“Lo zucchero nutre il tumore”: quanto c’è di vero?

È una delle convinzioni più diffuse quando si parla di alimentazione e cancro. Sui social e online circolano spesso consigli drastici che promettono di “affamare” le cellule tumorali eliminando pane, pasta, dolci o frutta.

Ma la realtà è molto più complessa. Una nuova revisione scientifica pubblicata sulla rivista specializzata Nutrients ha analizzato il legame tra alimentazione, stato nutrizionale e linfoma di Hodgkin, evidenziando come non esistano singoli alimenti “miracolosi” o “nemici assoluti”, ma piuttosto abitudini alimentari che, nel tempo, possono influenzare il rischio di malattia, la risposta alle cure e la qualità di vita dei pazienti.

Alimentazione e linfoma: perché conta davvero?

Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che colpisce soprattutto giovani adulti e adolescenti. Oggi molte persone riescono a guarire grazie ai progressi delle terapie, ma la ricerca sta cercando di capire anche quanto lo stile di vita possa influenzare il decorso della malattia.

Secondo gli autori della revisione, l’alimentazione può avere un ruolo importante perché influisce su:

  • infiammazione;

  • sistema immunitario;

  • metabolismo;

  • microbiota intestinale;

  • tolleranza ai trattamenti oncologici.

Il tumore "si nutre di zucchero"?

Tutte le cellule del corpo, comprese quelle tumorali, utilizzano glucosio come fonte di energia. Questo però non significa che eliminare completamente zuccheri o carboidrati possa “bloccare” il tumore. Infatti, il nostro organismo continua a produrre glucosio anche quando si segue una dieta molto restrittiva. Inoltre, diete drastiche possono aumentare il rischio di:

• perdita di peso e massa muscolare;

• stanchezza;

• malnutrizione;

• difficoltà ad affrontare le terapie.

Gli esperti raccomandano quindi un’alimentazione equilibrata, non eliminazioni estreme.

Il problema non è il singolo alimento, ma l'eccesso

Lo studio evidenzia che un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, bevande zuccherate e prodotti ultra-processati può favorire:

infiammazione cronica;

alterazioni metaboliche;

aumento dell’insulina e del fattore IGF-1, coinvolto nella crescita cellulare.

Anche il consumo elevato di grassi saturi e carni processate potrebbe avere un effetto negativo, contribuendo a creare un ambiente favorevole allo sviluppo tumorale.

Gli autori sottolineano però che il rischio dipende dall’insieme delle abitudini alimentari e dello stile di vita, non da un singolo cibo consumato occasionalmente.

Obesità e malnutrizione: due facce della stessa medaglia

La revisione mette in evidenza un aspetto spesso poco conosciuto: sia l’obesità sia la malnutrizione possono peggiorare la prognosi nei pazienti con linfoma di Hodgkin.

L’obesità non rappresenta solo un eccesso di peso: il tessuto adiposo produce infatti sostanze infiammatorie che possono alterare il funzionamento del sistema immunitario e favorire uno stato di infiammazione cronica. Inoltre, sovrappeso e obesità sono spesso associati a insulino-resistenza e squilibri metabolici che possono influenzare negativamente la risposta dell’organismo alla malattia e alle cure.

Allo stesso tempo, molti pazienti oncologici possono andare incontro a malnutrizione anche quando il peso corporeo appare normale o elevato. Durante le cure oncologiche, infatti, molte persone possono sviluppare:

• perdita di appetito;

• nausea;

• alterazioni del gusto;

• stanchezza intensa;

• diarrea;

• perdita di massa muscolare (sarcopenia).

Questi sintomi possono ridurre l’assunzione di nutrienti e indebolire progressivamente l’organismo. Secondo gli autori, sia l’obesità sia la malnutrizione possono ridurre la tolleranza ai trattamenti, aumentare il rischio di complicanze e influenzare negativamente la qualità di vita e il recupero. Per questo oggi lo stato nutrizionale è considerato parte integrante della presa in carico dei pazienti con linfoma.

Cos'è la sarcopenia?

La sarcopenia è la perdita progressiva di massa e forza muscolare. Può comparire anche in persone normopeso o in sovrappeso e, nei pazienti oncologici, è associata a:

• maggiore stanchezza;

• minore tolleranza alle terapie;

• recupero più lento;

• prognosi peggiore.

Gli alimenti "alleati"

La ricerca sostiene che alcuni modelli alimentari sembrano avere un effetto protettivo grazie alla loro azione antinfiammatoria e di supporto al sistema immunitario.

Tra gli alimenti associati a possibili benefici:

verdura e frutta, ricche in:

o vitamine e antiossidanti, che aiutano a proteggere le cellule dallo stress ossidativo;

o fibre (contenute anche nei cereali integrali, nei legumi e nella frutta secca), che favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale;

pesce ricco di omega-3 (come salmone, sardine e sgombro), in grado di contribuire a ridurre l’infiammazione.

Per assicurarsi l’assunzione delle quantità necessarie per avere benefici, è raccomandato il consumo di almeno 400-600 g di frutta e verdura al giorno, seguendo la stagionalità dei prodotti e variando nei colori e nelle varietà.

Il microbiota conta davvero?

Sì. Il microbiota intestinale - cioè l’insieme dei batteri che vivono nell’intestino - dialoga continuamente con il sistema immunitario.

Una dieta ricca di fibre e alimenti vegetali favorisce batteri “buoni” che producono sostanze utili a:

  • ridurre l’infiammazione;

  • proteggere la barriera intestinale;

  • sostenere le difese immunitarie.

Cosa dicono davvero gli esperti?

Gli autori della revisione invitano alla prudenza: gli studi disponibili sono ancora limitati e non permettono di stabilire rapporti certi di causa-effetto tra singoli alimenti e linfoma di Hodgkin.

Il messaggio più importante è un altro: nei pazienti oncologici l’alimentazione non deve diventare fonte di ansia o restrizioni eccessive. Piuttosto, dovrebbe aiutare a:

  • mantenere forza ed energia;

  • prevenire malnutrizione e perdita muscolare;

  • sostenere il sistema immunitario;

migliorare la qualità di vita durante le cure.

Un approccio equilibrato, non estremo

Oggi la ricerca suggerisce che non esistono “diete anti-cancro” miracolose, ma abitudini alimentari che possono contribuire al benessere generale e supportare il percorso terapeutico.

Per questo gli specialisti raccomandano di:

  • evitare diete fai-da-te molto restrittive;

  • confrontarsi sempre con oncologo e nutrizionista;

  • puntare su un’alimentazione varia, equilibrata e sostenibile nel tempo.

Per chi affronta un linfoma, mangiare bene non significa inseguire regole rigide o sensi di colpa, ma aiutare il proprio corpo ad affrontare al meglio la malattia e le terapie.

Fonte: Krupa-Nurcek S, et al. Nutrients. 2025;17:3777.

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