Consigliata la terza dose di vaccino anti Covid per i pazienti oncoematologici

PAZIENTI FRAGILI, UNA PRIORITà

I primi a ricevere la terza dose di vaccino anti-covid, a partire dal 20 settembre, sono stati i pazienti trapiantati e immunodepressi. È quanto ha stabilito il Ministero della Salute con una circolare del 14 settembre scorso. Grazie alle Associazioni e al lavoro della comunità scientifica, che ha dimostrato la maggiore fragilità di questi soggetti di fronte all’infezione da Coronavirus, i pazienti immunocompromessi continuano ad essere una priorità nel piano vaccinale nazionale. In molti ci hanno quindi chiesto informazioni aggiornate e sicure sulla terza dose, in particolare sulla possibile tossicità e sulle categorie per le quali è indicata. Per rispondere a queste richieste AIL ha intervistato il Professor Paolo Corradini, Presidente della Società Italiana di Ematologia, Direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Professore Ordinario di Ematologia dell’Università Statale di Milano.

Professore, qual è la sua opinione sulla somministrazione della terza dose di vaccino ai pazienti onco-ematologici?

I pazienti che stanno facendo trattamenti immunosoppressivi o reduci da un trapianto di cellule staminali emopoietiche, possono beneficiare di questa terza dose di vaccino. Il motivo sostanziale è questo: diversi studi, tra cui uno italiano da noi realizzato, dimostrano che il 50% di questi pazienti, una percentuale che può arrivare fino all’80% per chi assume Rituximab, dopo la seconda dose non ha sviluppato anticorpi protettivi. Esiste poi un recente studio francese che ha valutato l’effetto della terza dose in chi ha effettuato un trapianto e non si è immunizzato con due somministrazioni. Sebbene il numero dei pazienti coinvolti sia limitato, 50 in tutto, i risultati sono chiari: la dose ‘booster’ è ben tollerata, non ha causato problemi e nella metà dei pazienti è stata in grado di far salire gli anticorpi ad un livello protettivo. Io credo quindi che per i pazienti fragili di tipo onco-ematologico ma anche per altre categorie di soggetti fragili che il Ministero ha identificato, la terza dose sia senza dubbio un’opportunità anche perché per ora tutti i dati in nostro possesso indicano che non ci sono tossicità legate alla vaccinazione. Preciso che per la platea cui ci riferiamo verranno somministrati solo i due vaccini COVID-19 a mRNA, non ci saranno altre possibilità.

SIE e Gitmo, lo scorso febbraio, hanno elaborato delle linee guida per la Vaccinazione per COVID-19 nei pazienti con malattie del sangue e sottoposti a trapianto di cellule staminali. Queste regole rimangono valide anche per la terza dose?

Direi di sì, anche perché il documento elaborato da SIE e GITMO specifica più che altro che in pazienti sottoposti a certe terapie, se fatto troppo presto il vaccino risulta inefficace, non parla di tossicità o rischi. Tornando alla sua domanda, queste in generale sono le categorie di interesse per AIL che hanno diritto alla terza dose e che sono state individuate anche dal Ministero della Salute:
• trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
• terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR-T);
• patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
• immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich, immunodeficienza comune variabile etc.);
• immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);
• dialisi e insufficienza renale cronica grave;
• pregressa splenectomia,

Che consigli si sente di dare alle famiglie e ai caregiver in relazione a questa nuova vaccinazione?

Consiglio di suggerire al congiunto malato di fare la terza dose, come di fare anche il vaccino anti-influenzale. Un altro aspetto importate è poi continuare a rispettare le misure di sicurezza e di igiene come l’utilizzo della mascherina, il distanziamento e la disinfezione delle mani. Uno studio che abbiamo condotto con l’Università di Varese ha dimostrato infatti che su 700 pazienti vaccinati, la metà dei quali non aveva il titolo anticorpale, solo 2 hanno sviluppato l’infezione da Covid-19. Questi risultati dimostrano due cose:
• i soggetti vaccinati, anche in assenza di anticorpi specifici, possono sviluppare un’immunità cellulare, ovvero produrre linfociti capaci di uccidere le cellule infettate dai virus;
• la vaccinazione dei familiari e le norme comportamentali e igieniche che da sempre i pazienti immunocompromessi rispettano (utilizzo della mascherina, disinfezione delle mani, prudenza nei contatti con esterni), hanno funzionato in maniera pazzesca nel ridurre l’infezione in una popolazione fragile.

 

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