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Leucemia Mieloide Acuta

Foto leucemia mieloide acuta

Generalità

La Leucemia Mieloide Acuta (LMA) è una malattia caratterizzata dalla proliferazione di cloni di cellule staminali ematopoietiche che non hanno completato il processo di maturazione. Queste cellule (blasti) lentamente rimpiazzano il normale tessuto ematopoietico nel midollo, alterando la produzione delle altre cellule (globuli rossi, piastrine e granulociti), per poi entrare nel circolo sanguigno ed infiltrarsi in altri organi.

La LMA è una malattia molto eterogenea, sia dal punto di vista clinico che dal punto di vista del profilo biomolecolare. Come in molte altre patologie non sono chiare le cause primarie che originano una LMA e in questi casi la malattia viene definita come LMA primaria.

Esistono però dei fattori di rischio conosciuti, come l’esposizione a radiazioni ionizzanti, agenti chimici tossici o la presenza di rari disordini genetici predisponenti, che se presenti nella storia clinica del paziente fanno catalogare la malattia come LMA secondaria.

È inoltre possibile che la malattia si sviluppi a distanza di qualche anno da trattamenti chemioterapici o che sia il frutto dell’evoluzione di una precedente Sindrome Mielodisplastica.

Dal punto di vista molecolare la malattia è molto complessa e caratterizzata da numerosi danni genetici che cooperano per lo sviluppo della patologia. Le più recenti ricerche hanno evidenziato come alcune di questi sembrino più importanti di altri nel dare origine alla malattia.

In generale i danni genetici possono essere divisi in due tipi: quelli dovute a traslocazioni cromosomiche, quindi spostamenti di sezioni più o meno estese di cromosoma, e quelli dovuti a mutazione di un singolo gene. Nonostante tutto non è stato ancora identificato un unico fattore come responsabile diretto della LMA.

Incidenza

La LMA ha un’incidenza stimata in circa 3-4 casi per 100.000 persone per anno ma, essendo una malattia tipica dell’età avanzata, può arrivare anche a circa 10 casi per 100.000 persone per anno nella popolazione al di sopra dei 65 anni (70% dei casi totali). La malattia si presenta ad un’età media di circa 60 anni.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata a seguito di specifiche analisi e raramente la malattia viene identificata nel corso di prelievi di routine perché, spesso, il numero di globuli bianchi non varia in modo tale da destare allarme.

Altri sintomi possono essere inizialmente molto generici o comuni a malattie come l’influenza. Nel corso del tempo, a causa dell’espansione del numero di blasti, tendono a comparire sintomi più importanti come debolezza, difficoltà respiratorie sotto sforzo e la comparsa di ecchimosi, piccole emorragie e febbre.

La diagnosi si basa sull’integrazione dei risultati dati dalle indagini di tipo morfologico, citochimico, immunofenotipico, citogenetico e molecolare.

Secondo i criteri della World Health Organization (WHO), la diagnosi di LMA viene effettuata quando la percentuale di blasti supera il 5% in un campione di sangue periferico (20% in un campione di midollo osseo).

Terapia

La terapia si svolge con uno schema che prevede un’induzione, mirata all’ottenimento della remissione di malattia, seguita dalla terapia di consolidamento e mantenimento. Ad alcune categorie di pazienti, in relazione alla risposta clinica alle terapie, viene proposto il trapianto di cellule staminali.

Un importante fattore di valutazione della strategia terapeutica da adottare è legato all'età del paziente e al suo stato di salute generale.

I miglioramenti ottenuti negli ultimi anni sono soprattutto dovuti al perfezionamento delle terapie di supporto, utili per prevenire e curare le complicanze causate dalla malattia e degli stessi trattamenti chemioterapici.

Fattori prognostici

Le numerose mutazioni citogenetiche e molecolari incidono sulla prognosi in vario modo, sia positivo che negativo. Vista la loro eterogeneità e la complessità della valutazione clinica globale dello stato di malattia, non è utile in questo ambito menzionarli, in un senso o in un altro.

Particolarità

La LAM si può presentare anche in età pediatrica, ma è decisiva la presenza di difetti genetici come, ad esempio, la sindrome di Down che aumenta il rischio di sviluppare la malattia di oltre 10 volte.

Ricerche future

Sono in fase più o meno avanzata di studio diversi tipologie di farmaci “intelligenti”, cioè diretti verso uno specifico bersaglio molecolare. Gli inibitori di FLT3 e delle tirosin chinasi sono alcuni esempi di cui si stanno attendendo i risultati delle ricerche in corso.

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