Patologie e Terapie

LEUCEMIA ACUTA PROMIELOCITICA: GUARIRE È POSSIBILE

Gennaio 2016

Intervista a Francesco Lo-Coco
Professore Ordinario di Ematologia all’Università Tor Vergata di Roma
di Francesca Romana Buffetti (Ematologia, settembre 2015)

La Leucemia Acuta Promielocitica (LAP) è un sottotipo distinto di Leucemia Acuta Mieloide (LAM) che presenta caratteristiche patogenetiche, molecolari, fisiopatologiche e cliniche molto peculiari: «Si tratta di una varietà molto rara di leucemia acuta - spiega il Professore Francesco Lo Coco, Ordinario di Ematologia all'Università Tor Vergata di Roma. È stata studiata per la prima volta una cinquantina di anni fa, nel 1957 da Hillestad e successivamente descritta in maniera più dettagliata da Bernard e i suoi collaboratori nel 1959.

microscopioTra le leucemie, è la forma più aggressiva; genera problemi di coagulazione del sangue ed emorragie molto gravi e porta i pazienti al decesso in pochi giorni. Per questo motivo va affrontata con tempestività, sia per quanto riguardo la diagnosi che la terapia. Se contrastata in maniera corretta si può ottenere una percentuale di remissioni complete che si aggira intorno al 90-95%, una quota molto più alta rispetto a quanto si osserva nelle altre forme di Leucemie Acute Mieloidi.

In Italia, se ne diagnosticano circa 150 casi l'anno, laddove, considerando insieme le altre forme acute e quelle croniche, le leucemie colpiscono diverse migliaia di pazienti l'anno. La LAP può manifestarsi in tutte le età, dai bambini fino agli anziani, con un'incidenza mediana prevalente intorno ai 40 anni». Più frequentemente diagnosticata tra i latino-ispanici rispetto ai caucasici, a tutt'oggi non se ne conoscono né le cause e né i fattori di rischio: «Colpisce in maniera improvvisa e, proprio perché non se ne conoscono le cause, è impossibile fare della prevenzione - dice il professore .

Si presenta con dei sintomi abbastanza caratteristici: sanguinamenti, macchie emorragiche sulla cute, epistassi ed emorragie gengivali, accompagnati da sintomi più generici come febbre e spossatezza. In alcuni casi, i sanguinamenti possono riguardare anche gli organi interni, in particolare il sistema nervoso centrale e dunque essere molto gravi». Questo tipo di leucemia ha un'elevata tendenza emorragica a causa dell'accumulo, nel midollo osseo emopoietico e nel sangue periferico, di cellule in grado di produrre grandi quantità di sostanze che comportano una rapida e grave coagulopatia. Questo fenomeno a sua volta espone il paziente a un levato rischio emorragico associato, in misura minore, anche a un rischio trombotico. Per questo motivo è molto importante nella fase iniziale della gestione del paziente con LAP mettere in atto un'adeguata terapia di supporto, basata sulla trasfusione di concentrati piastrinici, di plasma fresco congelato e di emoderivati al fine di contrastare e riequilibrare i difetti della coagulazione. LAP

Altrettanto importante è completare rapidamente le indagini diagnostiche, ma va sottolineato che è opportuno iniziare il prima possibile la terapia specifica, l'unica in grado di correggere la coagulopatia, anche sulla base del solo sospetto clinico senza necessariamente attendere la conferma della diagnosi. Quest'ultima va comunque sempre richiesta, in particolare affidandosi a laboratori di lunga esperienza nella diagnostica molecolare oncoematologica.

Aggressiva e rara, dunque, la Leucemia Acuta Promielocitica è una patologia che, grazie anche al contributo dato negli ultimi 20 anni dalla ricerca italiana, a differenza di molte altre malattie rare ha un'alta percentuale di guarigione: «Questa forma di leucemia acuta può essere trattata con chemioterapia combinata con un acido retinoico, un derivato della vitamina A. In questo modo si arriva a una percentuale di guarigione vicina al 90%». La scoperta della sensibilità di questa forma di leucemia all'acido retinoico e lo sviluppo di schemi di trattamento che prevedono l'associazione dell'acido retinoico alla chemioterapia convenzionale, ha modificato drammaticamente la prognosi di questa malattia, che era fino a poco tempo fa considerata come la forma più temibile tra le Leucemie Acute Mieloidi e che è invece, oggi, considerata come la forma più curabile e guaribile, nonostante esista ancora una quota non irrilevante di pazienti che muore prima di poter iniziare una terapia.

GIMEMA

«È un trattamento - chiarisce il professor Lo Coco - che porta con sé tutti quegli effetti collaterali della chemioterapia (vale a dire stanchezza, disturbi digestivi, caduta dei capelli, nausea, vomito e via dicendo) che influiscono negativamente sulla qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie in particolare al contributo del gruppo co-operativo nazionale Gimema (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell'Adulto), è stato dimostrato il successo di una nuova strategia terapeutica per curare la Leucemia Acuta Promielocitica, basata esclusivamente su interventi mirati, senza trattamento chemioterapico e cioè soltanto con farmaci cosiddetti intelligenti. Si tratta di un importante passo avanti per l'utilizzo di terapie mirate in altre forme leucemiche, così da ottenere la massima efficacia nello sconfiggere le cellule maligne, riducendo in modo drastico gli effetti tossici per il paziente».

NEJM

Lo studio, condotto in collaborazione con due gruppi multi-centrici tedeschi (SAL e AMLSG) e coordinato dal professor Lo Coco, è stato pubblicato nel Luglio 2013 sulla più importante rivista medica del mondo, il New England Journal of Medicine. Una conquista, questa, che ha portato le guarigioni a superare la soglia del 90%: «Le recidive - conclude il professore - rappresentano non più del 10%. Ma la cosa importante da sottolineare è che grazie a questo nuovo trattamento, la Leucemia Acuta Promielocitica è diventata un modello, un precedente che può ispirare altre cure mirate per sconfiggere la leucemia e i tumori, un vero e proprio paradigma in oncoematologia».

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