Patologie e Terapie

IL TEMPO: UN VALORE PER I CLINICI E I PAZIENTI

Gennaio 2016

Intervista a Giovanni Pizzolo
Professore di Ematologia dell’Università di Verona
di Elida Sergi (Ematologia, settembre 2015)

Il tempo. Una risorsa preziosa in generale, ancora di più per coloro che sono affetti da malattie del sangue, in particolare leucemie e linfomi.

Queste patologie sottraggono infatti, soprattutto ai pazienti più fragili come ad esempio gli anziani, anni di vita di qualità e in generale costringono tutti coloro che ne sono affetti a trascorrere ore in ospedale per le terapie, ore che di fatto sono rubate ad altre attività più utili o semplicemente più piacevoli. Sulle opzioni per migliorare e rendere più efficiente la gestione del tempo, soprattutto a livello terapeutico, gli ematologi si interrogano da molto, anche perche il "tempo" rappresenta un fattore rilevante non solo per i pazienti, ma anche per l'organizzazione dell'assistenza. Infatti, la riduzione dei tempi di somministrazione dei farmaci e quindi della permanenza dei pazienti in ospedale, consentirebbe di decongestionare le strutture ospedaliere ambulatoriali e il Day Hospital permettendo di trattare un maggior numero di pazienti abbattendo cosi le liste d'attesa.

sieA spiegarlo è Giovanni Pizzolo, professore di Ematologia dell'Universita di Verona. A questo importante tema, inoltre, sarà dedicato un lunch meeting tra esperti nell'ambito dei linfomi e della leucemia linfatica cronica organizzato a Firenze in occasione del Congresso Nazionale della Sie (Societa italiana di ematologia). Tra le aziende farmaceutiche, Roche ha dedicato la propria attenzione al tempo come risorsa preziosa per consentire ai pazienti di "guadagnarlo" rispetto alla malattia e alla sua gestione quotidiana e dando anche il proprio supporto, qualche mese fa, a una campagna informativa itinerante promossa dall'Associazione Nazionale Banche del Tempo che per tutto il 2015 vuole aumentare la consapevolezza delle persone sul linfoma non-Hodgkin e sul valore che il tempo ha per la gente comune e in particolare per le persone affette da questa patologia.

In particolare, a livello terapeutico, l'attenzione relativamente al tema del tempo - come spiega il professor Pizzolo - si focalizzerà su nuove opzioni terapeutiche disponibili, una già utilizzata da questa primavera nella pratica clinica quotidiana e dal punto di vista normativo autorizzata per certi tipi di linfoma, l'altra, invece, approvata a livello Europeo, ma in attesa del completamento del percorso autorizzativo da parte dell'AIFA, l'Agenzia Europea del Farmaco, previsto per il prossimo autunno, per la leucemia linfatica cronica.

logo AIFA"La prima è una nuova formulazione somministrabile per via sottocutanea di un anticorpo monoclonale che pur essendo altrettanto efficace rispetto a quella per via endovenosa consente un risparmio di tempo, perche per somministrarlo ci si impiega mezz'ora anziché 2-3 ore, fino ad arrivare a 4-5 per la prima somministrazione. Per una struttura ambulatoriale di Day Hospital è un vantaggio non tenere una poltrona occupata per 2-4 ore, perche nello stesso arco temporale si riescono a trattare almeno quattro/sei pazienti", spiega Pizzolo, che evidenzia come questo consenta anche "di migliorare l'organizzazione e di erogare le terapie nei tempi giusti, abbattendo le liste d'attesa"."II paziente, poi, sta meno in ospedale - aggiunge l'esperto- e per lui il vantaggio e indubbio".

Un'altra opzione terapeutica da poco approvata a livello europeo, ma ancora non disponibile in Italia, riguarda un trattamento per la leucemia linfatica cronica, che colpisce principalmente gli anziani e per la quale, quindi, occorre prestare attenzione alle comorbidità, cioè alle diverse altre patologie associate. Ciò comporta un'attenta valutazione del delicato equilibrio tra efficacia, tollerabilità e riduzione della tossicità. "Tra le opzioni terapeutiche più promettenti in questo contesto vi è l'associazione di un vecchio e ben tollerato farmaco, il clorambucile, con un anticorpo monoclonale di seconda generazione che ha permesso di ottenere ordini di grandezza di due anni e mezzo di sopravvivenza liberi dalla malattia (29 mesi) nella metà dei pazienti trattati, il doppio del tempo rispetto a rituximab". Inoltre, obinutuzumab, è questo il nome del nuovo farmaco, è ben tollerato rendendolo una valida arma in più per il trattamento di pazienti "difficili" come questi. 

 

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