Medicina personalizzata e immunoterapia, una vera rivoluzione nella lotta ai tumori del sangue.

Prof. Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL
 

In un futuro prossimo non si parlerà solo di leucemie, linfomi e mieloma, ma della leucemia di Maria, del linfoma di Paolo o del Mieloma di Carla. Sembra un’utopia ma questa è la direzione che sta prendendo la ricerca contro il cancro, sia che si parli di tumori solidi che di tumori del sangue.

 

Ogni neoplasia è diversa non solo in base all’organo che colpisce, ma anche in base alle alterazioni molecolari o genetiche che la generano e che possono essere diverse a seconda del paziente. Ecco perché è superata l’idea di una sola cura che valga per tutte le persone affette dallo steso tipo di tumore. Il futuro sono le terapie personalizzate e la medicina di precisione che hanno dato e stanno dando risultati incredibili a livello di efficacia e di durata della risposta.

 

 

Abbiamo intervistato il Prof. Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL , in occasione della 15° Giornata Nazionale per la lotta contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Tante sono le inziative in programma per questa manifestazione, in particolare la conferenza stampa in streaming Conferenza stampa “Linfomi, innovazione e qualità della vita. Nuovi trattamenti per i linfomi aggressivi e indolenti. Le CAR-T nuove prospettive di cura”. Proprio prendendo spunto dai temi trattai nel corso di questo meeting scientifico, che è stato trasmesso in diretta sui canali digitali AIL mercoledì 17 giugno, il Prof. Amadori ci parla dei progressi della ricerca scientifica nella lotta a leucemie, linfomi e mieloma.

 

Professore, ci racconti quali sono le intuizioni che hanno portato a rivoluzionare il trattamento nei tumori del sangue negli ultimi 15 anni.

 

Faccio una breve premessa. Le leucemie,i linfomi e il mieloma sono malattie molto diverse tra loro,con prognosi e percorsi di cura che differiscono a volte in maniera radicale. Parliamo di patologie che non hanno un solo organo bersaglio come i tumori solidi e che spesso non prevedono la possibilità di intervenire chirurgicamente. Il che rende il percorso di cura molto complesso. Ma tutti questi tumori hanno una cosa in comune, una caratteristica che ha permesso di rivoluzionare l’approccio terapeutico.

 

 

Grazie alla ricerca si è scoperto che alla base di ogni tumore del sangue c’è quasi sempre una determinata alternazione genetica o molecolare che compromette il corretto funzionamento delle cellule. Questo ha portato a due grandi intuizioni: ogni neoplasia ha delle caratteristiche molecolari diverse, che possono variare da paziente a paziente, in sostanza è ‘unico’ e come tale va trattato; è possibile creare in laboratorio farmaci intelligenti che riconoscano proprio quella specifica alterazione e che quindi colpiscano selettivamente solo le cellule tumorali. Ecco come sono nate le terapie personalizzate o di precisione in ematologia.

 

 

Lo sviluppo di questo approccio ha portato nel tempo ad un’evoluzione e una rivoluzione nel trattamento dei tumori del sangue, anche a livello di risultati. Fino a 20 anni fa l’unica arma a disposizione di un ematologo era la chemioterapia, un mix di farmaci citotossici che impedisce la proliferazione delle cellule tumorali ma che colpisce allo stesso modo tessuti sani e malati, con effetti collaterali molto pesanti.

 

 

A differenza della chemioterapia, il farmaco intelligente o a bersaglio molecolare è invece selettivo, più efficace e molto più tollerabile. È infatti dotato di un ‘detector’ o recettore creato in laboratorio che gli permette di individuare e neutralizzare solo le cellule malate e questo si traduce in risposte migliori e più durature alla terapia e in un incremento notevole della qualità di vita del paziente.

 

 

Questi trattamenti di precisione hanno permesso di raggiungere risultati incredibili nel trattamento di molte patologie. Faccio degli esempi. La Leucemia Mieloide Cronica era una malattia fatale per tutti i pazienti in un arco di 4 o 5 anni, oggi grazie all’assunzione di un farmaco intelligente i malati hanno la stessa aspettativa di vita di un coetaneo sano; la Leucemia Acuta Promielocitica era una malattia fulminante e solo il 20% dei pazienti superava la fase emorragica iniziale. Oggi oltre il 96% dei malati guarisce con farmaci chemio-free. Negli ultimi 10 anni la sopravvivenza dei pazienti affetti da Mieloma Multiplo è raddoppiata grazie all’utilizzo combinato di diversi farmaci intelligenti.

 

 

Purtroppo per diversi tumori del sangue non abbiamo ancora individuato le basi molecolari o citogenetiche della malattia, per cui un approccio di questo tipo non è applicabile ancora a tutte le patologie. Ma continueremo ad impegnarci e a finanziare la ricerca affinché questo possa succedere.

 

Un altro filone molto promettente della ricerca in ematologia è l’immunoterapia, in particolare le terapie con cellule Car-t. Può spiegarci di cosa si tratta?

 

Accanto alle terapie personalizzate e intelligenti l’ematologo ha a disposizione come ‘arma’ anche le immunoterapie. Oggi sappiamo che ognuno di noi produce ogni giorno dei piccoli cloni tumorali che il nostro sistema immunitario è in grado di individuare e neutralizzare. In alcuni soggetti , però,questo non avviene e le cellule malate proliferano. Grazie alla ricerca, sono stati messi a punto dei farmaci in grado di risvegliare dal sonno i linfociti del soggetto malato affinché si attivino contro le cellule neoplastiche. I risultati in questo settore devono essere ancora perfezionati ma i dati finora in nostro possesso sono estremamente promettenti, in particolare per la terapia a base di cellule Car-T.

 

 

Ma di cosa parliamo? Le Car-t cells non sono altro che i Linfociti T prelevati dal paziente e riprogrammati in laboratorio, dove vengono armati di un ‘cannone’ antitumorale, il Car-t appunto. Si tratta di un recettore di superficie che è in grado, quando i linfociti modificati vengono infusi nel paziente, di riconoscere il tumore ed attaccarlo. La sperimentazione di questa terapia è ormai in atto in tutto il mondo e i risultati sono molto promettenti: oggi sappiamo che le Car-T sono in grado di indurre risposte anche durature nel 50%-60% di pazienti che non hanno altre opzioni terapeutiche. Parliamo quindi di persone destinate ad una morte certa.

 

 

Queste terapie hanno una però tossicità molto alta e possono essere somministrate solo a pazienti che hanno una buona condizione fisica. Bisogna quindi selezionare con attenzione i soggetti eleggibili perché le complicanze legate all’infusione possono anche essere fatali.

 

Per citare lo slogan della Giornata Nazionale AIL, molte vite ricominciano dalla ricerca. Ma la strada è ancora lunga…

 

Ci sono molte malattie per le quali non esiste ancora una cura definitiva, riusciamo a cronicizzarle ma non a guarirle, come nel caso del Mieloma Multiplo ad esempio. Per questo bisogna continuare a finanziare la ricerca scientifica, perché può salvare e salva moltissime vite ogni anno.

 

 

In questa fase 3 dell’emergenza Covid-19, uno dei nostri obiettivi principali è proprio dare un grande e nuovo impulso alla ricerca clinica, che ha sofferto non poco durante gli ultimi mesi. Un paese senza ricerca è un paese senza futuro e uno degli impegni di AIL è proprio quello di sostenere e riattivare tanti progetti di studio che hanno subìto una battuta d’arresto.

 

 

Per farlo il nostro impegno non basta. In questo 2020, in cui tanti fondi sono venuti a mancare ad AIL e alle sue sezioni provinciali per l’impossibilità di scendere in piazza con le Uova di Pasqua, il 5x1000 è una linfa vitale che ci permetterà di ripartire più forti di prima. Basta una firma,che non costa nulla, per aiutarci a costruire il futuro dei pazienti ematologici grazie a terapie innovative e sempre più efficaci.

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