Il futuro? Portare le cure a casa del paziente

Il Dottor Claudio Cartoni
A CASA CURE MIRATE E IN TOTALE SICUREZZA

Il Dottor Claudio Cartoni Dirige l’Unità Cure Palliative e domiciliari di Ematologia del Policlinico Umberto e dal 1995 si occupa di assistenza a domicilio dei pazienti ematologici. Ci ha spiegato come il grande errore, prima e durante questa emergenza da Covid-19, sia stato sottovalutare l’impatto positivo in termini economici e qualitativi sul Sistema Sanitario Nazionale svolto dalle cure a domicilio.

Perché le cure domiciliari per i pazienti ematologici sono importanti, anche e soprattutto in questa fase 2?

"Anche in questa nuova fase di emergenza molte strutture ospedaliere hanno chiesto di ridurre il più possibile l’accesso dei malati per evitare di creare nuovi focolai infettivi. Questa limitazione vale soprattutto per i pazienti fragili o immuno-compressi, più esposti al rischio di contrarre la malattia da Covid-19. Le cure domiciliari sono quindi un’ottima risposta di tipo organizzativo e clinico alle richieste che vengono da ambulatori e Day Hospital.

Già dal 1993 AIL ha iniziato a portare a casa del paziente ematologico una serie di servizi medici, infermieristici e di supporto psicologico e sociale. Le malattie ematologiche, infatti, presentano spesso un decorso cronico-evolutivo e colpiscono molte volte soggetti di età avanzata, al di sopra dei 65 anni, affetti da altre patologie. In questo tipo di pazienti, fragili o non auto-sufficienti,  è importante oggi più che mai garantire una continuità terapeutica a casa. 

In assenza di cure domiciliari, infatti, i malati devono rivolgersi ai day hospital o all’ambulatorio, organizzare il trasporto fino all’ospedale e soprattutto sopportare lunghe attese per eseguire un prelievo o una trasfusione, esponendosi al rischio di infezione.

Le richieste di prestazioni a domicilio sono quindi cresciute nell’emergenza. Come si sta muovendo AIL per rispondere a queste nuove necessità? 

In Italia sono 42 le sedi provinciali AIL che erogano le cure a domicilio e tutte hanno mantenuto attivo il servizio anche nell’emergenza COVID-19. Non solo, di queste 42, il 40% ha potenziato l’assistenza domiciliare per rispondere alle richieste crescenti di ambulatori e Day Hospital.

Le sezioni si sono trovate davanti due problemi principali: uno di ordine economico, vale a dire la necessità di impiegare un numero maggiore di professionisti, e uno di ordine organizzativo, ovvero l’adeguamento ai nuovi protolli di sicurezza e di presa in carico del paziente. In particolare è stato difficile reperire i dispositivi di protezione personale (mascherine, schermi, guanti, tute) necessari per proteggere operatori, malati e famiglie. Queste criticità sono state risolte con successo grazie al supporto di una rete di professionisti e di solidarietà che AIL è riuscita a consolidare negli anni.

Quali prestazioni si portano a casa del paziente con le cure domiciliari?

Innanzi tutto il servizio di cure domiciliari, in contatto costante con il centro ematologico di riferimento, garantisce al malato la continuità terapeutica, parliamo di visite mediche, somministrazione a casa di emotrasfusioni, farmaci antibiotici, antiemorragici, antidolorifici e, in alcune realtà, anche farmaci antineoplastici (antitumorali n.d.r.) per via parenterale. Fondamentali sono poi le prestazioni infermieristiche con visite ed esecuzione di prelievi ematici e il supporto psicologico e sociale, importante per sostenere sia i pazienti che i familiari nella battaglia contro un tumore del sangue.

Nel futuro si può e si deve immaginare un paziente curato a casa, che accede all’ospedale solo per procedure urgenti o chirurgiche?

Durante l’emergenza COVID -19 tanti nodi del Sistema Sanitario Nazionale sono venuti al pettine e uno di questi è sicuramente il mancato investimento nel settore delle cure domiciliari e della continuità di cura ospedale-territorio. Mai in come in questo momento si è visto che il sistema ha fallito perché non ha spostato a casa del paziente molte prestazioni non emergenziali, ingolfando così i reparti ospedalieri.

È necessario quindi, sull’onda di questa crisi, ripensare il sistema sanitario decentrando molti servizi a casa del paziente, con grande vantaggio sia delle strutture ospedaliere, i cui carichi di lavoro sono eccessivi, sia per la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.

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Il Dottor Claudio Cartoni Dirige l’Unità Cure Palliative e domiciliari di Ematologia del Policlinico Umberto e dal 1995 si occupa di assistenza a domicilio dei pazienti ematologici. Ci ha spiegato come il grande errore, prima e durante questa emergenza da Covid-19, sia stato sottovalutare l’impatto positivo in termini economici e qualitativi sul Sistema Sanitario Nazionale svolto dalle cure a domicilio 
 
Perché le cure domiciliari per i pazienti ematologici sono importanti, anche e soprattutto in questa fase 2?
 
In questa nuova fase di emergenza Covid-19 molte strutture ospedaliere hanno chiesto di ridurre il più possibile l’accesso dei malati per evitare di creare nuovi focolai infettivi. Questa limitazione vale soprattutto per i pazienti fragili o immuno-compressi, più esposti al rischio di contrarre la malattia da Covid-19. Le cure domiciliari sono quindi un’ottima risposta di tipo organizzativo e clinico alle richieste che vengono da ospedali e Day Hospital.
 
AIL già dal 1994 AIL ha iniziato a portare a casa del paziente ematologico una serie di servizi medici, infermieristici e di supporto psicologico e sociale . Le malattie ematologiche, infatti, presentano spesso un decorso cronico-evolutivo e colpiscono molte volte soggetti di età avanzata, al di sopra dei 65 anni, affetti da altre patologie. In questo tipo di pazienti, fragili o non auto-sufficienti,  è importante oggi più che mai garantire una continuità terapeutica a casa. 
 
In assenza di cure domiciliari, infatti, i malati devono rivolgersi ai day hospital o all’ambulatorio, organizzare il trasporto fino all’ospedale e soprattutto sopportare lunghe attese per eseguire un prelievo o una trasfusione, esponendosi al rischio di infezione.
 
Le richieste di prestazioni a domicilio sono quindi cresciute nell’emergenza. Come si sta muovendo AIL per rispondere a queste nuove necessità? 
 
In Italia sono 42 le sedi provinciali AIL che erogano le cure a domicilio e tutte hanno mantenuto attivo il servizio anche nell’emergenza COVID-19. Non solo, di queste 42, il 27% ha potenziato l’assistenza domiciliare per rispondere alle richieste crescenti di ambulatori e Day Hospital.
 
Le sezioni si sono trovate davanti due problemi principali: uno di ordine economico, vale a dire la necessità di impiegare un numero maggiore di professionisti, e uno di ordine organizzativo, ovvero l’adeguamento ai nuovi protolli di sicurezza e di presa in carico del paziente. In particolare è stato difficile reperire i dispositivi di protezione personale (maschere, schermi, guanti, tute) necessari per proteggere operatori, malati e famiglie, formare gli operatori   Queste criticità sono state risolte con successo grazie al supporto di una rete di professionisti e di solidarietà che AIL è riuscita a consolidare negli anni.
 
 
              Quali prestazioni si portano a casa del paziente con le cure domiciliari?
 
Innanzi tutto il servizio di cure domiciliari, in contatto costante con il centro ematologico di riferimento,  garantisce al malato la continuità di cure eseguendo visite mediche  somministrando a casa emotrasfusioni, farmaci antibiotici, antiemorragici, antidolorifici e, in alcune realtà,  anche farmaci antineoplastici per via parenterale. Fondamentali sono poi le prestazioni infermieristiche con visite ed esecuzione di prelievi ematici e il supporto psicologico e sociale, importante per sostenere sia i pazienti che i familiari nella battaglia contro un tumore del sangue.
 
              Nel futuro si può e si deve immaginare un paziente curato a casa, che accede all’ospedale solo per procedure urgenti o chirurgiche?
Durante l’emergenza COVID -19 tanti nodi del Sistema Sanitario Nazionale sono venuti al pettine e uno di questi è sicuramente il mancato investimento nel settore delle cure domiciliari e della continuità di cura ospedale-territorio. Mai in come in questo momento si è visto che il sistema ha fallito perché non ha spostato a casa del paziente molte prestazioni non emergenziali,  ingolfando così i reparti ospedalieri.
È necessario quindi, sull’onda di questa crisi, ripensare il sistema sanitario decentrando molti servizi a domicilio del paziente, con grande vantaggio sia delle strutture ospedaliere, i cui carichi di lavoro sono eccessivi, sia  per la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.
 
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