Vivere davvero

    Nel 2021 a 21 anni arriva una diagnosi che non avevo gli strumenti per capire fino in fondo: linfoma di Hodgkin. Il tempo ha smesso di essere quello di prima: non più fatto di mesi o stagioni, ma di cicli, controlli, attese. La stanchezza quotidiana, la paura una presenza costante. Ho cercato di di rendere il percorso il meno pesante possibile, soprattutto per le persone che mi sono rimaste accanto e che, spesso, soffrivano più di me. Non c’è eroismo in tutto questo. C’è solo la necessità di andare avanti. Racconto la mia storia perché dietro una diagnosi ci sono pensieri silenziosi, battaglie invisibili e una forza che non fa rumore. E perché affrontare tutto questo a 21 anni ti cambia per sempre. Ma non ti toglie la possibilità di vivere pienamente. Io ho continuato a farlo. E continuo a farlo ogni giorno.

    La storia di Antonella

    Ciao sono Antonella,

    a fine 2021, a 21 anni, ho scoperto di avere un linfoma di Hodgkin. Una diagnosi che non arriva mai nel momento giusto, ma che a quell’età è ancora più difficile da accettare. Non avevo gli strumenti per capirla fino in fondo, ma ho capito subito una cosa: da lì in poi nulla sarebbe stato leggero come prima. Ho affrontato chemioterapia e radioterapia. Cure lunghe, pesanti, che ti cambiano il corpo e il modo in cui lo senti. Il tempo smette di essere quello di prima: non è più fatto di mesi o stagioni, ma di cicli, controlli, attese. La stanchezza diventa quotidiana, la paura una presenza costante.

    Non c’è eroismo in tutto questo. C’è solo la necessità di andare avanti. Io l’ho fatto continuando a vivere con un pensiero fisso: prima o poi ce l’avrei fatta. Non perché fosse facile crederlo, ma perché era l’unico modo per non farmi schiacciare dalla malattia. Ho scelto di rendere quel percorso il meno pesante possibile. Non tanto per me, ma per chi mi stava accanto. Perché durante la malattia ho capito una cosa che spesso non si dice: la sofferenza più grande, a volte, non è di chi si ammala. È anche di chi ti guarda soffrire senza avere gli strumenti per aiutarti. Di chi vorrebbe fare qualcosa e non può. Di chi ti ama e si sente impotente.

    Io questo l’ho sempre saputo, e ho cercato di non aggiungere peso al peso. Anche nei dettagli più concreti ho cercato di restare me stessa. La parrucca non è stata solo un modo per coprire una perdita, ma uno strumento per continuare a riconoscermi allo specchio, per non sentirmi definita solo dalla malattia. Piccole scelte che, giorno dopo giorno, aiutano a reggere un percorso che di leggero non ha nulla.

    E poi c’è stata la mia anima gemella. Ha fatto salti mortali per starmi accanto, per esserci sempre, nonostante non vivesse in Italia. Presenze che non fanno rumore, ma che tengono in piedi. Quando il corpo cede e la mente vacilla, sapere che qualcuno sceglie di esserci comunque fa la differenza tra resistere e sentirsi soli. Non significa negare il dolore. Significa attraversarlo con lucidità. Significa scegliere, ogni giorno, di non lasciare che la malattia occupi tutto lo spazio: i rapporti, l’atmosfera, la vita intorno a te. Anche quando il corpo è stanco, anche quando la paura è reale.

    Oggi non do più tempo alla vita di mettermi in pausa. Ciò che conta è godermi la mia famiglia al cento per cento, cogliere ogni attimo, senza rimandare. Vivere davvero. Viaggiare. Nel tempo e nello spazio. Perché dopo aver imparato quanto tutto possa fermarsi all’improvviso, ogni momento diventa una scelta consapevole. Racconto la mia storia perché dietro una diagnosi ci sono pensieri silenziosi, battaglie invisibili e una forza che non fa rumore. E perché affrontare tutto questo a 21 anni ti cambia per sempre. Ma non ti toglie la possibilità di vivere pienamente. Io ho continuato a farlo. E continuo a farlo ogni giorno.

    Antonella

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