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L'amore mi sta aiutando a superare il più grande ostacolo della mia vita: la leucemia

 Zeno

L' idea del nostro matrimonio nasce in un posto un po’ strano: nella camera sterile dove sono rimasto per 50 giorni dopo il mio secondo trapianto di midollo. Proprio in quella stanza la mia compagna Elena mi ha detto: “Io vorrei sposarti. Dopo la prova durissima che stiamo affrontando, cosa può spaventarci?”. Proprio non mi aspettavo questa proposta che mi ha reso l’uomo più felice del mondo.

Era il 2016 e all’epoca ci conoscevamo da poco. Ci siamo incontrati in pizzeria e dopo un paio di mesi di amicizia è iniziata la nostra storia. Avevo già subìto un primo trapianto ma tutto sembrava andare per il meglio, eravamo stati in vacanza e nulla faceva pensare ad una ricaduta. Ma in un controllo di routine è arrivata la brutta notizia: recidiva, la leucemia stava tornando.

Avevo paura. Paura di non farcela, di non poter affrontare tutto di nuovo, ma soprattutto che Elena si allontanasse, che non se la sentisse di combattere questa battaglia dopo il poco tempo passato assieme. E invece restare uniti è stata la nostra forza. Senza di lei non ce l’avrei mai fatta, perché sapevo già che combattere conto la leucemia sarebbe stata ancora più dura della prima volta. Ma Elena ha creduto in me e io non potevo deluderla, dovevo superare tutto per arrivare al realizzare il nostro sogno.

Di quel periodo ricordo le difficoltà, la sofferenza, lo spavento, ma anche che non sono stato mai solo, perché oltre ad Elena e alla mia famiglia c’era anche AIL. I volontari, i medici delle cure domiciliari, il personale in reparto sono stati un appoggio e un aiuto incredibile per me e per i miei cari. Perché AIL non è solo ricerca ma anche assistenza, si occupa di servizi fondamentali per chi è travolto da questa valanga che è la leucemia.

Oggi eccoci qua, stiamo ancora combattendo la malattia ma ci siamo sposati a settembre e il nostro sogno si è realizzato. E abbiamo fatto le cose in grande perché il nostro non è stato un semplice matrimonio, ma un obiettivo che siamo riusciti a raggiungere, contando l’uno sull’altra.

È stata una festa per la gioia e per la vita. E insieme siamo sicuri di poter superare qualsiasi ostacolo.

Zenone

 

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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