area pazienti

Combatto il Mieloma, anche impegnandomi come volontaria

Gabriella

Donare agli altri una parte del nostro tempo migliora noi stessi 

Quando a dicembre 2017, mi è stato diagnosticato il Mieloma ho subìto un così grande trauma, un così grande sconvolgimento, un così grande tumulto interiore che ho iniziato a lottare con tutta la mia forza, con tutte le mie energie, con tutta la mia volontà per poter riprendere in mano la mia vita e cercare di ricostruire un mio nuovo equilibrio psichico. Mi sono detta: Gabriella il mieloma ti ha preso nel corpo, ma non ti prenderà nello spirito.

Non mi sono mai identificata con la malattia. La malattia non mi appartiene. Ho affrontato i cicli di terapia, ho affrontato la chemioterapia, ho affrontato due trapianti (che mi hanno portato alla remissione completa), senza paura e sempre con fiducia e speranza. Da febbraio 2019 assumo un farmaco per il mantenimento e continuo a star beneGrazie alla ricerca e ai ricercatori scientifici che spinti da curiosità, intuito, intelligenza, passione, creatività, tenacia si impegnano ogni giorno per acquisire nuove conoscenze in campo medico con l'obiettivo di migliorare la salute di tutti noi. Grazie a chi ogni giorno "lavora" per noi malati di mieloma. Grazie alla mia famiglia e a chi mi sta vicino con il cuore.Il Mieloma è il mio, ma io, insieme ai figli Francesca e Alessandro, insieme a mio marito Enzo, insieme a mia madre, insieme a mio fratello, insieme a Mattia, il fidanzato di mia figlia, gli renderò la "vita" difficile.

Grazie all'AIL. Quando mi è stato diagnosticato il Mieloma e ho iniziato le terapie sono venuta in contatto con un mondo a me sconosciuto: il mondo dell'AIL. Le volontarie mi ACCOLGONO ogni volta che entro nel reparto di Ematologia e mi hanno colpito sin da subito la gentilezza, la disponibilità, il sorriso, la capacità di tenere per mano la mia sofferenza e alleviarla senza invadenza, con amore e professionalità.

Pian piano ho maturato l'idea di diventare anche io volontaria dell'AIL non appena la malattia me lo avesse consentito. E così è stato. Perché sono convinta che dare agli altri, donare agli altri una parte del nostro tempo migliora noi stessi e ci arricchisce umanamente. Da quest'anno, prima con le Uova di Pasqua e ora con le Stelle di Natale, CI SONO, per aiutare AIL a raccogliere fondi per la ricerca e perché vengano garantiti quei servizi di assistenza di cui i pazienti ematologici hanno bisogno. Credere nel valore della ricerca deve spingere ognuno di noi a donarsi per il progresso comune.

Oggi sto bene. Io combatto. Io non mi arrendo. Io sono fiduciosa e in questo modo affronto meglio la malattia, che mi ha portato a considerare la vita in modo diverso, a vivere ogni attimo, a dare valore alle piccole cose e alle cose importanti, a tenermi strette le persone che meritano. Certo ognuno di noi reagisce in maniera diversa in base al proprio carattere, al proprio vissuto, in base alle proprie esperienze, ma nessuno deve dare alla malattia la possibilità di avere il sopravvento.

 Gabriella

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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