Cagliari: una giornata di sogni e sorrisi ad Asseminello.

Il Cagliari Calcio sposa la solidarietà.

Pubblicato il: 14/05/2026

Maggio 2026: il secondo incontro.

Ci sono giornate che non si misurano in minuti o nel risultato finale di una partita, ma nei sorrisi ritrovati e nella leggerezza che, anche solo per qualche ora, riesce a sostituire il peso della malattia. Il progetto "Donare Esperienze" è tornato a fare tappa al centro sportivo del Cagliari Calcio, trasformando l'allenamento della prima squadra in uno straordinario strumento di inclusione e in un momento di normalità per chi sta affrontando un percorso di cura.

A fare gli onori di casa è stata Elisabetta Scorcu, Football Social Responsibility Officer del Club, che ha voluto sottolineare come aprire le porte a queste iniziative significhi «dare concretezza a un calcio che va oltre il terreno di gioco. Quando diciamo "Una terra, un popolo, una squadra", per noi non è solo uno slogan, ma un vero e proprio credo. Sappiamo di avere una responsabilità anche sociale ed è per questo che portiamo avanti progetti che nascono nel territorio, per il territorio e con il territorio».

Tra i protagonisti sul campo c'era anche Guendalina, ex paziente, che ha preso parte alla giornata per portare un messaggio di profonda fiducia nel futuro: «Essere qui oggi, per me, significa prima di tutto scegliere di esserci. Essere presente accanto a chi sta affrontando, o ha affrontato come me, uno dei percorsi più difficili della propria vita. Ho sempre detto che i medici mi hanno ridato la vita, mentre la ricerca mi sta aiutando a viverla. Ed è proprio grazie alla ricerca che possiamo guardare avanti».

Un benessere e un entusiasmo che sono saltati subito all'occhio anche a Paolo Angioni, medico e consulente scientifico di AIL Cagliari, che ha vissuto la mattinata accanto ai partecipanti: «È stata una giornata davvero bellissima. Me ne sono accorto osservando ciò che spesso vale più delle parole: gli sguardi, la postura, il tono della voce, la gestualità. C'era serenità e voglia di condividere, emozioni autentiche che confermano quanto sia importante offrire occasioni come questa».

Iniziative del genere, del resto, hanno un valore umano immenso che va ben oltre la raccolta fondi, fondamentale per sostenere la ricerca e sviluppare nuove terapie. Come ha spiegato Luigi Trudu, consigliere di AIL Cagliari, «pensiamo a un paziente ematologico che trascorre mesi in una camera sterile, lontano dalla propria quotidianità. Se normalmente cerchiamo di portare il mondo dentro quella stanza, oggi accade qualcosa di ancora più speciale: simbolicamente portiamo il paziente fuori, lo mettiamo in campo. E quando succede questo possiamo davvero dire che si gioca in dodici. La cosa più bella è che, a fine partita, vincono tutti».

Perché ci sono esperienze che riescono a curare l'anima, creando connessioni e ricordando a ogni paziente che, dentro e fuori dal campo, non è mai solo.

Uniti per la speranza.

Gli incontri al centro sportivo di Assemini confermano quanto il calcio possa essere una medicina potente per l'anima, capace di unire generazioni diverse – dai nonni ai nipoti – sotto la bandiera della solidarietà. Come sussurrato da molti, a fine giornata: "speriamo di poterlo ripetere presto, con il Cagliari sempre nel posto che merita". Perché, in campo come nella vita, la vittoria più grande è non lasciarsi mai soli.

Il racconto del primo incontro.

Un’accoglienza da campioni. Il 17 aprile 2025 i cancelli del Centro Sportivo di Assemini si sono aperti per accogliere una delegazione speciale di AIL Cagliari: pazienti, ex pazienti e volontari, uniti dalla voglia di condividere un momento di leggerezza fuori dal contesto ospedaliero.

L’entusiasmo è stato immediato. Ad accogliere il gruppo nella Hall, la Coppa Italia vinta dalla Primavera, simbolo di un futuro radioso che si intreccia con il presente della prima squadra. Sotto un sole splendente, i partecipanti hanno assistito agli allenamenti, vivendo l’emozione di vedere da vicino i propri beniamini. Per molti ex pazienti, come Battista, varcare quella soglia è stato come entrare in un tempio, un traguardo tagliato dopo aver vinto la battaglia più difficile.

Nel segno del mito. Non è mancato il ricordo commosso per Gigi Riva. La presenza del figlio Nicola Riva e di dirigenti come Roberto Muzzi ha reso l'incontro ancora più intimo. Nicola Riva si è intrattenuto con il gruppo, ricordando come il padre amasse affiancare i volontari dell'AIL nelle piazze: un’eredità di amore per il prossimo che oggi il Cagliari Calcio continua a onorare.

Il momento clou è stato l’abbraccio con la squadra e l’allenatore Davide Nicola, che ha riunito i giocatori intorno allo striscione di ringraziamento preparato da AIL Cagliari. Foto, autografi e sguardi carichi di umanità hanno segnato la fine di una mattinata che resterà impressa nel cuore di tutti.

Le voci dei protagonisti.

Al centro sportivo con mio nonno.

"Il mio calciatore preferito è Piccoli e sono riuscito a incontrarlo: mi ha preso sulle spalle! È stato bellissimo essere lì con mio nonno, che è un grandissimo tifoso del Cagliari e mi parla sempre di Gigi Riva. Ho raccolto tantissimi autografi e ho raccontato tutto ai miei compagni: mi hanno detto che sono stato davvero fortunato. Sogno un giorno di giocare anche io alla Domus Arena!"  

Alessandro, 7 anni

Un legame da continuare.

"Uscire dall’ospedale e vivere il Cagliari, che rappresenta un’intera isola, lascia il segno. Ho visto occhi increduli nei ragazzi e grande disponibilità nello staff. Gigi Riva partecipava con passione alle nostre attività, e questo spirito non deve andare perso. Portare i calciatori in reparto sarebbe il prossimo straordinario passo per regalare sorrisi e speranza." 

Gianfranco, Consigliere AIL Cagliari.

Un'emozione condivisa.

"Dopo aver superato la malattia, tornare a vivere momenti così è un regalo immenso. Ho portato con me mio figlio e ho visto negli occhi dei giocatori una consapevolezza rara. Nicola Riva e Roberto Muzzi ci hanno accolti con una naturalezza incredibile, come se ci conoscessimo da sempre. Spero che questa esperienza sia solo l'inizio di un lungo cammino insieme."

Battista, ex paziente e volontario.