area pazienti

I ricordi di una ragazza che non si è mai arresa

 storia francesca 1

Avevo 16 anni quando mi diagnosticarono un linfoma di Hodgkin. Di quel giorno ricordo il viso dolce e la voce rassicurante della psicologa che parlò con me e mia madre di quello che mi stava accadendo, ci spiegò cosa avrei dovuto fare e ricordo che mai usò parole spaventose come tumore o chemioterapia, mai. Ricordo i suoi profondi e caldi occhi castani. 

E poi la chemio, certo e la mia preoccupazione di adolescente che mi cadessero i capelli, unica preoccupazione devo dire. In fondo avevo 16 anni. Ricordo il meraviglioso rapporto con i medici ed i volontari, persone uniche, che non dimenticherò mai, così umani ed affettuosi. Ricordo perfettamente gli infermieri che mi facevano la terapia, così attenti e premurosi.

Certo, ricordo anche  il pianto di mia mamma quando ci diedero la notizia, ed io che piansi insieme a lei, ero solo una  ragazza che immaginava che non avrebbe potuto andare al mare, al campo scuola, alle feste. E invece no, quella ragazza dava il tormento a quei medici tanto accoglienti e pazienti e alla fine gli strappava il permesso di andare alle feste, ai concerti e a scuola, con la promessa di non sudare, di non prendere freddo, di non farsi venire la febbre né il raffreddore e non saltare neanche una seduta di chemioterapia e mai, mai, mai,neanche una volta l'ho saltata. 

Ricordo i miei genitori che comprarono una cuffia refrigerata per non farmi cadere i capelli, 500 mila lire all'epoca, il 1992, che mi salvò un po' e che mi faceva sembrare un puffo quando la indossavo. Ricordo la Sardegna, dove mio padre mi portò con mia cugina che si metteva all'ombra con me perché io non potevo prendere il sole.Ma che belle vacanze furono, quante risate! Ricordo Londra, dove sempre mio padre mi portò con mia sorella, perché quell'unica volta i miei cari e adorati medici proprio non mi poterono dare il permesso di andare al campo scuola in Inghilterra. E quello fu il secondo ed ultimo giorno in cui piansi.

Oggi che di anni ne ho 44, conservo ancora i ricordi di quella giovane ragazza che ha vissuto quel periodo con la legittima spensieratezza e certamente incoscienza tipica di quell'età e ringrazio chi ha lasciato e permesso che fosse così. I miei genitori, i miei medici, i volontari, gli infermieri ed il Professor Mandelli che ha saputo creare tutto questo.

Francesca

Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
0
0
0
s2sdefault