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Storie di pazienti

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La forza di un leone contro la leucemia

Donazione cellule staminali emopoietiche

Mi è stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta in piena pandemia, è stata una sentanza devastante ma mi sono detto: “se questa malattia è capitata a me è perché so di poterla sconfiggere. Da uomo diventerò leone”. Sono riuscito ad affrontare a testa alta le cure e le difficoltà anche grazie alla disciplina che pratico da circa 10 anni: il kendo. E dopo 155 giorni di ospedale sono arrivate le dimissioni e la voglia di riprendere in mano le redini della mia vita.

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La scienza va avanti per noi, per donarci sempre un sorriso

Maggio 2020, piena pandemia e incinta di 8 mesi. Inizio a star male. Corro al pronto soccorso con un versamento del pericardio di 3 cm. Due giorni dopo nasce il mio secondogenito, Michele. Da qui inizia il percorso che mi porta alla diagnosi: Linfoma Non Hodgkin. Il mio medico mi dice: "Vale, è un percorso lungo, perderai i capelli e le cure saranno molto toste, ma tornerai dai tuoi figli”. E così è stato, grazie alla ricerca.

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La forza e l’amore dietro una diagnosi

È il 2017, ho quasi 30 anni, sono in un letto di ospedale e aspetto. Ho un Linfoma Non Hodgkin, mi dicono che dovrò fare la chemio e la radio, che perderò i capelli e che non potrò avere bambini. È la cosa che mi fa più male. Dopo un anno di cure arriva la remissione ma la cosa più incredibile è che scopro di essere incinta di due bambini. Sono passata dallo sconforto più devastante, dalla paura che ti annienta alla gioia più grande: vivere e dare la vita!

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Miss Ironia e il Linfoma di Hodgkin

Quando scopri di avere un tumore hai la sensazione di staccarti dal corpo, è come se qualcosa che pensi non possa mai toccarti è invece lì seduto davanti a te che ti fissa. Ti senti persa, confusa. Ma dopo una settimana dalla diagnosi di Linfoma realizzai che non avevo molto altro tempo per disperarmi. Ho preso per mano Miss Ironia e mi sono armata di taccuino, per annotare tutte le cose buffe che mi succedevano, in sala di attesa per la TAC o per la PET, prima della chemio.  Perché solo le persone che hanno sofferto molto sono altrettanto capaci di ridere fino alle lacrime. 

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La mia vittoria contro il Sig. Non Hodgkin

Mi chiamo Vittoria, di nome e di fatto. Nel 2016, quando mio figlio aveva solo pochi giorni di vita, mi hanno diagnosticato un linfoma non Hodgkin. La mia paura più grande era quella di non poterlo vedere crescere. Di natura sono una persona positiva e determinata e ho deciso di aggrapparmi a queste mie doti per affrontare al meglio un mostro senza volto che cercava di togliermi il sorriso. e ce l'ho fatta. A settembre mio figlio andrà in prima elementare e grazie alla ricerca io potrò essere lì con lui. Non arrendetevi mai, continuate a gridare anche se avete solo un filo di voce.

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Claudio e il Linfoma, storia di una scalata in vetta

Nel 2017 il mio sogno era scalare l'Everest. Oggi, dopo tre anni di chemio, il trapianto e tanti momenti difficili superati con l'aiuto della mia famiglia e della mia compagna, posso dire che non rincorro più gli 8.000 perché il mio 8.000 l’ho scalato: a 100 giorni dall'uscita dalla camera sterile ho ripreso in mano la mia vita.

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Una nuova vita oltre la mielofibrosi

Un anno fa ho effettuato un trapianto dopo 20 anni di lotta contro una Mielofibrosi. È stata dura e sono consapevole di essere ancora una paziente fragile ma grazie a mia figlia, che mi ha donato il suo midollo, sto vivendo una nuova vita. Qualcuno diceva che la vita è come un mare in tempesta ma rimane comunque meravigliosa se riusciamo a dare valore alle piccole cose, quelle cha ci rendono felici. Un abbraccio, una parola di conforto o un sorriso non hanno mai prezzo.

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Tornare a vivere

Quando avevo 8 anni mi hanno diagnosticato un Linfoma e ho passato 8 mesi in ospedale, alcuni giorni senza riuscire ad alzarmi dal letto per le conseguenze delle cure. Ricordo ancora tutto di quel periodo, le infermiere i dottori e gli altri bambini ricoverati. Grazie alla Ricerca e all'amore dei miei genitori sono guarito e oggi voglio raccontare la mia storia per ricordare a tutti che dobbiamo sostenere la lotta ai tumori del sangue, perché molte persone possono essere ancora salvate e vivere la vita che sto vivendo io oggi

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La storia di un medico che diventa paziente

Mi chiamo Carlo, sono medico ma voglio raccontarvi la mia storia di paziente. Nel 2011 mi è stata diagnosticata una MGUS che nel 2014 è diventata in una Macroglobulinemia di Waldentrom. La mia prima reazione è stata di smarrimento e paura, non fa nessuna differenza essere laureati in medicina, siamo tutti uguali davanti alla malattia. Ma oggi sto bene, ho una vita normale e vorrei darvi un messaggio di speranza: non arrendetevi, la scienza sta facendo passi da gigante. Io ne sono la prova.

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Non dovete spaventarvi, qualsiasi cosa accada

Nel 2021 mi è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta. Il percorso è stato duro: ero dimagrito 14 Kg e avevo perso i capelli, però mi è arrivata una forza che non saprei descrivere. Non potevo deludere le persone che amavo e soprattutto volevo conoscere mia figlia, che ancora non era nata. Oggi a 5 mesi dal trapianto sono una persona nuova e voglio dirvi di non spaventarvi, queste sfide si possono vincere. E agli altri vorrei ricordare l’importanza di donare il midollo, che mi ha salvato la vita!

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