Nasce la prima scuola nazionale di formazione AIL per i volontari

IMPARARE AD AIUTARE GLI ALTRI

Volontari sereni, consapevoli e competenti, capaci di affrontare e risolvere le più diverse situazioni. È questo l’identikit del volontariato del terzo millennio, che diventa sempre più cruciale per la ripresa e lo sviluppo del Paese e chiede considerazione per il suo ruolo. L’AIL - Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma risponde prontamente alle nuove domande e istituisce la prima Scuola Nazionale di Formazione AIL per Volontari, con il supporto non condizionante di Pfizer.

 AIL SEMPRE VICINA AI PAZIENTI

«La cura del benessere del volontario è la cura del benessere dell’Associazionedichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL – L’organizzazione vuole che i suoi volontari siano sereni e responsabili, vuole accrescere la cultura del dono solidale e potenziare le fila dei suoi volontari. Mettere a punto programmi di formazione specifici e linee guida omogenee da nord a sud del Paese è la strategia vincente. La Scuola nasce dopo un lungo lavoro, grazie all’esperienza maturata dai volontari più esperti e dalle competenze delle psicologhe AIL. Vogliamo che essa diventi punto di riferimento per quanti desiderano avvicinarsi alla nostra organizzazione e che consenta quell’ulteriore salto di qualità che oggi è richiesto al Terzo settore».

La Scuola di Formazione, da Bolzano a Ragusa, ha l’obiettivo di insegnare i principi e i valori fondamentali del volontariato per realizzare in maniera efficace la mission dell’Associazione. Il programma di studio comprende tre giornate di lavoro ogni due settimane, una formazione di base tenuta da volontari esperti, da psicologi e personale sanitario e, per le giovani leve, incontri formativi, colloqui e tutoraggio con supervisione delle attività. La tendenza è verso la continuità formativa.

«È un lavoro complesso e molto delicato quello del volontario, il cui ruolo è cresciuto nel tempo; si capisce allora come tutto questo debba essere affrontato non solo spinti dalla leva umanitaria e dalla solidarietà ma supportato da una certa professionalità – afferma Giuseppe Toro, Presidente AIL Palermo-Trapani e Responsabile della Scuola di Formazione – Il volontariato non è più improvvisazione. Tutte le fasi del percorso di cura sono momenti cruciali e a volte spinosi, non basta essere motivati. Riteniamo che il volontario nell’attuale società, per essere pronto a compiere la sua missione, debba avere una adeguata preparazione psicologica, igienico-sanitaria oltre che scientifica».

 

NECESSARIO UN RICONOSCIMENTO, ANCHE ISTITUZIONALE, DEL VOLONTARIATO

«Il volontariato ha una vocazione nascosta che è quella di affermare e diffondere dentro la società di cui è parte quel principio di fraternità e di reciprocità che lo contraddistinguonosostiene Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Politiche Socialinon basta dire ‘solidarietà’. La specificità del volontariato è la pratica del principio di reciprocità, un principio fondamentale che altro non è che la traduzione pratica del principio di fraternità. Il volontario non dona soldi, dona se stesso. Ecco allora la necessità di una Scuola, non solo strumento di formazione, ma costruttrice di un pensiero che vada al di fuori delle aule e che possibilmente arrivi a tutti gli ambiti della vita associata, perché il volontariato ha bisogno soprattutto di essere riconosciuto per quel che è, prima ancora che per quel che fa».

La dimensione della gratuità, unita alla responsabilità civica e a un forte desiderio di condivisione, produce riflessi positivi e crea interrelazioni con ogni altro ambito della vita sociale, va oltre i confini.

 «Il Terzo settore è stato usato per troppo tempo come ruota di scorta, come strumento per colmare i vuoti del welfare, ancora oggi spesso la politica non ascolta le sue richiestefa notare Marco Damilano, Direttore de L’Espresso Ma l’Italia di domani non può fare a meno del volontariato e sarà fatta di enti no profit, imprese, cittadini e volontari. Per questo, il volontariato deve uscire dagli schemi tradizionali pur conservando i suoi valori, deve uscire dai soliti confini e diventare una realtà che include e accoglie».

 

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