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Dopo il Linfoma di Hodgkin sono un altro Umberto

Umberto

Nel Novembre 2018 la mia vita cambia per sempre.

Sono sul divano a guardare un film, una delle mie passioni oltre al calcio. Mi sento il collo indolenzito, mi palpo e mi tocco un linfonodo. Chiamo subito mia mamma che abita in un’altra città, abbastanza allarmato. Lei mi dice di stare tranquillo. 'È inverno, magari hai un raffreddore, i linfonodi di solito si infiammano facilmente'. Il mio medico di base conferma la teoria prescrivendomi un paio di giorni di cortisone

Il problema non va via però, i linfonodi continuano a crescere, la notte non dormo quasi mai e sudo come una maratoneta dopo sette maratone di fila. Decido di volerci vedere chiaro e prenoto un'ecografia al collo. Poche storie: chi è al di là dell’ecografo mi allarma all’istante, consigliandomi di fare quanto prima una visita ematologica e una biopsia. La mia vita mi scorre fra le dita. Capisco che davvero c’è un intruso nel mio corpo. Inizia il calvario, perdo subito 5 chili, mi ricoverano in day hospital per l’intervento. L’istologico conferma: Linfoma di Hodgkin.

Sono solo a casa quando mi arriva la lettera, mi metto a piangere così tanto tanto che gli occhi fanno fatica a restare aperti. Il dolore è troppo forte, come un incosciente faccio fuori un paio di bicchieri di whisky per calmarmi. Il tempo passa in fretta fortunatamente, inizio la chemioterapia il 26 febbraio. È una sensazione che mi porterò per sempre nel cuore, nel cervello. È come se ti iniettassero un altro te, ma in forma più liquida. Ne faccio 12 di chemio, con alti e bassi, capelli come un pulcino sotto la pioggia, sopracciglia che quasi scompaiono.

Ma adesso sono guarito, l’ultima Pet è pulita, esorcizza una possibilità captazione della malattia. Sono un altro Umberto adesso, faccio solo quello che mi va di fare, dico solo quello che mi va di dire, combatto solo per quello per cui vale la pena combattere. A chi come me che si è ammalato o si ammalerà voglio dire: anche quando il cielo sembra come un enorme tappeto grigipo agitato dal brutto tempo, ricordate che la nostra forza è l'ombrello che ci protegge dalla pioggia.

Umberto

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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