Vaccino anti Covid-19: l’impegno AIL per i pazienti e le famiglie

RISPONDERE IN MODO RAPIDO ALLE ESIGENZE DEI MALATI

Sono molti i dubbi e le incertezze dei pazienti e delle famiglie di fronte al vaccino anti Covid-19, non solo riguardo la sicurezza del medicinale ma anche sulle tempistiche di somministrazione e sull’eventuale inclusione delle famiglie tra le priorità del piano vaccinale. Per fare chiarezza abbiamo intervistato sull’argomento il Prof. Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL.

Professore quali sono le richieste principali che provengono dal mondo dei pazienti e dei caregivers?

Prima di tutto i pazienti hanno bisogno di essere correttamente informati, perché la domanda più frequente è se il paziente possa essere vaccinato in sicurezza e se anche i familiari debbano vaccinarsi con priorità. La risposta ormai è chiara, come dimostra la presa di posizione di tutte le più importanti società scientifiche italiane e internazionali: il vaccino è sicuro anche nei soggetti fragili e i malati onco-ematologici, che vanno spesso incontro ad importanti e gravi complicanze in caso di infezione da Coronavirus, devono essere considerati una priorità, al pari di medici e personale sanitario.

Le osservazioni scientifiche finora raccolte ci dicono che chi ha un tumore del sangue ed è in trattamento può essere sottoposto alla vaccinazione perché il sistema immunologico, anche se sconta un certo grado di immunosoppresione, è in grado di montare una risposta sufficiente per impedire al virus di contagiarlo. AIL sta quindi facendo pressione, assieme ad altre associazioni, affinché i pazienti ematologici entrino nelle priorità del piano vaccinale. Ma non solo. Ci stiamo battendo affinché anche i familiari e i caregiver vengano vaccinati al più presto. Questa strategia, detta del ‘bozzolo’ o ‘Cocoon’, permetterebbe al malato di trovarsi in un ambiente covid-free poiché la cerchia dei contatti a lui più vicina sarebbe protetta dal virus.

Che consiglio o messaggio vuole lanciare in questo momento achi lotta contro un tumore del sangue?

Innanzi tutto di non avere paura del vaccino perché non è rischioso, quello che potrebbe succedere nel peggiore dei casi è che non ci sia una risposta immunitaria ottimale. Altro consiglio che posso dare è quello ascoltare sempre, in caso di dubbi, il proprio ematologo. Ci sono effettivamente un ristretto numero di casi in cui il vaccino non è consigliabile. Per esempio ai pazienti sottoposti ad un trapianto allogenico, che hanno un quadro immunosopressivo molto profondo, si consiglia di aspettare dai tre ai sei mesi dal trapianto per sottoporsi al vaccino. Lo stesso discorso può valere per soggetti che seguono terapie fortemente immunodepressive, ad esempio chi ha un Linfoma e viene curato con anticorpi monoclonali che vanno ad azzerare le cellule B destinate alla produzione degli anticorpi. Anche in questo caso la vaccinazione potrebbe dare risultati non ottimali e bisogna attendere qualche tempo primo di poterla fare. Ma queste sono eccezioni limitate e circoscritte, il messaggio che deve passare è che il malato onco-ematologico anche in cura con la chemioterapia deve essere vaccinato e deve avere la priorità nel piano vaccinale, assieme a famiglie e caregiver.

Cosa sta facendo AIL per portare queste istanze all’attenzione delle istituzioni?

AIL si sta muovendo su più fronti:

• ha fatto sentire la voce e la ragione dei pazienti attraverso il gruppo di pressione nato dalla richiesta FOCE, Federazione degli Oncologi, cardiologi ed Ematologi, e sottoscritto da 600 associazioni per chiedere priorità ai soggetti fragili immunodepressi nella vaccinazione anti-covid;

• abbiamo scritto ufficialmente al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità, al Consiglio Superiore di Sanità e alla Conferenza delle Regioni per chiedere che la priorità alla vaccinazione possa essere estesa ai familiari conviventi e ai caregiver per creare un bozzolo protettivo ad esempio laddove la persona immunodepressa non sia vaccinabile per età (minori di 16 o 18 anni a seconda del vaccino) o per valutazioni cliniche;

• attraverso i gruppi pazienti partecipiamo e ad incontri di approfondimento di livello internazionale per raccogliere informazioni e scambiare esperienze e abbiamo sottoscritto l’appello di ESMO che chiede la vaccinazione prioritaria per tutti i malati di cancro.

Il nostro impegno è costante e miriamo ad ottenere risposte certe a breve, anche in vista della possibile approvazione da parte dell’EMA del vaccino Astrazeneca che metterebbe a disposizione molte nuove dosi. Parallelamente, per rispondere alla grande richiesta di informazioni e ai dubbi dei pazienti e delle famiglie, abbiamo potenziato i nostri servizi di consulenza attivando tutti i giorni il numero verde AIL 800 62 25 24 e lo sportello sociale,. Il nostro obiettivo come sempre è lo stesso: non lasciare mai soli i pazienti.

 

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