Mielofibrosi idiopatica

Foto leucemia mielofibrosi idiopatica

Generalità

La Mielofibrosi Idiopatica (MI) è una Neoplasia Mieloproliferativa Cronica (NMC) caratterizzata da fibrosi midollare, splenomegalia e anemia.

La MI è caratterizzata da due componenti, una cellulare ed una fibrotica. La componente cellulare deriva dalla trasformazione neoplastica di una cellula staminale emopoietica e la susseguente proliferazione dei cloni neoplastici. La seconda componente è identificata nei fibroblasti e nell’anomala produzione di fibre di collagene all’interno del midollo. La responsabilità di questa produzione di fibre è però a carico degli stessi cloni neoplastici che attivano segnali stimolatori in tal senso.

Le cause alla base di questa malattia non sono note. Esistono però prove che mettono in relazione l’esposizione a radiazioni ionizzanti o a benzene e l’insorgenza della malattia.

La malattia è sostanzialmente asintomatica nella prima fase, motivo per cui viene spesso diagnosticata nel corso di normali analisi di controllo, o può dare dolori addominali e disturbi del microcircolo. Quando la fase fibrotica prende il sopravvento, anche i sintomi clinici aumentano e si ampliano. Possono quindi apparire: febbre, perdita di peso, dolori ossei e sudorazione notturna. Con il decorso della malattia possono apparire anche anemia, trombosi e/o la compromissione della milza.

La malattia ha un andamento cronico ma i dati di sopravvivenza sono i peggiori nel gruppo delle NMC, inferiori a quelli della Policitemia Vera e Trombocitopenia Essenziale.

La malattia può evolvere in crisi blastica, una condizione clinica molto simile a una Leucemia Acuta, o entrare in una fase accelerata pur senza trasformazione in leucemia. Altre possibili complicazioni che incidono sul decorso della malattia sono le trombosi e infezioni.

Incidenza

L’incidenza della malattia è bassa (stimata in circa 0,5-1,3 casi su 100000 persone) e rientra nella definizione di malattia rara.

Diagnosi

Nella gran parte dei casi la malattia viene diagnosticata durante delle normali analisi di controllo.

L’età media in cui viene effettuata la diagnosi si aggira sui 60-65 anni. Solo un 10% del totale dei pazienti presenta un’età inferiore ai 55 anni.

La diagnosi viene effettuata seguendo i criteri stabiliti dalla WHO (World Health Organization) che richiede l’accertamento di diversi fattori: aspetti morfologici, clinici, genetici e istopatologici. L’istopatologia è essenziale per valutare lo stato di fibrosi del midollo e definire il grado di malattia. All’aumentare dello stato fibrotico si ha la contestuale diminuzione delle cellule nel midollo.

Prognosi e fattori prognostici

Considerata la variabilità delle possibili complicazioni, è fondamentale attribuire un fattore di rischio al paziente, basato sullo stato della malattia e sulle possibili cure richieste.

Lo stato mutazionale è simile a quello della Trombocitopenia Essenziale (mutazione di JAK-2, CALR, MPL), ma in questa malattia l’assenza di tutte le mutazioni (triplo negativo) è un fattore che peggiora la prognosi.

Terapia

La modulazione della terapia deve prendere in esame lo stato di malattia e il rischio calcolato. Il fattore di rischio viene calcolato tramite un sistema internazionale (IPSS o DIPSS) e distingue 4 categorie di rischio: basso, intermedio 1, intermedio 2, alto.

In un paziente a rischio basso, per esempio, la terapia sarà essenzialmente di tipo palliativo, mentre per rischi più elevati la terapia è mirata a contrastare i sintomi clinici (anemia, splenomegalia, trombocitosi, ecc.) con trattamenti che vanno dalla mielosoppressione al trapianto di cellule staminali.

Particolarità

In una prima fase la MI potrebbe essere confusa con una Leucemia Mieloide Cronica. In caso di dubbio, l’accertamento sulla eventuale presenza del cromosoma Philadelphia, tipico della LMC, indirizza la diagnosi.

Ricerche future

Inibitori di Jak-2 e ulteriori nuovi farmaci sono in sperimentazione.

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