Ho ritrovato la vita nel mio elemento: la storia di Federico

    Un'analisi di routine, quasi per caso. Da quei valori è iniziato un percorso che non avevo previsto: la diagnosi di Leucemia Mieloide Cronica. Ma la malattia non ha fermato la mia vita.

    Ho 36 anni, lavoro in un’azienda multinazionale e viaggio spesso intorno al mondo. Lo sport è da sempre parte del mio equilibrio: da oltre 18 anni l’acqua è il mio elemento, tra nuoto e pallanuoto, vissuti con costanza e passione.

    Nel marzo del 2024 ho fatto un’analisi del sangue senza un motivo preciso, un controllo di routine, uno di quelli che si fanno quasi distrattamente. È stato proprio quel “per caso” a cambiare il corso delle cose. Da quei valori è iniziato un percorso che non avevo previsto: la diagnosi di Leucemia Mieloide Cronica. Quando i medici mi hanno comunicato la diagnosi, la parola “leucemia” ha coperto tutto il resto. Anche le rassicurazioni iniziali facevano fatica a trovare spazio tra le domande, la paura e l’incertezza.

    Ho iniziato la terapia a maggio 2024. Lì è successa la cosa più importante: la malattia non ha fermato la mia vita. Ho continuato a lavorare, a viaggiare, a fare sport. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per ricordare a me stesso che io ero ancora quello di prima. Che la malattia era una parte del mio percorso, non la mia definizione. In questo percorso ho avuto accanto a me una presenza costante, capace di portare forza, leggerezza e normalità anche nei momenti più complessi.

    I primi risultati della terapia sono stati incoraggianti fin da subito. Con il passare dei mesi ho capito qualcosa che oggi sento il bisogno di raccontare: grazie alla ricerca scientifica, oggi una diagnosi come la mia non è più una condanna, ma l’inizio di una gestione concreta e consapevole della malattia. Oggi, dopo due anni di cure, sono in remissione. Continuo la terapia con fiducia, guardando avanti con un’energia diversa: più lucida, più grata, più consapevole. Per questo ho deciso di trasformare questa esperienza in un messaggio.

    Attraverserò a nuoto lo Stretto di Messina. Non è una sfida sportiva: è un gesto simbolico. Un modo per dire che si può continuare ad andare avanti, anche quando la corrente sembra contraria. Che la forza di volontà conta, ma che senza la ricerca, senza chi ogni giorno lavora nei laboratori e negli ospedali, tutto questo non sarebbe possibile.

    La mia storia non è una storia di paura.

    È una storia di continuità.

    Di fiducia.

    Di movimento.

    E soprattutto è una storia che dimostra quanto sostenere AIL sia fondamentale per permettere a sempre più persone di trasformare una diagnosi in un nuovo inizio.

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