Nutrire il corpo, sostenere la terapia: l’importanza della salute nutrizionale in oncoematologia

Intervista a Marianna Borriello, biologa nutrizionista di AIL Salerno, per parlare dell'importanza del servizio di supporto nutrizionale per i pazienti oncoematologici.

Pubblicato il: 30/07/2026

Prendersi cura di quello che si mette in tavola è importante per tutti, ma in oncoematologia ha un peso ancor più grande. La qualità della nutrizione, in particolar modo quella di soggetti fragili come i pazienti oncoematologici, è un aspetto determinante nella risposta alla patologia: un paziente ben nutrito è un paziente su cui le terapie sono più efficaci.

AIL è tra le prime associazioni di settore ad essersi posta il problema di organizzare e consigliare linee guida sulla nutrizione in ambito ematologico: attualmente sono 18 le sezioni con un servizio nutrizionale attivo, per un totale di circa 900 pazienti seguiti su questo fronte in tutta Italia. Ma anche grazie ai fondi del 5x1000 contiamo di rendere questo servizio sempre più capillare.

Abbiamo intervistato Marianna Borriello, biologa nutrizionista di AIL Salerno, per parlare dello stato dell'arte del tavolo e capire perché prendersi cura della salute nutrizionale dei pazienti oncoematologici sia così fondamentale.

In cosa consiste il supporto nutrizionale per i pazienti e perché è così importante?

La letteratura scientifica ha ampiamente documentato la relazione bidirezionale tra nutrizione e patologie oncologiche. Oggi sappiamo che circa il 40% dei tumori più comuni hanno un’associazione con fattori di rischio modificabili, tra cui anche lo stile di vita e le abitudini alimentari. Per fare uno specifico – e doveroso – riferimento alle patologie oncoematologiche, si osserva che, ad esempio, una dieta ricca di verdura e frutta, unita all’integrazione di acido folico e di alcune vitamine come la vitamina B9, risulta inversamente associata al rischio di leucemia acuta infantile, o che ancora, l’allattamento al seno svolge un ruolo protettivo documentato.

Viceversa, osservando gli effetti dell’obesità relativi alle patologie oncoematologiche, questi sono associati a esiti più probabili di sviluppare una patologia e a un aumento della mortalità in questo tipo di pazienti leucemici. Una dieta pro-infiammatoria è associata allo sviluppo di alcuni tipi di linfoma, mentre una maggiore aderenza alla dieta mediterranea si associa a una riduzione del rischio. Anche in casi di trapianto, il monitoraggio dello stato nutrizionale risulta essere fondamentale per incidere in modo favorevole sugli esiti dello stesso.

Lo stato della nutrizione, in particolar modo quella di soggetti fragili come i pazienti oncoematologici, è un aspetto importantissimo e determinante nella risposta alla patologia e alle terapie: un paziente ben nutrito è un paziente su cui la terapia è più probabile che sia efficace.

Da un punto di vista psicologico, il supporto nutrizionale è importante anche per i familiari, che, consapevoli di un percorso nutrizionale dedicato al proprio caro, sono sollevati da una delle tante preoccupazioni che hanno in questo percorso sulla gestione della dieta. Ultimo ma non meno importante, in questo contesto, risulta prioritaria anche la tracciabilità del cibo che mangiamo (come viene coltivato, da dove viene…) per la sua capacità nutritiva.

In quale fase del percorso terapeutico viene proposto questo supporto e quali sono i suoi benefici?

Come da direttive diagnostico terapeutiche regionali (PDTA), bisogna prendere in carico il paziente in un percorso nutrizionale da subito, possibilmente, ancor prima di avviarlo alle terapie. Questo perché se il paziente è ben nutrito l’approccio alla terapia può essere più efficace, in caso di pazienti, invece malnutriti, potrebbe anche presentarsi il rischio di non riuscire a utilizzare lo strumento terapeutico.  Preservare i pazienti dalla malnutrizione risulta fondamentale sin dai primissimi passi.

Cosa sta facendo AIL per sostenere questo servizio del tavolo nutrizionale?

AIL è tra le prime associazioni di settore a porsi il problema di organizzare e consigliare linee guida per la nutrizione in oncoematologia, un argomento molto più delicato della nutrizione in oncologia “generale”, in quanto si ha a che fare con un paziente mediamente più fragile.

Facendo un primo screening sul territorio per vedere quale fosse la situazione attuale del servizio, finora legata semplicemente alla bontà e alla sensibilità delle sezioni, ci siamo resi conto che le risposte tornate dal questionario erogato, raccontano che sul territorio noi abbiamo solo 18 sezioni con un servizio nutrizionale attivo. In questo momento, in tutto lo Stivale seguiamo circa 900 pazienti.

Le altre sezioni che hanno risposto (circa 45 in totale), in realtà non hanno un servizio nutrizionale per diversi motivi, soprattutto la scarsità di risorse, sebbene si siano poste il problema. Ci troviamo dunque in un momento in cui potrebbe essere utile cominciare a occuparci di questi motivi, così da risolvere i limiti che impediscono a queste sezioni di avviare un percorso nutrizionale.

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