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Linfomi: chemioterapia e radioterapia si useranno sempre meno

Leggi l'intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Prof. Maurizio Martelli
Professore Associato di Ematologia Università di Roma Sapienza

 

Prof. Martelli conferenza stampaProf. Martelli, la ricerca ha fatto grandi passi avanti per la cura dei linfomi, oggi importanti evidenze arrivano dall’immunoterapia. Quali sono i vantaggi per i pazienti?

I Linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata del linfocita, che possono essere suddivisi in due gruppi: Linfoma di Hodgkin e Linfoma non Hodgkin. La scelta del tipo di terapia dipende dal tipo istologico e da diversi fattori come lo stadio del tumore ematologico, l'età del paziente e le sue condizioni di salute generali. Di norma la terapia è una combinazione di chemio-immunoterapia, in particolare per i Linfomi non Hodgkin. Come terapia di consolidamento può essere impiegata la radioterapia.
I recenti progressi nella biologia di queste patologie hanno permesso di sviluppare diversi farmaci intelligenti mirati, come per esempio gli anticorpi monoclonali e farmaci biologi diretti verso particolari alterazioni specifiche della cellula del linfoma.
Se la malattia non risponde al trattamento o se si ripresenta dopo la terapia iniziale, è possibile ricorrere al trapianto di cellule staminali autologo o allogenico.

Che cosa possiamo aspettarci dal futuro della ricerca per questo tipo di tumori?

Per i Linfomi non Hodgkin la combinazione di rituximab e chemioterapia ha migliorato del 20% la prognosi dei pazienti. Allo stato attuale circa il 60% dei pazienti affetti da Linfoma non Hodgkin aggressivi a grandi cellule B può guarire definitivamente con la combinazione di chemioimmunoterapia. Nel futuro dobbiamo aumentare questa percentuale di guarigione e cercare di trovare nuove terapie per i pazienti che hanno una malattia recidivante o refrattaria al trapianto di cellule staminali. Per questi pazienti ci aspettiamo molto dai nuovi farmaci biologici e dall’impiego della immnunoterapia cellulare (Car-T cell).


Come pensa che potranno cambiare i paradigmi terapeutici per la cura dei linfomi?

La ricerca sta procedendo in modo spedito ed è particolarmente attiva nel campo dell’immunoterapia. Ottimi segnali stanno arrivando da diverse molecole in fase avanzata di sperimentazione e dall’impiego della immunoterapia cellulare.
La chemioterapia e la radioterapia saranno sempre meno utilizzate e si otterranno migliori risultati per la sopravvivenza dei pazienti.

LINFOMI

Rappresentano un tumore che interessa il sistema linfatico. Ha origine nelle cellule linfoidi (linfociti T e B), si manifesta in particolare nei tessuti linfatici come linfonodi e milza. Il sistema linfatico è deputato a controllare e difendere l’organismo da agenti esterni e quindi dalle infezioni batteriche e virali. I linfomi possono essere suddivisi principalmente in due gruppi:
Linfoma di Hodgkin, dovuto alla trasformazione dei linfociti B. Il linfoma di Hodgkin si può sviluppare in diversi organi, molto spesso prende origine dai linfonodi nella parte alta del corpo (collo, torace e ascella ). Nel 2017 in Italia le persone colpite sono state circa 1.200 uomini e 1.000 donne. Le classi di età maggiormente a rischio sono: i giovani adulti tra i 20 e i 30 anni e gli anziani oltre i 70 anni.
Linfoma non Hodgkin, attualmente sono classificati più di 40 tipi di linfoma non Hodgkin a cui corrispondono diversi andamenti clinici, prognosi e terapie. Possono essere coinvolti entrambi i tipi di linfociti e dunque avere linfomi non Hodgkin a cellule B e T. Si possono sviluppare nei linfonodi, ma anche in organi extra linfatici come stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale. Colpiscono in genere la popolazione adulta e anziana (età media 60 anni) e in Italia nel 2017 le persone colpite sono state circa 8.300 uomini e 6.200 donne.

Bibliografia
1.AIOM-CCM-AIRTUM I numeri del Cancro in Italia 2017 - Intermedia editore AIOM AIRTUM

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