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Il Linfoma non mi ha tolto il sorriso

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Sono Giulia e a 25 anni  la mia vita é meravigliosa, mi sono appena laureata e ho iniziato il mio stage, sono felice ed entusiasta perché finalmente sta iniziando una nuova avventura. Questa felicità è il mio mantra perché ho raggiunto un traguardo importante. Ma in realtà tutta l'euforia è durata solo pochi mesi e la mia felicità ha lasciato posto all'angoscia. 

Tornando a casa dal mio nuovo lavoro, mi consegnano la lettera con i risultati delle analisi per l'idoneità alla mansione. Leggendole distrattamente noto qualche valore non in linea e decido di andare dal dottore, convinta che non sarà nulla, del resto alla mia età non può che essere così. Mi riscontrano solo un po’ di ferro basso, mi prescrivono un integratore e consigliano di ripetere le analisi dopo un mese. Nulla di cui preoccuparsi, la tesi e gli ultimi esami mi hanno stressata. 

Il mese passa e ripeto le analisi, non sono buone ma non sono preoccupata, continuo a pensare che non è nulla, sono giovane non può succedermi niente. Poi il dottore mi visita e la sua mano mi scorre sul collo per sentire i linfonodi. Da quel semplice gesto a trovarmi catapultata nell'incubo è passato un istante, qualcosa che non andava bene purtroppo c'era. Esami e accertamenti per un mese e poi la diagnosi: Linfoma di Hodgkin. Ho il cancro e questo cancro non lo conosco nemmeno per sentito dire. 

Mi crolla il mondo addosso, sono incredula e spaventata, non capisco cosa voglia dire, non so cosa mi succederà, i contorni del mio futuro sono improvvisamente sfumati. Mi chiedo se un futuro ce l'avrò perché lo voglio tantissimo un futuro. 

Scopro che per il momento ad attendermi ci sono le terapie, un brutto colorito, la nausea perenne, una testa che non volevo vedere, un'immagine che non riconoscevo. Eppure ero io, totalmente diversa ma sempre io. Sono mesi impegnativi, in cui passare un giorno con un meno dolori è una grande conquista, mesi in cui le cose più banali sono difficili e per nulla ovvie. Durante questa esperienza riconosco di essere molto coccolata, la mia famiglia, i miei dottori, le infermiere, tutti sono meravigliosi e mi aiutano ad accettare la realtà, mi fanno sorridere anche quando passo la giornata ad annoiarmi aspettando che la terapia finisca.

Dopo il primo periodo di disorientamento imparo a convivere e ad accettare i miei malesseri e mi rimbocco le maniche. Con l'aiuto della mia famiglia cerco di essere coraggiosa e scopro che quello che sto vivendo può in un certo senso lasciarmi qualcosa di utile. Perché sembra incredibile ma il cancro mi ha aiutata a capire che solo quando la vita è in pericolo c'é da preoccuparsi, gli altri problemi sono piccoli sassolini.

Dopo 9 mesi tra accertamenti, cure, analisi e controlli sono pronta a ripartire! Forza Giulia andiamo avanti, sei rinata ora goditi il futuro! Ho trovato un nuovo lavoro e sono ripartita da dove ero rimasta. Il cancro non mi ha tolto il sorriso, ora sono molto più forte e il mio sorriso non me lo toglierà più nulla. Porto i segni di questo capitolo, li vedo ogni giorno allo specchio ma non fanno più male, fanno parte di me, sono io. Oggi sono passati 6 anni e tra pochi giorni farò il mio follow up e sono felice. Sono felice di vivere e di aver vinto la mia più grande sfida...ora è tutta discesa.

Giulia

 

 

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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