LLC: terapia continua o a tempo definito?

Nella leucemia linfatica cronica (LLC), capire se la terapia debba essere continuativa o possa avere una durata definita è un tema centrale per molti pazienti. Lo studio CLL17, presentato al congresso dell'American Society of Hematology del dicembre 2025, ha confrontato per la prima volta in modo diretto questi due approcci nelle persone alla prima diagnosi, valutando efficacia e profondità di risposta. I risultati indicano che strategie diverse possono offrire benefici comparabili e aprono la strada a scelte più personalizzate, con la possibilità, in alcuni casi, di periodi liberi da trattamento.

Per chi convive con la leucemia linfatica cronica (LLC) uno dei dubbi più frequenti riguarda la durata della terapia: è un trattamento per tutta la vita o può essere a tempo limitato? Dal congresso ASH arrivano nuovi dati che sembrano dare finalmente una risposta. Lo studio CLL17 ha confrontato, per la prima volta in modo diretto, terapie continue e terapie a durata fissa nei pazienti con LLC alla prima diagnosi.

Cos’è la LLC?

È una forma di leucemia a crescita lenta, che colpisce soprattutto le persone adulte e anziane. Molti pazienti convivono con la malattia per anni, alternando periodi di trattamento e periodi di pausa.

Due strategie a confronto

Lo studio ha coinvolto oltre 900 pazienti con LLC mai trattata prima, suddivisi in tre gruppi:

Terapia continua

  • Ibrutinib, assunto ogni giorno finché funziona e viene tollerato

Terapie a durata fissa (circa 1 anno)

  • Venetoclax + obinutuzumab

  • Venetoclax + ibrutinib

L’obiettivo era capire se le terapie a tempo definito fossero altrettanto efficaci di quelle continue

Cosa si intende per terapia continua e terapia fissa?

“Terapia continua”:

È una cura che va assunta senza una data di fine prestabilita, finché controlla la malattia o non provoca effetti collaterali importanti.

“Terapia a durata fissa”

È un trattamento programmato per un periodo definito (di solito 12 mesi), al termine del quale la terapia viene sospesa e il paziente entra in una fase di osservazione.

 I risultati principali: efficacia simile, approcci diversi

Dopo circa 3 anni di osservazione ecco i risultati.

  • Il controllo della malattia è simile: circa 8 pazienti su 10 erano liberi da progressione della malattia in tutti i gruppi, indipendentemente dal tipo di trattamento.

  • Le remissioni profonde più frequenti si raggiungono con le terapie a tempo definito: le terapie a durata fissa hanno portato più spesso a una remissione completa e alla scomparsa della malattia rilevabile con test molto sensibili (MRD-negatività).

  • La sopravvivenza è elevata in tutti i gruppi: a 3 anni, oltre il 90% dei pazienti era vivo, indipendentemente dalla strategia scelta.

Lo studio indica che le terapie a durata fissa possono offrire un’efficacia comparabile a quelle continuative: i regimi con venetoclax (con obinutuzumab o ibrutinib) hanno dato risultati simili a ibrutinib assunto continuativamente.

Cosa vuol dire malattia minima residua non rilevabile?

Significa che, con esami molto sensibili, non si trovano più cellule leucemiche nel sangue o nel midollo. Raggiungere questo risultato è associato a risposte più profonde e durature.

Perché questo studio è importante per i pazienti?

Questi risultati aprono la strada a scelte terapeutiche più personalizzate, perché:

  • non tutti devono necessariamente assumere farmaci a vita;

  • una terapia a durata fissa permette periodi liberi da trattamento;

  • meno farmaci nel lungo periodo possono significare meno effetti collaterali cumulativi;

  • il paziente può scegliere, insieme al medico, l’approccio più adatto al proprio stile di vita.

In altre parole, non esiste un’unica strategia valida per tutti, ma più opzioni efficaci tra cui scegliere.

 

Uno sguardo al futuro

Lo studio CLL17 dimostra che oggi la LLC possa essere gestita come una malattia sempre più controllabile, grazie a strategie terapeutiche diverse ma capaci di offrire benefici comparabili. In questo scenario, per molti pazienti la possibilità di concludere il trattamento dopo un periodo definito non è solo un dato clinico; significa anche alleggerire l’impatto sulla quotidianità e sul benessere psicologico.

La ricerca, intanto, prosegue nella stessa direzione: ampliare le opzioni disponibili e rendere il percorso di cura più personalizzabile, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di chi convive con la patologia.

Fonte: Al-Sawaf O, et al. Abstract n. 1 – Presentato al 67° Congresso Annuale ASH tenutosi il 6-9 dicembre 2025 a Orlando, Florida (USA).