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Non vi fate abbattere, tutto passa

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Sono Julia, da poco mi sono laureata in medicina e da due anni sono anche una paziente ematologica affetta da un Linfoma non Hodgkin anaplastico a grandi cellule T. 

Tutto è iniziato nel 2017 con una banale polmonite. Dopo poco abbiamo scoperto che, in realtà, non era polmonite, ma era un linfoma. Sono seguiti 6 cicli di chemioterapia in cui sono rimasta rinchiusa nel reparto, senza la possibilità di uscire per lunghissimi e inesorabili giorni.

Poi il linfoma se ne è andato ma il sollievo è stato breve. Nel giro di neanche due mesi ha recidivato e la recidiva era ben peggiore dell’inizio! Sono finita in terapia intensiva ma non ho mai smesso di lottare. Ho iniziato di nuovo con le chemio, più forti e più lunghe delle prime volte.

Sono stata ricoverata per 27 giorni per il primo ciclo, poi 3 giorni a casa e di nuovo dentro per la seconda parte della chemio. Per due volte. Oggi sono ancora qui e non ho ancora finito di lottare: ho fatto il trapianto di midollo e spero di essere uscita da tunnel. Non mi sono mai persa d’animo e non ho mai smesso di sorridere. Questo è il mio messaggio per tutti i pazienti: non vi fate abbattere, tutto passa.

Julia

 

 

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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