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Imparare dalla sofferenza

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La mia storia comincia il 18 luglio 2018, quasi due anni fa. A quei tempi, ero il classico ragazzo universitario, di quasi 24 anni, intento ad affrontare gli esami della sessione estiva. La mia giornata tipo consisteva in tre cose: studio, allenamento (karate o palestra) e, soprattutto la sera, uscire con gli amici per potermi rilassare e distrarre dalla routine dell'università. Fu in una di queste serate spensierate che tutto cominciò.

La sera del 18 luglio, tornai a casa e sentii, al tatto, un piccolo rigonfiamento sopra la clavicola destra, indolore ma comunque visibile. Inizialmente non mi preoccupai particolarmente. Il giorno successivo mia madre prenotò, a mia insaputa, una visita dall'ecografista, che notò alcuni linfonodi ingrossati sul collo ma reattivi. Tutti, tranne uno, corrispondente al punto del rigonfiamento. Quel linfonodo era diverso, aveva i bordi frastagliati ed era parzialmente vascolarizzato. 

L'ecografista mi consigliò di andare da un ematologo. Parere: nessuna evidenza che possa far pensare a qualcosa di grave. Anche la RX torace ebbe esito negativo. In fin dei conti, me lo aspettavo: non avevo avuto sintomi che e non poteva essere nulla di che, pensai L'ematologo mi disse che avremmo continuato le analisi dopo le ferie estive, rassicurandomi e dicendomi di godermele. Le vacanze passarono con la serenità di ogni anno, io mi sentivo bene. Verso la fine di agosto, però, iniziai a sentire un secondo gonfiore subito accanto al primo.

Per farla breve, a novembre, in seguito ad un totale di 3 ecografie, 4 esami del sangue più o meno specialistici ed una radiografia, il mio ematologo, in comune accordo con l'ecografista, mi consigliarono di fare una biopsia  per togliersi ogni dubbio. Prenotai dunque l'intervento al collo l'11 dicembre 2018. Come prima, non sentivo né ansia né nervosismo, anche se per la prima volta nella mia vita vidi le facce dei medici abbastanza perplessi e con un tocco di preoccupazione.

 L'11 dicembre arrivò in fretta e, durante l'operazione, il chirurgo mi tolse entrambi i linfonodi. Non riesco a spiegarmi il motivo ma, dal giorno del compleanno di mio padre in poi (18 dicembre), iniziai ad essere preda di un'ansia che non avevo mai provato in vita mia, come se ci fosse qualcosa che non andasse, come un orribile presentimento. Il 20 di dicembre il ragazzo che mi chiamò mi disse che l'autopsia aveva dato esito chiaro: Linfoma di Hodgkin, sclerosi nodulare.. Come mai a 24 anni una persona dovrebbe affrontare una battaglia come questa? Con tutta la vita davanti? 

Il linfoma era al secondo stadio e, visto che era stato rilevato solo nel collo, avrei potuto cavarmela con due cicli di chemioterapia e 10 di radioterapia. Il periodo delle cure è stato uno dei peggiori della mia vita, persi molti chili, riuscii a non perdere i capelli grazie all'utilizzo di una cuffia speciale che, una volta tenuta del freezer ed applicata alla testa durante le iniezioni dei farmaci chemioterapici, blocca almeno in parte  la caduta dei capelli .

Dovetti sospendere lo studio ma continuai a lavorare da remoto per la società che mi aveva preso come tirocinante nel dicembre precedente. Al termine della chemio,  aspettai due settimane per far riposare e riprendere il fisico, poi feci altre due settimane di radioterapie localizzata sul collo. Finite le terapie, piano piano mi ripresi, finii lo stage e riuscì anche a dare gli ultimi 4 esami durante la sessione estiva. La Pet/Tac che feci a luglio diede esito completamente negativo, la malattia venne considerata in remissione.Ho davanti ancora 4 anni di controlli  prima di poter essere considerato guarito ma sono riuscito a laurearmi, ho trovato lavoro e ho ricominciato a fare karate. Conscio dell'incertezza per il futuro cerco lo stesso di vivere la mia vita esattamente come prima. 

Cosa mi ha lasciato questa esperienza, per quanto possa essere stata traumatica? Non si deve mai dare per scontato nulla nella vita, perché è talmente incerta ed imprevedibile, che sarebbe completamente inutile vivere senza godersi gli attimi ed i momenti che ci pone davanti. Nonostante il trauma che si vive durante questo percorso, si riesce a capire chi siano le persone davvero care, coloro che ti stanno accanto e che ti fanno sentire amato e quelle che invece ti abbandonano a te stesso. Ho capito anche che perdiamo fin troppo spesso tempo e fatica in problemi banali, quando ci sono persone e famiglie costrette a vivere esperienze simili.  Per questo, considero il 2019 come un anno maestro, che mi ha fatto maturare e che mi ha reso conscio dei piccoli gesti di amore, della gentilezza, della vicinanza, speranza e, soprattutto,della fede

Indipendentemente da quali possano essere le tipologie di problemi che ognuno di noi dovrà affrontare nella sua esistenza, non perdete mai la speranza, non perdete mai la volontà di poter vivere al meglio ed inseguire i vostri ideali e sogni, qualunque cosa succeda. 

Lorenzo

Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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