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Cosa sono dieci anni o poco più?

Cosa sono dieci anni o poco più?

È il tempo che è trascorso da quando te l’hanno detto che avevi una Leucemia.

E ancora ti fa paura scriverla quella parola, anche solo pronunciarla nella tua testa, mentre continui a chiederti se lo stai spendendo bene questo tempo sulla terra che ti è stato concesso dalla scienza, dai medici e da chissà quant’altro.

Oppure potresti dire che questi dieci anni sono una speranza realizzata, che dura ogni attimo da quel momento a oggi, mentre sei qua a scrivere di te e ti rivolgi a qualcuno laggiù che forse sa già benissimo di cosa parli.

Ma quello che più ti farebbe piacere è che questi dieci anni trascorsi possano rappresentare qualcosa per gli altri: quelli che oggi stanno lottando come hai dovuto fare tu a 24 anni o giù di lì, quando era tutto più semplice.

La tesi, le amicizie, la ragazza. Una vita tra le tante e poi ti rendi conto tutto d’un tratto che la tua esistenza non è affatto scontata.

Te lo ricordi bene quando hai dovuto chiedere: “Ma si può guarire?”. Sì, si può guarire. Ma c’è tutto il resto di mezzo. Le cure, un trapianto di midollo e anche tutte le attenzioni per non prendersi nemmeno un raffreddore: quelle cose piccole e quotidiane che vengono a fare parte della tua vita all’improvviso, mentre rimpiangi il sapore semplice di un bicchiere di vino, diventato ormai imbevibile per via dei farmaci che ti cambiano il gusto.

E ci provi lo stesso a berlo, mentre pensi che forse la tua vita precedente non era così spensierata e perfetta, ma era sicuramente meglio dell’andirivieni tra ospedali e analisi del sangue, ad aspettare che i valori risalgano per poter riprendere fiato.

Ché poi quando provi ad attraversare la strada al semaforo trovi un vecchietto col bastone che ti supera sulle strisce. Sono i tuoi muscoli, il tuo corpo, i tuoi capelli. Il sorriso che si intuisce negli occhi, ma si nasconde dietro alle mascherine.

Tornerà tutto quanto, ci vorrà tempo, ma tornerà, anche se a un certo punto forse hai pure dubitato. Imparerai perfino a fare surf, come ti eri ripromesso quando ti hanno portato dentro per la prima volta: “Se torno, lo faccio davvero”. E così è stato.

Ciò che non torna sono i tuoi 24 anni, ma forse ti accorgi che è stato solo un altro modo per sopravvivere, per vivere, per arrivare a festeggiarne 34 dieci anni dopo. Tornerà anche il sapore del vino, ma con la consapevolezza che l’importante non è il gusto, ma con chi fai un brindisi.

In fondo, è stato anche questo: l’amicizia, l’umanità profonda e lieve delle persone che avevi intorno, quelle che ti vogliono bene e quelle che neanche conoscevi. Come quando gli infermieri ti svegliavano di notte solo per farti uno scherzo e condividere una risata.

Da una malattia, qualunque essa sia, ne esci da solo, con i tuoi occhi, i tuoi piedi e magari il midollo di un altro. Ma rimangono sempre solo due gli esiti possibili. Quello non cambia. Ciò che cambia sono quelli che ti tendono una mano. Sono i tanti che hai aspettato, paziente, e che a loro volta ti hanno atteso. E non puoi fare altro che esserne grato.

Giulio

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