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Vi racconto la battaglia più grande della mia vita

Edi

Il mio nome è Edi. Nel luglio 2003, a fine diploma della Scuola Superiore, stava iniziando il periodo più bello della mia vita: la patente nuova di zecca, tanto mare, divertimento e l’attesa dell'Università. Ecco, proprio in quel periodo mi diagnosticano un Linfoma di Hodgkin al mediastino, tra cuore e polmoni per intendersi. Sintomi (o almeno per me): tosse persistente (non riuscivo a mandarla via con niente) e sudorazione notturna. Ma era un'estate caldissima, la più torrida degli ultimi anni, e chi ci pensava che ci fosse altro sotto? Sarei dovuta partire per l'isola d'Elba con gli amici, la vacanza del secolo! 

Mia mamma, però, non era convinta e mi ha portato al Pronto Soccorso. Devo tutto a lei. Alla radiografia al torace qualcosa non torna. Nessuno si sbilancia ma mi ricoverano. Leggo in tutti una strana preoccupazione, medici e famiglia. Non riesco a capire, ma forse ho già capito. Esco dall'ospedale e sono diretta per l'Oncologia, la Tac addome conferma nuovi linfonodi o aree sospette. Per fortuna il linfonodo ingrossato è solo uno e quindi si cambia direzione, si va in Ematologia e successivamente in Chirurgia Toracica dove effettuano la biopsia. È Ferragosto.

L'estate passa e arriva settembre. Ho in mano il risultato: Linfoma di Hodgkin al primo stadio. Prelievo del midollo osseo. Una goduria insomma! “Iniziamo la chemio” mi dicono “Fatti un taglio rock ed andrà tutto bene, è più importante la vita”. Nonostante quelle sacrosante parole mi rimbombassero nella mente, mi cade il mondo addosso. Devo perdere i capelli, a 18 anni? No, non lo accetto. Voglio cambiare casa, non voglio più vedere nessuno. Tolgo le mie foto in tutta casa. Esco fuori, mi soffermo e vedo passare una farfalla, il vento che muove le foglie degli alberi ed ho paura di perdere tutto quello che vedo, tutto quello che ho. Ma incoraggiata dalla famiglia tento il test di ammissione per l'università: Facoltà Infermieristica. Riesco ad entrare per chissà quale grazia divina.

Inizio la chemio a Pisa e nel frattempo iniziano le lezioni a Siena. Sono stanca. La mattina quando mi sveglio trovo batuffoli e batuffoli di capelli sul cuscino. Chiamo mia mamma disperata, piango, non ce la faccio più. Ma qualcosa mi spinge e vado avanti, tra una lezione ed un'altra corro in bagno con la nausea al limite possibile. Passano i giorni: chilometri macinati come se non ci fosse un domani, con un babbo non più tanto giovane alla guida, chemio interminabili con il supporto di parenti e amici, sempre presenti. La chemio è così breve che decidono di non posizionarmi il catetere, quindi ogni volta nuovo buco, nuova chemio! Mi porto sempre i segni di uno stravaso da farmaco e ciao ciao vene! 

Arriva dicembre e la TAC conferma che non è più necessaria la chemio. Non ci credo! Ad aprile iniziamo 25 cicli di radioterapia non-stop. La felicità alle stelle, tocco il cielo con un dito ma l'ultima chemio mi butta così giù che rimane davvero poco in testa e altrettanto nello stomaco purtroppo. I capelli ad anno nuovo cominciano a ricrescere e a primavera si va in Radioterapia. Finisce il calvario e nell'aprile 2007 mi laureo. Un traguardo impossibile ma raggiunto, grazie alla volontà di sopravvivere all'incubo che nessuno vorrebbe mai diventi realtà! Spesso la mente rimuove ciò che è stato ma basta leggere storie come la mia e tutto riaffiora, nitido come quei giorni.

E per questo ho deciso di scrivere e raccontare #labattagliapiúgrandedellamiavita #facciamolaconoscere #AIL

Edi

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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