE POSSIBILI

Gannaio 2016

Intervista a Massimo Federico
Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia 
di Francesca Romana Buffetti (Ematologia, settembre 2015)

1681927 federicoIl linfoma è un tumore del tessuto linfatico che può colpire tutti gli organi provvisti di struttura linfatica; rappresenta il 5% dei tumori. «Le cause - racconta il professor Massimo Federico, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia - non sono chiaramente riconosciute e sono tuttora oggetto di ricerca, ma si pensa che alcune infezioni (virali o batteriche), alcuni fattori ambientali (sostanze chimiche) e le malattie del sistema immunitario possano contribuire al processo di trasformazione dei linfociti in cellule tumorali, che danno origine al linfoma».

Esistono due gruppi di linfomi, i linfomi di Hodgkin e i linfomi non-Hodgkin. In Italia in un anno si manifestano circa 2000 nuovi casi di linfoma di Hodgkin e 15.000 nuovi casi di linfoma non-Hodgkin, categoria più eterogenea, che raggruppa circa 60 diversi sottotipi. «Il Linfoma di Hodgkin, è associato ad un'alta percentuale di guarigione e fu descritto per la prima volta nel 1832. I Linfomi non Hodgkin - prosegue il professore- invece, si presentano con forme molto diverse tra di loro. Fino a 40 anni fa le tecniche diagnostiche a disposizione permettevano di classificare i linfomi non Hodgkin solo come linfosarcomi o reticolosarcomi.

logo OMSDagli anni settanta in poi, invece, i progressi compiuti nel campo della immunologia hanno permesso di distinguere meglio i linfomi a seconda del tipo di linfocita coinvolto e della espressione di specifiche molecole sulla superficie delle cellule malate. Nel 2016 l'OMS dovrebbe pubblicare una ulteriore aggiornamento della classificazione dei linfomi. L'importanza di queste classificazioni? «Permettono di fare delle diagnosi sempre più corrette e intervenire, di rimando, con terapie più specifiche. Le indagini diagnostiche sono fondamentali per ottenere informazioni utili per scegliere le terapie più appropriate e maggiormente efficaci per il singolo paziente. Gli specialisti nella cura dei linfomi, ai quali si consiglia di rivolgersi al momento della diagnosi o del sospetto diagnostico, offrono oggi le migliori opportunità di cura e possono di conseguenza offrire le migliori chance di remissione e spesso di guarigione definitiva.

Le terapie attuali sono sensibilmente più efficaci: «Merito dell'introduzione di nuove classi di farmaci - spiega Federico - quali gli anticorpi monoclonali, gli immunomodulatori, e gli inibitori selettivi di specifiche vie metaboliche attive nelle cellule linfomatose. Oggi alcuni anticorpi monoclonali come l'Anti CD20 si sono rivelati fondamentali anche nella terapia di prima linea di molti linfomi a cellule B, ed altri, come l’Anti CD30, sono disponibili in caso di recidiva e molto probabilmente saranno presto utilizzabili già al momento della diagnosi. Significativo il ruolo dell'antigene CD30, il Brentuximab Vedotin, soprattutto nel trattamento del linfoma anaplastico a grandi cellule: «In questo caso, si tratta di una forma di linfoma molto raro, ma salito all'onore della cronaca proprio grazie al Brentuximab Vedotin, che si comporta come un vero e proprio cavallo di troia: entra nella cellula apparentemente come un gradito ospite, ma una volta all'interno libera una potente tossina capace di distruggere la cellula. Altre molecole, come la Lenalidomide e il Bortezomib (utilizzate anche per il trattamento del mieloma multiplo) si sono dimostrate capaci di aumentare sensibilmente la percentuale delle remissioni, quando opportunamente integrate con gli altri trattamenti disponibili. Pur non potendo dirsi privi di tossicità, quasi tutti i nuovi farmaci hanno effetti collaterali diversi rispetto alla chemioterapia, spesso meno debilitanti e hanno il vantaggio di potere essere somministrati per via orale e a domicilio (anche se sempre sotto controllo medico)».

Per concludere, possiamo certamente dire che oggi i linfomi si curano "più di ieri" ma ancora "meno di domani". Per fortuna le prospettive per il futuro sono promettenti: grazie ai nuovi farmaci speriamo, nel volgere di pochi anni, di potere disporre di trattamenti efficaci, senza chemioterapia. Ma per raggiungere questi obiettivi bisogna continuare a sostenere con convinzione la ricerca clinica, sia con risorse pubbliche ma anche con la generosità dei privati (...).



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