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Mi chiamo Valentina e oggi sono realmente felice

Valentina

Era il Novembre del 2017 quando tutto ebbe inizio. Da un po’ mi ero accorta di queste palline gonfie in prossimità della clavicola ma quello che mi fece accendere una spia fu un torcicollo atroce ed il fatto che non riuscissi più ad alzare il braccio sinistro. Mi era diventato faticoso anche indossare una semplice maglia. Così ha inizio il tutto. La mia scoperta. Ecografia ed analisi del sangue confermarono che qualcosa non andava, che qualcosa si era impadronito del mio corpo, della mia mente, di me stessa.

Nel giro di una settimana mi trovavo di fronte al primario di Ematologia e lui, al tatto, mi diagnosticò un Linfoma di Hodgkin, probabilità 90% ancor prima di farmi un esame bioptico. La sera stessa ero ricoverata già in reparto e due giorni dopo mi fu asportato un linfonodo dell’ascella sinistra che, dopo la biopsia, confermò la diagnosi. Per come ero fatta io, pensavo che tutto mi sarebbe crollato addosso e invece non fu così.

Certo, non era tutto rose e fiori. La perdita dei capelli fu il trauma più grande da superare perché, in particolare per una donna, non è facile trovarsi in 15 giorni coi capelli rasati a zero. Ma ho superato anche questo, ho indossato ogni giorno un cappello diverso ed ho sorriso alla vita. Ho deciso di continuare a vivere in quei mesi, forse ancora più di prima. Uscivo, mi distraevo, portavo avanti la mia vita, volevo essere forte per me stessa e anche per chi come me stava attraversando un periodo del genere.

Arrivò il 17 maggio e dovevo fare nuovamente la PET. Il giorno dopo la notizia più bella: REMISSIONE. A luglio mi sono sottoposta a 15 sedute di radioterapia per cancellare eventuali residui di cellule. Ora sto bene, sono rinata. La cosa bella è che oggi di uguale ho solo solo il nome: mi chiamo Valentina come sempre, ma ora sono realmente felice.

Grazie a voi che aiutate noi pazienti a affrontare le cure ed grazie alla ricerca, che ci permette di raggiungere grandi risultati.

Valentina

 

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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