Il racconto di Sabrina, infermiera che assiste a domicilio i pazienti più a rischio nell’emergenza COVID-19

Assistenza Domiciliare AIL
GARANTIAMO A DOMICILIO GLI STESSI SERVIZI DEL DAY HOSPITAL EMATOLOGICO

Siamo una squadra di 7 professionisti, 5 infermieri e 2 medici, tutti sostenuti dalla Sezione AIL di Vicenza e anche in un periodo così difficile per il sistema sanitario, garantiamo l'assistenza a domicilio per i pazienti più fragili: malati gravi, persone non autosufficienti, anziani e chi non può andare in ospedale per le terapie.

Durante l’emergenza Covid-19 il servizio di cure domiciliari è stato potenziato e ci è stato chiesto di assistere un numero crescente di pazienti per limitare lo spostamento delle persone immunodepresse e ridurre il rischio dei contagi. Uno sforzo che facciamo con piacere: ci occupiamo di prelievi, trasfusioni di sangue e piastrine, chemioterapia sottocutanea, consegna di farmaci e assistenza infermieristica di tutti i tipi. Grazie a protocolli specifici possiamo garantire a casa gli stessi servizi di un Day Hospital Ematologico.

Oggi più che mai le cure domiciliari sono fondamentalI perché da una parte riducono notevolmente il rischio contagio per i pazienti immunodepressi e per i caregiver, dall’altra perché evitano un sovraccarico dei Day Hospital ospedalieri e una concentrazione troppo alta di persone nei presidi sanitari.

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Ma un altro aspetto che voglio sottolineare è l’enorme beneficio psicologico che traggono i pazienti da questa tipo di assistenza. Io curo in domiciliarità i malati ematologici dal 2009 e posso dire che le cure a casa sono il futuro: si vive la malattia in maniera completamente diversa, il paziente può restare vicino ai cari, in un ambiente conosciuto, a contatto con i punti di riferimento quotidiani. Lo stress è fortemente ridotto anche perché non si passano ogni volta sei o sette ore in ambulatorio in attesa. Il miglioramento della qualità di vita è così grande che alcuni malati hanno avuto bisogno di meno trasfusioni da quando sono curati a casa, perché la malattia si combatte anche con la testa, non solo con le medicine. 

Ma la cosa più bella del mio lavoro sono i pazienti e le loro famiglie, che ci accolgono con gioia e gratitudine ripagandoci di qualsiasi sforzo. Siamo come una grande famiglia e mi piange il cuore non poterli abbracciare e confortare come vorrei. Ci separa il virus e il gran numero di dispositivi di protezione che dobbiamo usare, una vera e propria vestizione. E allora cerchiamo di dirci tutto con gli occhi, perché il viso è coperto dalle mascherine. E guardandoci ci diciamo che insieme ce la faremo.

 

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