La ricerca scientifica non si ferma nell'emergenza, anche grazie ad AIL

Foto del Prof. Nicola Giuliani, ematologo
VALUTARE LA RISPOSTA IMMUNITARIA PER PROTEGGERE MEGLIO I PAZIENTI

Nicola Giuliani è Professore Associato di Ematologia e Dirigente Medico presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e si occupa in particolare, sia come attività di ricerca che clinica, di pazienti con Mieloma Multiplo e Gammopatie Monoclonali. Il professore, grazie al sostegno dell’AIL di Parma e ad una raccolta fondi attivata sul territorio, è in procinto di avviare uno studio scientifico della durata di circa un anno che ‘simula’ l’ingresso del Coronavirus (SARS-CoV-2) nelle cellule del sistema immunitario dei pazienti con Mieloma Multiplo per studiare la risposta antivirale dei malati all’infezione. Lo abbiamo intervistato per capire come funziona la ricerca e quali sono gli obiettivi che si propone di raggiungere.

Professore, come riuscirete a simulare l’ingresso del virus nelle cellule dei pazienti?

Quello che faremo in laboratorio è riprodurre in un vettore la proteina responsabile dell'ingresso del virus nella cellula ospite (glicoproteina Spike) ma non in grado di replicare. Grazie a questo modello simuleremo l'effetto del virus in cellule ottenute da campioni di sangue periferico e midollare dei pazienti con Miloma Multiplo (MM) e MGUS (Gammopatia Monoclonale di significato incerto). In questo modo riusciremo a verificare se i linfociti dei soggetti sono in grado di indurre una risposta anticorpale al Coronavirus e studiare in che modo si attivano le citochine, responsabili delle manifestazioni più gravi della malattia da coronavirus COVID-19.

Qual è l’obiettivo della ricerca che lei coordina?

Con questo studio ci proponiamo appunto di comprendere l’interazione del virus con il sistema immunitario sia in soggetti non immuno-compromessi, cioè  affetti da MGUS, sia in pazienti immuno-compromessi perché affetti da MM. L’obiettivo finale è identificare i malati più a rischio di sviluppare l’infezione per poterli proteggere nel migliore dei modi. Al momento, infatti, non abbiamo informazioni certe sullo sviluppo della malattia da Coronavirus COVID-19 nei pazienti ematologici e questo studio è un primo passo verso l’individuazione di risposte.


Perché è importante che la ricerca scientifica non si fermi, soprattutto in questa emergenza?

Anche in questo periodo le malattie ematologiche non si fermano, così non devono fermarsi i nostri sforzi per trovare la maniera migliore di proteggere i pazienti più fragili dalle complicazioni della mallattia Covid-19. Bisogna evitare che gli sforzi terapeutici che si fanno per cercare di curare le patologie ematologiche vengano vanificati dal Coronavirus. E abbiamo bisogno del contributo di tutti per farlo.

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