Cos’è il mieloma multiplo?
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che nasce dalle plasmacellule, cellule del sistema immunitario che producono anticorpi.
Nel mieloma, alcune plasmacellule subiscono una trasformazione, si moltiplicano in modo incontrollato nel midollo osseo e producono in gran quantità un anticorpo alterato (chiamato proteina monoclonale o “M”), il cui accumulo può indebolire le ossa, causare anemia, problemi ai reni e aumentare il rischio di infezioni.
Oggi però il mieloma è sempre più gestibile a lungo termine grazie alla ricerca che negli anni ha sviluppato terapie molto efficaci permettendo a molti pazienti di vivere a lungo e con una buona qualità di vita.
In alcuni casi si parla già di remissioni profonde e durature.
Come si sviluppa?
Il mieloma fa parte delle gammopatie monoclonali, condizioni in cui una plasmacellula produce una proteina anomala.
Il suo sviluppo è spesso preceduto da due condizioni:
gammopatia monoclonale di significato incerto (MGUS), una condizione benigna;
mieloma smoldering (SMM), ovvero una forma asintomatica ma con il rischio che evolva in mieloma sintomatico.
Il mieloma viene diagnosticato quando, oltre alla presenza della proteina monoclonale e di plasmacellule nel midollo, compaiono segni di danno d’organo secondo i cosiddetti “criteri CRAB”, che sta per:
Calcio elevato
Renal impairment (insufficienza renale)
Anemia
Bone lesions (lesioni ossee)
Quanto è frequente?
Colpisce soprattutto persone sopra i 65 anni e rappresenta circa il 10–15% di tutti i tumori del sangue. Grazie alla ricerca e alla scoperta di nuovi trattamenti innovativi, negli ultimi 20 anni la sopravvivenza è migliorata in modo significativo, permettendo un controllo duraturo della malattia e la riduzione del rischio di ricaduta. La possibilità di ottenere remissioni profonde aumenta soprattutto se si viene trattati precocemente.
Come si diagnostica e come si valuta la prognosi?
Il mieloma multiplo spesso viene scoperto “per caso” durante analisi di routine, perché nelle fasi iniziali può non dare sintomi.
La diagnosi generalmente si basa sui risultati ottenuti mediante:
esami del sangue e delle urine;
biopsia del midollo osseo;
esami radiologici (PET-TC, risonanza o TC total body).
Questi esami non servono solo a rilevare la malattia, ma anche a verificare eventuali danni agli organi, come le ossa o i reni. Inoltre, oggi non si valuta solo la presenza della malattia, ma anche il suo profilo biologico e genetico, che aiuta a scegliere la terapia più adatta.
Questi test vengono anche effettuati per valutare la risposta al trattamento, come per esempio il raggiungimento della cosiddetta malattia minima residua (MRD) negativa, ovvero l’assenza di cellule rilevabili anche con sistemi molto sensibili, che è associata alla riduzione del rischio di ricaduta nel tempo.
Come si arriva alla diagnosi di mieloma?
Per confermare il mieloma sono necessari alcuni esami che permettono di:
verificare la presenza della proteina anomala nel sangue o nelle urine;
valutare quante plasmacellule sono presenti nel midollo osseo;
controllare se ossa, reni o altri organi sono stati coinvolti.
Questi accertamenti permettono ai medici di avere un quadro completo della situazione e di stabilire lo stadio della malattia, scegliendo quindi la terapia più adatta.
Come si valuta quanto è aggressiva la malattia?
Non tutti i mielomi si comportano allo stesso modo. Oggi esistono strumenti che aiutano a determinare se la malattia progredisce lentamente o è più aggressiva, come per esempio i sistemi di valutazione dello stadio della malattia. Questa valutazione si basa su alcuni valori del sangue e su caratteristiche biologiche delle cellule del mieloma, come la presenza di alcune anomalie a livello del DNA che conferiscono un comportamento più aggressivo.
Informazioni importanti per scegliere la terapia più adatta fin dall’inizio.
Cosa significa “alto rischio”?
In alcuni casi il mieloma presenta caratteristiche che lo rendono più difficile da controllare. Questo non significa che non esistano cure efficaci, ma che il medico potrà proporre un trattamento più mirato e controlli più frequenti.
Oggi, grazie alle nuove terapie, anche molte forme considerate “ad alto rischio” possono essere trattate con buoni risultati.
Cos’è la malattia minima residua (MRD)?
Dopo la terapia, i medici possono misurare se nel corpo sono rimaste cellule malate, anche invisibili agli esami tradizionali.
Quando non vengono più rilevate, si parla di MRD negativa, segnale molto positivo perché indica una risposta profonda al trattamento e si associa a risultati migliori nel tempo.
L’importanza delle condizioni generali
Per stabilire la prognosi, oltre alle caratteristiche della malattia, si valutano anche:
età;
stato di salute generale;
presenza di altre malattie concomitanti.
Questo permette di adattare le cure in modo personalizzato, puntando sempre a mantenere la migliore qualità di vita possibile.
Come si cura il mieloma multiplo oggi?
La cura del mieloma multiplo è oggi molto più efficace rispetto al passato.
Il trattamento viene scelto dall’ematologo in base a:
età e condizioni generali del paziente;
caratteristiche della malattia;
presenza di eventuali fattori di rischio.
Nella maggior parte dei casi si utilizzano combinazioni di più farmaci perché insieme lavorano in modo più efficace.
I principali tipi di terapie sono:
farmaci immunomodulanti (come lenalidomide o pomalidomide);
inibitori del proteasoma (come bortezomib o carfilzomib);
farmaci cortisonici (come il desametasone);
anticorpi monoclonali (come daratumumab, isatuximab o elotuzumab);
farmaci che inducono la morte delle cellule malate (come selinexor);
in alcuni casi, trapianto autologo di cellule staminali.
Negli ultimi anni sono arrivate terapie innovative come le CAR-T e gli anticorpi bispecifici, che hanno aperto nuove possibilità anche nelle fasi più avanzate della malattia.
Quale trattamento può ricevere una persona a cui è appena stato diagnosticato il mieloma?
Quando il mieloma viene diagnosticato si inizia con una combinazione di farmaci, detta terapia di induzione. Spesso si utilizzano 3 o 4 medicinali insieme, per esempio:
anticorpi monoclonali come daratumumab o ixatuximab;
un inibitore del proteasoma come bortezomib;
un farmaco immunomodulante come lenalidomide;
desametasone, un farmaco cortisonico.
Queste combinazioni permettono di ottenere risposte profonde in molti pazienti.
In alcune persone, soprattutto più giovani e in buone condizioni generali, può essere proposto il trapianto autologo di cellule staminali, che aiuta a prolungare la durata della risposta. In questo caso si effettuano da 4 a 6 cicli di terapia di induzione e poi si procede con la raccolta delle cellule staminali. Uno o due giorni prima del trapianto è prevista la cosiddetta terapia di condizionamento, un trattamento a base del chemioterapico melfalan ad alte dosi che serve a eliminare quante più cellule tumorali possibili, eventualmente rimaste dopo la terapia di induzione, e a “creare spazio” nel midollo osseo per le cellule staminali che il paziente sta per ricevere con il trapianto. In questo modo, le cellule staminali potranno attecchire nel midollo osseo e iniziare a produrre cellule del sangue sane, come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Se il paziente ha ricevuto solo 4 cicli di terapia di induzione prima del trapianto, il medico potrebbe scegliere di procedere con i due restanti successivamente al trapianto (la cosiddetta terapia di consolidamento).
Dopo il trapianto si continua poi con una terapia di mantenimento, più leggera, per mantenere la malattia sotto controllo a lungo.
Se il paziente non è idoneo a ricevere il trapianto, la terapia prevede una combinazione di 2-4 farmaci, a seconda delle condizioni del paziente.
Cosa si fa se la malattia si ripresenta?
Il mieloma può ripresentarsi nel tempo e quando accade, esistono diverse opzioni per intervenire.
Nuove combinazioni contenenti, oltre ai farmaci già citati:
farmaci in grado di indurre la morte delle cellule malate (es. selinexor);
anticorpi farmaco-coniugati (es. belantamab mafodotin);
anticorpi monoclonali (es. elotuzumab, daratumumab, ixatuximab);
terapie cellulari CAR-T, che modificano alcune cellule immunitarie del paziente per renderle capaci di riconoscere e attaccare il mieloma;
anticorpi bispecifici (es. elranatamab, teclistamab, e talquetamab), che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule malate.
Queste terapie innovative hanno mostrato risultati molto incoraggianti, anche in pazienti già trattati più volte.
Come gestire le complicanze?
La cura non riguarda solo il tumore, ma anche gli effetti che può causare.
Per questo possono essere utilizzati:
farmaci per proteggere le ossa;
terapie per l’anemia;
trattamenti per proteggere i reni;
misure per prevenire le infezioni.
L’obiettivo è sempre duplice: controllare la malattia e mantenere la migliore qualità di vita possibile.
Cosa significa convivere con il mieloma oggi?
Oggi il mieloma multiplo è sempre più spesso una malattia con cui si può convivere nel tempo.
Grazie alle terapie moderne, molte persone ottengono risposte profonde e possono mantenere una buona qualità di vita per anni.
Il percorso non riguarda solo la cura del tumore, ma anche:
la gestione dei sintomi;
la prevenzione delle complicanze;
il benessere fisico ed emotivo.
Perché devono essere fatti controlli regolari?
Durante e dopo le terapie si effettuano controlli periodici per:
monitorare la risposta;
intercettare eventuali segnali precoci di ripresa;
intervenire tempestivamente se necessario.
Questo permette di mantenere la malattia sotto controllo nel modo più efficace possibile.
Come si possono proteggere gli altri organi?
La gestione delle complicanze è parte integrante della cura dal momento che mieloma può coinvolgere diversi organi. Ma fortunatamente esistono terapie di supporto per:
rafforzare le ossa, prevenendo quindi danni e fratture;
prevenire infezioni;
trattare l’anemia;
proteggere la funzionalità dei reni.
Come possono essere controllati gli effetti collaterali?
Le terapie moderne sono generalmente meglio tollerate rispetto al passato.
Quando compaiono effetti collaterali, il team medico può:
modificare le dosi;
cambiare combinazione terapeutica;
prescrivere farmaci di supporto.
L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra efficacia e qualità di vita.
L’importanza del benessere psicologico
Ricevere una diagnosi di mieloma può generare paura, incertezza e stress: per questo è importante confrontarsi con il proprio medico, coinvolgere familiari e caregiver e, quando necessario, chiedere supporto psicologico.
Prendersi cura della dimensione emotiva fa parte della terapia tanto quanto i farmaci per tenere sotto controllo la malattia.
Attività quotidiana e stile di vita
Nonostante le terapie e la presenza della malattia, molte persone riescono a continuare attività lavorative (quando possibile), coltivare i propri hobby, mantenere relazioni sociali e fare attività fisica moderata grazie a piccoli accorgimenti nello stile di vita che possono aiutare a sentirsi più forti e attivi e affrontare meglio le terapie.
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